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Che diritti ha il sindacalista?

25 Dicembre 2018


Che diritti ha il sindacalista?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Dicembre 2018



Per dare particolare forza al principio di libertà sindacale, numerose leggi prevedono particolari diritti e tutele per chi svolge attività sindacale.

Uno dei principi riconosciuti dalla Carta Costituzionale è la libertà sindacale. La legge parte infatti dal presupposto che nel rapporto di lavoro il lavoratore è la parte più debole e viene, dunque, considerata positiva la tutela collettiva dei diritti e degli interessi dei lavoratori. Questa attività viene svolta tradizionalmente dai sindacati. Dire che esiste la libertà sindacale, tuttavia, non basta. Occorre che questo principio generale si traduca in una tutela reale di chi svolge attività sindacale nelle fabbriche e nelle aziende. I sindacalisti, infatti, potrebbero teoricamente subire delle discriminazioni proprio per il fatto che si dedicano all’attività sindacale. Da questa constatazione traggono origine tutte quelle norme che prevedono particolari tutele e particolari diritti in capo ai lavoratori che svolgono attività sindacale. Ma che diritti ha il sindacalista?

Che cos’è il sindacato?

I sindacati nascono alla fine dell’Ottocento. In questo periodo, noto come rivoluzione industriale, grandi masse di contadine si spostano verso la città dove vengono assunti nelle grandi fabbriche per fare gli operai. Non esiste ancora diritto del lavoro. Non esiste l’orario massimo di lavoro giornaliero, non esistono le ferie, non esiste lo stipendio minimo. Proprio per dare forza a tante debolezze individuali nasce il sindacato. Il sindacato, nel tempo, si è strutturato ed oggi possiamo definirlo un’associazione alla quale aderiscono i lavoratori per difendere e tutelare in forma collettiva i propri diritti e i propri interessi.

Che cos’è l’attività sindacale?

Le attività poste in essere dal sindacato, che vanno sotto il nome di attività sindacale, sono molteplici.

Innanzitutto il sindacato informa, raduna e mobilita i lavoratori. In questo senso i sindacati organizzano convegni, assemblee, presidi e diffondono materiale informativo. I sindacati che rappresentano un grande numero di dipendenti, inoltre, hanno conquistato nel tempo il riconoscimento dei datori di lavoro i quali hanno accettato di sedersi al tavolo con loro per discutere e disciplinare una serie di questioni legate ai rapporti di lavoro. E’ nata così la contrattazione collettiva ossia la stipulazione, da parte dei sindacati e dei datori di lavoro, di contratti collettivi con cui le parti decidono quali diritti vengono riconosciuti ai sindacati in azienda, quanto spetta ai dipendenti come paga minima, quali diritti riconoscere ai lavoratori in aggiunta a quelli di legge (si pensi alle ferie concesse in aggiunta a quelle minime previste dalla legge, oppure ai permessi retribuiti).

In altri casi i contratti collettivi vengono stipulati per prevedere forme di organizzazione del lavoro a livello aziendale. Si pensi ai contratti collettivi aziendali con cui le parti decidono come articolare l’orario di lavoro e le ferie, oppure ai contratti aziendali con cui le parti decidono quali sono gli obiettivi che i dipendenti devono raggiungere entro un certo termine e quale premialità l’azienda riconosce loro se questi obiettivi sono raggiunti (i cosiddetti premi di risultato o premi produzione).

Un’altra tipica attività sindacale è l’organizzazione dello sciopero [1] che la Costituzione riconosce come diritto del lavoratore. Lo sciopero si ha quando i lavoratori incrociano le braccia e non vanno a lavorare per protestare e far sentire la propria voce contro l’azienda. Ciò accade, ad esempio, quando non il sindacato conduce una battaglia per ottenere certi diritti nel contratto collettivo e la parte datoriale non cede nel riconoscerli; oppure quando in azienda si verifica un fatto di discriminazione per motivi sindacali, etc.

Che cos’è la libertà sindacale?

La libertà sindacale è un principio previsto nella nostra Costituzione [2].Nel periodo corporativo, durante il ventennio fascista, non esisteva la libertà sindacale in quanto tutti i dipendenti dovevano aderire all’unico sindacato esistente e legale e tutte le aziende dovevano iscriversi all’unica associazione datoriale riconosciuta.

La Costituzione ha affermato, al contrario, la libertà sindacale che significa, innanzitutto, che c’è libertà assoluta di costituire sindacati. I sindacati non sono altro che associazioni private, non riconosciute. Chiunque può dunque fondare un nuovo sindacato, creando una associazione non riconosciuta.

Non esistono sindacati di serie A e sindacati di serie B. Sarà la sigla sindacale a doversi conquistare, sul campo, la propria forza tesserando il maggior numero possibile di lavoratori e imponendosi, così, come forza rappresentativa e credibile agli occhi dei datori di lavoro e delle istituzioni.

Libertà sindacale significa anche che ogni lavoratore è libero di iscriversi al sindacato che preferisce, è libero di cambiare sindacato ed è ugualmente libero di non aderire a nessun sindacato.

Che diritti ha il sindacalista?

La libertà sindacale, per essere effettiva e non limitarsi ad essere una bella parola priva di valore pratico, deve essere accompagnata da una serie di tutele e di diritti per chi svolge concretamente attività sindacale in azienda. E’ evidente, infatti, che tale libertà verrebbe vanificata se le aziende potessero ostacolare in varie forme l’attività sindacale dei propri dipendenti.

Se, ad esempio, le aziende fossero lasciate libere di licenziare o assumere provvedimenti negativi contro i dipendenti attivi nel sindacato è chiaro che la libertà sindacale si farebbe friggere in quanto nessun dipendente, preoccupato di perdere il posto, si iscriverebbe al sindacato. Per questo le leggi e, in particolare, lo Statuto dei lavoratori riconoscono al sindacalista una serie di tutele e di diritti che vediamo di seguito.

Divieto di indagini sulle opinioni dei lavoratori

Lo Statuto dei lavoratori vieta [3] al datore di lavoro, sia ai fini dell’assunzione che nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore. Potrebbe, altrimenti, accadere che prima di assumere un dipendente l’azienda si informi sulla sua affiliazione sindacale e ciò renderebbe vano il principio di libertà sindacale.

Diritto di associazione e di attività sindacale

Lo Statuto dei lavoratori riconosce [4] a tutti i lavoratori il diritto, all’interno dei luoghi di lavoro, di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale.

Divieto di atti discriminatori

Lo Statuto dei lavoratori stabilisce [5] che qualsiasi atto assunto dal datore di lavoro (ad esempio, un cambio di mansioni, un trasferimento, una modifica del contratto di lavoro, il licenziamento) che costituisce di fatto una ritorsione o una discriminazione per l’attività sindacale svolta dal dipendente deve essere considerato nullo. In particolare si considera nullo qualsiasi patto od atto diretto a:

  • subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
  • licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.

Divieto di costituire o finanziare sindacati di comodo

Lo Statuto dei lavoratori vieta [6] ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori. I sindacati, infatti, devono nascere dalla volontà dei lavoratori ed essere liberi.

Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali

L’azienda potrebbe decidere di trasferire un sindacalista in un’altra sede per ostacolare lo svolgimento di attività sindacale. Proprio per evitare questo, lo Statuto dei Lavoratori prevede che [7] i dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali e i candidati e membri di commissione interna possono essere trasferiti dalla loro sede di lavoro solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza.

Per fare un esempio, se la CGIL ha nella sede produttiva di Milano della società una rappresentanza sindacale aziendale e l’azienda vuole trasferire il sindacalista che fa parte della rappresentanza sindacale aziendale da Milano a Monza dovrà, prima, chiedere il nulla osta alla segreteria provinciale della CGIL. Senza nulla osta, non si potrà disporre il trasferimento.

La necessità di ottenere il nulla osta vale fino alla fine del terzo mese successivo a quello in cui è stata eletta la commissione interna per i candidati nelle elezioni della commissione stessa e sino alla fine dell’anno successivo a quello in cui è cessato l’incarico per tutti gli altri.

Diritto ai permessi retribuiti e non retribuiti

Lo Statuto dei lavoratori prevede [8] che i dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto, per svolgere il loro incarico sindacale, a permessi retribuiti e a permessi non retribuiti.

I permessi retribuiti sono, almeno, pari a un’ora all’anno nelle aziende con meno di 200 dipendenti e almeno pari a 8 ore al mese nelle aziende fino a 3000 dipendenti.

In ogni caso il numero di ore di permesso retribuiti riconosciuto ai sindacalisti è di solito previsto nel contratto collettivo di lavoro. Inoltre, i sindacalisti che fanno parte delle rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto a permessi non retribuiti per la partecipazione a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale, in misura non inferiore a otto giorni all’anno.

Diritto ai permessi per i dirigenti provinciali e nazionali

Lo Statuto dei lavoratori prevede [9] che i componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni sindacali hanno diritto a permessi retribuiti, secondo le norme dei contratti di lavoro, per la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti. E’ il caso, ad esempio, di un dipendente che faccia parte della segreteria nazionale o provinciale della Cgil, della Cils o della Uil. Il numero di permessi è stabilito direttamente nei contratti collettivi di lavoro.

Aspettativa dei lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali

I lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali possono, a richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato [10].

L’aspettativa è una sorta di “congelamento” del posto di lavoro. Il dipendente ha diritto a riprendere il proprio posto una volta terminato l’incarico sindacale. Nel mentre, non riceve lo stipendio dal datore di lavoro ma dall’associazione sindacale in base alle regole interne del sindacato.

note

[1] Art. 40 Cost.

[2] Art. 39 Cost.

[3] Art. 8 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[4] Art. 14 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[5] Art. 15 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[6] Art. 17 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[7] Art. 22 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[8] Artt. 23 e 24 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[9] Art. 30 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).

[10] Art. 31 Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970).


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