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Le intercettazioni telefoniche nell’attività investigativa

24 Dicembre 2018 | Autore: AVV. GIUSEPPINA STEFANIA FALCONE


Le intercettazioni telefoniche nell’attività investigativa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Dicembre 2018



Cosa sono le intercettazioni telefoniche utilizzate nell’attività investigativa.

Vuoi sapere come fanno gli organi inquirenti che svolgono le indagini a trovare le prove che servono a sostenere l’accusa di chi è indagato per aver commesso un reato? Cosa sono le intercettazioni telefoniche nell’attività investigativa? Vuoi sapere a cosa servono, da chi vengono autorizzate e come vengono fatte? In questo articolo ti spiegherò in cosa consiste lo strumento delle intercettazioni telefoniche e qual è la disciplina che le regola.

Cosa sono le intercettazioni telefoniche e quali norme le disciplinano

Nel procedimento penale è ammesso che gli organi inquirenti, durante la fase delle indagini, per la ricerca dei mezzi di prova riguardo all’ accusa di una persona indagata per aver commesso un reato, possono utilizzare lo strumento delle intercettazioni telefoniche nell’attività investigativa, attraverso le quali si viene a conoscenza dello scambio di comunicazioni tra due o più persone che avvengono per mezzo del telefono.

Gli inquirenti, quindi, nei casi stabiliti dalla legge, possono procedere ad effettuare le intercettazioni telefoniche che rappresentano un mezzo di ricerca della prova invasivo della vita privata dei soggetti coinvolti nelle indagini in quanto permettono di poter ascoltare e registrare tutte le conversazioni di una persona e di conseguenza di coloro i quali hanno rapporti con la stessa.

Gli ascolti di tali conversazioni telefoniche vengono effettuate personalmente dal pubblico ministero, avvalendosi della collaborazione di ufficiali della polizia giudiziaria i quali informano lo stesso con annotazioni sui contenuti delle comunicazioni telefoniche; presso l’ufficio del pubblico ministero vengono annotati in un apposito registro riservato, i decreti che dispongono, autorizzano, convalidano e prorogano le intercettazioni, secondo un ordine cronologico e, per ciascuna intercettazione individuata da un numero progressivo, verrò annotato l’inizio e il termine dell’operazione.

La disciplina di tale mezzo di prova è contenuta in alcuni articoli del codice di procedura penale [1] con i quali il legislatore ha previsto quali sono i procedimenti penali dove è possibile procedere alle intercettazioni telefoniche e indicando per quali reati specifici.

In tali articoli è previsto che l’autorizzazione all’utilizzo di tale mezzo di ricerca della prova possa essere richiesta per:

  1. reati non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni;
  2. reati contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni;
  3. reati che riguardano sostanze stupefacenti o psicotrope;
  4. reati che riguardano le armi e le sostanze esplosive;
  5. reati di contrabbando;
  6. reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone per mezzo del telefono;
  7. reati di pornografia minorile, anche se realizzati con immagini virtuali o con adescamento di minori;
  8. reati di commercio di sostanze alimentari nocive, contraffazione e uso di marchi o segni distintivi oppure di brevetti così come l’introduzione nello Stato italiano e il commercio di prodotti falsi, il reato di frode nell’esercizio del commercio, la vendita di sostanze non genuine come se fossero genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazione di prodotti agroalimentari.
  9. reato di stalking.

Chi autorizza le intercettazioni telefoniche e come vengono fatte

Per poter procedere a dette intercettazioni viene effettuata la richiesta da parte del pubblico ministero al giudice per le indagini preliminari ed è quest’ultimo che deve concedere la sua autorizzazione. Tale richiesta può essere fatta soltanto quando vi sono gravi indizi di reato e se questo mezzo di ricerca della prova risulti essere assolutamente indispensabile per poter proseguire nelle indagini. Il decreto che concede l’autorizzazione, infatti, deve indicare le ragioni che la rendono necessaria per la prosecuzione dell’attività di indagine.

Ci sono anche dei casi urgenti nei quali non si può attendere che il Giudice per le indagini preliminari conceda tale autorizzazione e ciò avviene quando il ritardo di tempo può provocare un grave pregiudizio per le indagini stesse e, pertanto, le intercettazioni vengono disposte direttamente dal pubblico ministero con un decreto motivato che poi dovrà essere convalidato dal giudice in un secondo momento, ossia entro quarantotto ore dal provvedimento, e se questi non procederà per la convalida, le intercettazioni in corso si fermeranno e i risultati ottenuti fino a quel momento non potranno essere usati.

Le comunicazioni telefoniche che vengono intercettate vengono registrate ed è previsto dal codice di procedura penale che venga redatto un verbale di tali conversazioni dove, in modo sommario, viene trascritto il contenuto; una volta concluse le operazioni di intercettazione, entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni, le annotazioni, i verbali e le registrazioni vengono depositati dal pubblico ministero il quale provvede a formale un elenco di tutti gli elementi che sono stati raccolti e che servono come prova.

I difensori delle persone indagate vengono informati della facoltà di poter esaminare tale elenco e possono ascoltare le registrazioni in modo da rendersi conto dei flussi delle comunicazioni intercettate esistenti.

Tali intercettazioni telefoniche vengono poi acquisite al fascicolo delle indagini direttamente dal pubblico ministero quando si tratta dell’adozione di una misura cautelare. Negli altri casi, egli dovrà invece fare la richiesta di acquisizione delle conversazioni al giudice entro 5 giorni dal loro deposito, dando contestualmente comunicazione anche ai difensori dei soggetti indagati. Questi ultimi, a loro volta, possono fare richiesta al giudice che vengano acquisite altre intercettazioni che ritengono siano rilevanti e che non sono state incluse nell’elenco formato dal pubblico ministero oppure possono chiedere, in favore dei loro assistiti sottoposti ad indagine, che vengano eliminate quelle intercettazioni che non sono utilizzabili o che sono vietate.

Una volta presentate tali richieste da parte del pubblico ministero e dei difensori, il giudice dovrà decidere entro cinque giorni con un’ordinanza sull’acquisizione o meno delle conversazioni che sono state indicate dalle parti e, da qual momento, viene meno il segreto sugli atti e i verbali di quelle intercettazioni che vengono acquisite. Tutte le altre intercettazioni vengono conservate in un archivio riservato del pubblico ministero e restano coperte da segreto.

In definitiva quindi le intercettazioni che vengono ritenute utili e che quindi che vengono acquisite dal giudice verranno utilizzate nel corso del procedimento penale al quale è sottoposta la persona imputata per aver commesso un reato.

Per quanto riguarda l’utilizzo di tali intercettazioni in altri procedimenti diversi da quelli per i quali le stesse erano state disposte, in linea generale ciò non è consentito; si fa eccezione nel caso in cui si tratti di dover accertare dei reati per i quali è previsto come obbligatorio l’arresto in flagranza di reato e, pertanto, in questo caso, sarebbero indispensabili le intercettazioni già esistenti in quanto impossibile poterne fare altre.

Le intercettazioni telefoniche a seguito della riforma del 2017

Di recente, nel 2017, è stata approvata dal Parlamento italiano la riforma del processo penale, cosiddetta riforma Orlando, che ha disciplinato nello specifico alcuni argomenti tra i quali anche quello delle intercettazioni; il decreto di attuazione di tale riforma è stato, però, rinviato al 31 marzo del 2019.

In particolare, la riforma delle intercettazioni [2] si occupa di fornire nuove indicazioni riguardo ai momenti più importanti delle intercettazioni e quindi il momento della loro acquisizione, quello della loro diffusione e infine quello della divulgazione delle stesse.

La riforma Orlando pone l’attenzione sulla tutela della privacy e sulla tutela della riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone che vengono coinvolte in maniera occasionale e di quelle conversazioni che non sono rilevanti dal punto di vista penale; inoltre la stessa riforma cerca di assicurare la tutela delle conversazioni che avvengono tra il difensore e la persona indagata  e che non possono quindi essere utilizzate.

Riguardo alla fase della registrazione delle comunicazioni intercettate e la redazione del verbale dove ne viene trascritto, anche in modo sommario, il contenuto, la riforma interviene e prevede il divieto di trascrizione, anche in maniere sommaria, di quelle comunicazioni o conversazioni che sono irrilevanti per le indagini sia per quanto riguarda il loro oggetto sia per i soggetti che sono coinvolti , così come prevede il divieto di trascrizione di quelle conversazioni telefoniche che, seppur rilevanti, riguardano dati personali sensibili; in questi casi, infatti, la riforma prevede che debba essere indicata soltanto la data, l’ora e il dispositivo su cui è intervenuta la registrazione.

Dalla medesima riforma è stata prevista un’udienza filtro tra il pubblico ministero e i difensori davanti al giudice per le indagini preliminari che serve per selezionare e valutare le intercettazioni che sono utilizzabili nel rispetto delle esigenze delle indagini svolte dagli inquirenti. La riforma ha introdotto delle indicazioni per la selezione delle conversazioni telefoniche che vengono intercettate con la previsione che quelle che non vengono utilizzate debbano essere destinate ad un archivio riservato e possano essere ascoltate e lette dal giudice e dal difensore senza che se ne possano fare copia fino a quando non verrà presa la decisione se esse siano rilevanti o meno.

Inoltre, è stato preso in considerazione un aspetto che riguarda i giornalisti e, a tal fine, è stato previsto un nuovo reato ossia quello della diffusione di registrazioni che vengono acquisite in modo fraudolento e con lo scopo di recare un danno alla reputazione altrui.

Diversamente, nel caso in cui tali registrazioni, come quelle telefoniche, siano inserite in un procedimento giudiziario o amministrativo o vengano usate per esercitare il diritto di difesa o quello di cronaca, la loro diffusione non sarà punita in quanto non verrà considerata reato.


Di AVV. GIUSEPPINA STEFANIA FALCONE

note

[1] Art. 266 e ss. cod. proc. pen. è contenuta nei legge

[2] co. n. 84 e 85 dell’art. introdotto dalla L. n.103 del 23.06.2017.


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