Diritto e Fisco | Articoli

Spese legali: cosa sono e chi le paga

25 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Dicembre 2018



Qual è la differenza tra spese legali e spese processuali? Chi paga le spese di giudizio? Cos’è il principio di soccombenza? A cosa serve il gratuito patrocinio?

La giustizia italiana non solo è particolarmente lenta, ma anche costosa: far valere i tuoi diritti in tribunale significa, di solito, dover sostenere un esborso iniziale di denaro che solamente al termine della causa, forse, se risulterai vittorioso, ti verrà rimborsato. Ti faccio un esempio: hai dato in locazione un tuo appartamento ad una persona che, dopo un po’, non ti ha corrisposto più i canoni pattuiti; gli hai detto di andarsene ma lui non vuole saperne, continuando a vivere nella tua casa gratuitamente. Pensi sia facile mandarlo via? La legge ti chiede di anticipare le spese di giustizia, oltre a quelle del tuo avvocato; ottenuta la convalida dal giudice, deve provvedere a notificargli ordinanza, precetto, sfratto e, se hai intenzione di recuperare anche il fitto non pagato, il decreto ingiuntivo. Nove volte su dieci, il debitore precettato non ha una lira (o un euro, o una sterlina: il concetto è lo stesso): questo significa che non riuscirai a cavare un ragno da un buco dalla procedura esecutiva che muoverai nei suoi confronti. Morale della favola: se sei fortunato, otterrai dopo mesi il tuo appartamento, rimettendoci spese processuali e legali. Purtroppo le spese di giudizio e quelle dell’avvocato sono sempre dovute, a meno che tu non abbia un reddito basso: secondo la legge, puoi accedere al patrocinio a spese dello Stato se il tuo reddito annuo non supera la soglia pari a 11.493,82 euro, costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia. In questo caso, non solo l’avvocato te lo paga lo Stato, ma anche tutte le spese di giustizia (marche da bollo, contributi unificati, costi di notifica) sono esenti. Al di fuori di questa ipotesi, dovrai anticipare tutto tu, anche se hai ragione da vendere. Ma perché la giustizia è così cara? Perché l’ordinamento vuole che tu faccia ricorso in tribunale solamente quando è proprio indispensabile, scoraggiandoti in tutti gli altri casi. Anche per questa ragione si sono moltiplicate le ipotesi di ricorso obbligatorio alla mediazione stragiudiziale e alla conciliazione per mezzo degli avvocati: le aule dei tribunali sono assediate dai fascicoli, e uno dei modi studiati per alleggerire il carico è quello di evitare quanto più possibile che la gente chieda di fare una causa. Si tratta di una scelta discutibile, per certi tratti incostituzionale, ma è così: se vuoi adire il tribunale, devi pagare. I costi che devi sostenere possono essere divisi in spese processuali (o di giudizio) e in spese legali: ed infatti, sebbene spesso vengano utilizzate come sinonimi, in realtà le spese legali sono diverse da quelle di giudizio. Qual è la differenza? Si devono pagare sempre? Se cerchi risposta a questi interrogativi, oppure se quello che hai letto sopra ti interessa in quanto appassionato di diritto, allora prosegui nella lettura di questo articolo: ti spiegherò cosa sono e chi paga le spese legali.

Spese legali: cosa sono?

Cominciamo a capire cosa sono le spese legali. È presto detto: per spese legali si intendono quelle che devi pagare al tuo avvocato. Le spese legali, in altre parole, costituiscono la parcella del difensore. Da tanto derivano importanti conseguenze; te le elenco brevemente:

  • innanzitutto, le spese legali possono essere pattuite tra il cliente e il suo avvocato: questo significa che non sono fisse, ma differiscono a seconda della complessità dell’incarico, delle pretese dell’avvocato, delle esigenze del cliente; ecc.;
  • la legge determina i cosiddetti parametri forensi, cioè quelli entro i quali la parcella dell’avvocato deve contenersi nel caso in cui manchi un accordo scritto con il cliente;
  • in assenza di consenso scritto, le spese legali (cioè, l’onorario) possono essere contestate dal cliente, quando esorbitanti o troppo esose.

Spese processuali: cosa sono?

Mentre le spese legali rappresentano i costi che il cittadino deve sopportare per farsi assistere da un avvocato, le spese processuali (o spese di giudizio o spese di lite) sono quelle legate alla giustizia. Cosa significa? Vuol dire che le spese processuali sono fissate in maniera precisa dalla legge e rappresentano il costo della macchina giudiziaria. Devi considerare, infatti, che ogni processo rappresenta una spese per le casse dello Stato, spesa determinata dall’impiego di uomini, macchine, luoghi, mezzi, ecc. Qualcuno deve pagare questi costi, e quel qualcuno è colui che decide di “disturbare” la giustizia.

Pertanto, nel concetto di spese processuali rientrano, tra gli altri: le marche da bollo necessarie per gli adempimenti di cancelleria (copie conformi, ecc.); i contributi unificati da versare quando si iscrive a ruolo una causa; le spese di notifica, cioè quelle da sostenere quando ci si reca dagli ufficiali giudiziari per notificare correttamente un atto alla controparte.

Spese legali e spese processuali: differenze

Da quanto detto sinora capirai facilmente quali sono le principali differenze tra spese legali e spese di lite (o processuali): le prime sono “private”, nel senso che sei tenuto a darle al tuo avvocato secondo quanto pattuito con lui; le seconde, invece, devi versarle allo Stato. Queste ultime, poi, sono in genere predeterminate, nel senso che esistono apposite tabelle che ti dicono quanto devi pagare per iscrivere a ruolo una causa di un determinato valore, quando devi per chiedere le copie in cancelleria, quanto occorre per le spese di notifica, ecc.

Le spese legali sono sì indicate nei cosiddetti parametri forensi, ma questi prevedono scaglioni variabili a seconda della difficoltà della controversia, del numero di parti in causa, delle trasferte, ecc. Inoltre, i parametri forensi possono sempre essere derogati dall’accordo intervenuto tra assistito e avvocato.

Spese legali e spese processuali: chi le paga?

Mi sembra quasi inutile dire, a questo punto, che sia le spese legali che quelle processuali devi pagarle tu, se decidi di andare in tribunale per primo. Cioè: anche se sei creditore di determinate somme di danaro e hai tutte le ragioni di questo mondo a volerle dietro, dovrai essere tu a fare il primo passo, cioè a bussare alla porta della giustizia per chiederle che riconosca il tuo sacrosanto diritto alla restituzione (eventualmente maggiorata degli interessi). Il punto è che, secondo la legge, chi fa la prima mossa si sobbarca le spese, salvo la possibilità, poi, di recuperarle nel caso di esito vittorioso. Su questo punto dobbiamo soffermarci.

Spese legali e processuali: quando non si pagano?

Finora hai letto quasi due pagine di notizie catastrofiche: la giustizia è lenta, è costosa, quasi mai ti dà soddisfazione e, quando ciò accade, ci hai rimesso comunque un mucchio di soldi. Attenzione: in fondo al tunnel si vede una luce. Ci sono due casi in cui non devi pagare le spese legali né quelle processuali: per essere più precisi, c’è un’ipotesi in cui non devi pagarle proprio sin dall’inizio, e un’altra in cui devi pagarle, ma ti verranno restituite. Vediamo quali sono le due circostanze.

Spese legali: cos’è il gratuito patrocinio?

Come anticipato nell’introduzione, se il tuo reddito non supera la soglia stabilita dalla legge hai diritto a un avvocato pagato dallo Stato; non solo: non devi nemmeno pagare le spese processuali, perché anche queste ti verranno risparmiate. Il gratuito patrocinio (o meglio, il patrocinio a spese dello Stato) è una specie di scudo che protegge tutti coloro che non sono abbienti e che, pertanto, se dovessero sopportare tutti i costi della giustizia, praticamente non potrebbe mai ottenere tutela in tribunale.

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro. Se l’interessato convive con il coniuge, l’unito civilmente o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante. Eccezionalmente, si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi.

Spese legali: cos’è la soccombenza?

Come ricordato più volte nel corso di questo articolo, sia le spese legali che quelle processuali sono anticipate da chi per primo fa ricorso al tribunale; poiché, però, colui che intraprende le vie legali, normalmente, vuole far valere un suo diritto leso, sarebbe ingiusto che tali costi non gli venissero rimborsati se il giudice decidesse a suo favore. Proprio questo dice la legge: il giudice, con la sentenza con cui decide, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.

Si tratta del principio della soccombenza, in ragione del quale colui che ha dato motivo di adire la giustizia deve pagare ogni spesa, anche quelle sostenute dalla controparte che, in pratica, si è vista costretta a ricorrere in tribunale per via della condotta del soccombente. Quindi, se hai un credito e vuoi recuperare quanto ti spetta, sappi che il sacrificio economico iniziale che ti è stato richiesto verrà recuperato nel caso in cui risulterai vittorioso: il giudice, infatti, non soltanto condannerà l’altra parte a rifonderti le spese di giustizia, ma è probabile che gli accolli anche le spese del tuo legali, nella misura stabilita in sentenza.

Spese legali: quando non c’è rimborso?

La legge prevede dei casi in cui il rimborso delle spese legali è escluso, in tutto o in parte, nonostante il giudice ti abbia dato ragione. Una prima ipotesi si ha nel caso in cui tu abbia rifiutato l’offerta economica che la controparte ti ha fatto per chiudere il giudizio. Mettiamo che tu sia stato tamponato mentre eri incolonnato nel traffico; poiché non raggiungete un accordo, ti vedi costretto ad andare in tribunale. Nelle more del processo, la controparte capisce che, andando avanti, perderà il giudizio e ti propone, anche a mezzo del suo avvocato, un accordo economico. Tu lo rifiuti perché lo ritieni insoddisfacente. Ebbene, se la causa dovesse concludersi con un risarcimento a tuo favore non superiore a quello che ti era stato proposto, allora il giudice può condannarti al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta, se ritiene che il tuo rifiuto sia stato ingiustificato.

Detto in due parole: se rifiuti l’offerta di mille euro che Tizio ti ha fatto e poi il giudice ti liquida proprio quella somma (o addirittura una minore), allora il magistrato potrà tenere conto del fatto che tu non abbia voluto chiudere prima il contenzioso e, nonostante la vittoria, ti addebiterà una parte delle spese processuali, calcolate in proporzione alla durata del processo successivamente al tuo rifiuto. Si applica una sorta di soccombenza parziale, insomma.

note

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA