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L’osteoporosi femminile e maschile

26 Dicembre 2018 | Autore:
L’osteoporosi femminile e maschile

Le differenze di genere sono presenti anche in medicina, infatti negli uomini e nelle donne le malattie possono presentare un’insorgenza, un decorso e una risposta alle terapie diversi tra loro nei due generi.

L’osteoporosi è una malattia di notevole impatto sociale, ha una frequenza che aumenta progressivamente con l’età interessando in maniera pressoché totale gli ultraottantenni. Il miglioramento delle condizioni di vita ha determinato un aumento dell’età media per cui si assiste ad un numero sempre maggiore di individui affetti da osteoporosi. L’osso osteoporotico presenta un rischio di frattura pari al 40%, le fratture negli anziani rappresentano una delle cause più frequenti di decesso, determinano riduzione dell’autosufficienza e possono rendere necessario istituzionalizzare il paziente. Pertanto, l’osteoporosi femminile e maschile rappresenta un problema di salute, un problema sociale e un costo sanitario per la collettività.

L’osso

Il nostro scheletro è formato da circa 204 ossa che formano l’impalcatura del nostro organismo.

L’osso è costituito da tre componenti:

  • organica: è la matrice ossea costituita da fibre collagene che conferiscono all’osso elasticità e resistenza;
  • cellulare: osteoblasti (sintesi e deposito dell’osso), osteoclasti (riassorbimento dell’osso), osteociti (regolazione degli osteoblasti e osteoclasti);
  • minerale: costituita da cristalli di calcio e fostoro (idrossiapatite) che vengono depositati tra la matrice ossea, determinano la robustezza e rigidità tipica dell’osso.

Le ossa presentano una parte esterna (corticale) e una parte interna (midollare), la proporzione tra corticale e midollare varia nei diversi tipi di ossa (ossa lunghe: femore, piatte: scapola, corte: vertebre).

Contrariamente a quanto si può pensare, il tessuto osseo è tutt’altro che inerme, va incontro a cambiamenti e rimodellamenti durante tutto l’arco della vita:

  • accrescimento: dalla nascita fino a vent’anni circa per entrambi i sessi, è in questa fase che si costruisce la massa ossea;
  • consolidamento: fino a 25 anni nella donna e 30 anni nell’uomo, in questa fase si raggiunge il picco di massa ossea che dipende da fattori individuali (sesso, razza), attività fisica, alimentazione (apporto di calcio e vitamina D);
  • equilibrio: durante l’età adulta l’osso va incontro a processi di rimodellamento in equilibrio tra il deposito e il riassorbimento, questa fase dura sino alla menopausa nella donna e ai 65/70 anni nell’uomo;
  • riassorbimento: con il passare degli anni prevalgono i fenomeni di riassorbimento rispetto al deposito di nuovo tessuto osseo con riduzione della massa ossea minerale che, quando risulta al di sotto di determinato valore soglia, può comportare un aumento del rischio frattura.

L’osteoporosi

L’osteoporosi è una patologia sistemica a carico dell’apparato scheletrico caratterizzata da un’alterazione qualitativa e quantitativa della struttura ossea. L’osso va incontro a un alternarsi di processi di deposito e riassorbimento (rimodellamento osseo), se quest’equilibrio viene meno prevalgono i fenomeni di riassorbimento e si instaura dapprima una condizione di osteopenia a cui fa seguito un’osteoporosi.

Nell’osteoporosi è presente una minore densità minerale e una riduzione della struttura trabecolare, ciò rende l’osso poroso (da cui il nome di osteoporosi) e più esposto alle fratture.

L’osteoporosi si manifesta prevalentemente con l’invecchiamento, tuttavia sono presenti delle condizioni che costituiscono dei fattori di rischio (modificabili e non modificabili) per lo sviluppo della malattia:

  • fattori di rischio non modificabili:
    • età: è più frequente negli anziani;
    • sesso femminile: le donne hanno una maggiore probabilità di sviluppare osteoporosi sia per la costituzione ossea leggera sia per il brusco calo di estrogeni in menopausa;
    • familiarità;
    • razza: è più frequente nelle popolazioni caucasiche e asiatiche rispetto a quelle africane e ispaniche.
  • fattori di rischio modificabili correlati ad alimentazione e stili di vita:
    • apporto carente di calcio e vitamina D;
    • dieta squilibrata povera di frutta e verdura e ricca di proteine;
    • consumo eccessivo di caffè, alcol, fumo, sale, coca cola;
    • mancato esercizio fisico e vita sedentaria.
  • condizioni cliniche che possono aumentare il rischio di osteoporosi:
    • patologie associate: endocrine (diabete, ipertiroidismo), ematologiche (mieloma multiplo), malattie autoimmuni (LES, Artrite Reumatoide);
    • farmaci: glucocorticoidi.

Si può distinguere un’osteoporosi:

  • primaria: si manifesta in conseguenza dell’avanzare dell’età (nelle donne in menopausa, negli uomini a partire da una certa età);
  • secondaria: si presenta come associazione di altre patologie oppure risulta conseguente all’assunzione di farmaci.

Osteoporosi: sintomi

L’osteoporosi è un quadro clinico che si sviluppa nel tempo per cui possono passare molti anni senza che dia luogo ad alcun sintomo. La manifestazione più eclatante dell’osteoporosi è la frattura con dolore intenso e limitazione funzionale, può essere conseguenza di cadute o sforzi anche non eccessivi.

Tutto l’apparato scheletrico può essere interessato, le sedi più frequenti sono:

  • le vertebre: possono presentarsi come deformazione a cuneo o come schiacciamento vertebrale a seguito di sforzi minimi quale piegarsi per raccogliere un oggetto da terra. Si accompagnano a dolore acuto, necessitano di riposo assoluto, possono dar luogo a dolore cronico, riduzione di statura, difficoltà respiratorie, incurvamento della colonna;
  • il femore: è conseguenza di una caduta, necessita di ricovero ospedaliero, talvolta di intervento chirurgico e di una lunga riabilitazione.

Osteoporosi: diagnosi

Gli esami necessari per la diagnosi di osteoporosi andrebbero eseguiti in presenza di fattori di rischio quali menopausa ed età avanzata. L’esame cardine è rappresentato dalla mineralometria ossea computerizzata (MOC) che misura la densità minerale ossea.

È un esame indolore, rapido, si esegue a livello vertebrale lombare, del femore o del polso. Il risultato si esprime come deviazione del valore ottenuto nel paziente analizzato rispetto ad una popolazione di riferimento.

Osteoporosi: terapia

La terapia dell’osteoporosi non è risolutiva e si avvale di farmaci per la prevenzione e il trattamento:

  • per la prevenzione e in associazione al trattamento dell’osteoporosi vengono prescritti farmaci a base di calcio e vitamina D;
  • farmaci antiriassorbitivi: bisfosfonati, modulatori selettivi del recettore degli estrogeni, terapia ormonale sostitutiva;
  • farmaci anabolici: teriparatide.

Il trattamento dell’osteoporosi deve tener conto delle caratteristiche del paziente in relazione al sesso (alcuni farmaci sono approvati solo per le donne, altri per entrambi), all’età (alcuni possono essere prescritti solo in donne in post-menopausa giovani), alla gravità del quadro clinico e alle condizioni patologiche associate.

Osteoporosi femminile e maschile

L’osteoporosi è una malattia che colpisce prevalentemente il sesso femminile (una donna su quattro), tuttavia gli uomini (un uomo su dieci) non sono esenti dalla patologia e presentano maggior gravità delle complicanze e maggior mortalità a seguito di una frattura osteoporotica.

Il meccanismo di base del processo osteoporotico è il medesimo in entrambi i sessi, tuttavia esistono differenze di genere da prendere in considerazione:

  • il picco di massa ossea è maggiore nell’uomo rispetto alla donna;
  • gli androgeni aumentano lo spessore della corticale ossea mentre gli estrogeni la riducono e ciò determina ossa più grandi e più resistenti nell’uomo rispetto alle donne;
  • la menopausa della donna, col relativo calo di estrogeni, non ha un’equivalente biologico nell’uomo;
  • l’aspettativa di vita è maggiore nella donna e l’età avanzata è un fattore di rischio;
  • la fase di accrescimento dell’osso dura più a lungo nell’uomo favorendo in tal modo una densità minerale ossea maggiore;
  • il rimodellamento osseo nella donna, a seguito del brusco calo degli estrogeni che si verifica in menopausa, viene sfavorevolmente indirizzato verso il riassorbimento. Nell’uomo invece, a seguito del calo degli ormoni sessuali, si verifica una riduzione della neoformazione ossea a fronte di un minimo riassorbimento;
  • il processo di perdita ossea non compensata da nuovo deposito osseo nella donna si verifica a partire dalla menopausa, nell’uomo inizia verso i 65/70 anni;
  • la terapia del tumore della prostata metastatizzato contempla l’assunzione di farmaci che inducono deprivazione androgenica (ADH) costituendo un fattore di rischio per l’osteoporosi nell’uomo anziano.

L’osteoporosi viene percepita come una malattia a carico esclusivamente delle donne, mentre l’aumento della popolazione anziana rende anche gli uomini esposti al rischio di osteoporosi.

Negli uomini il processo osteoporotico inizia più tardivamente rispetto alle donne e più frequentemente si tratta di un’osteoporosi secondaria (assunzione di farmaci per il tumore alla prostata).

Le fratture, segno distintivo dell’osteoporosi, nella donna sono dovute soprattutto ad un’aumentata fragilità ossea quindi alle modifiche indotte nella struttura dell’osso che lo rende incapace di assorbire energia. Nell’uomo le fratture da osteoporosi si manifestano soprattutto a seguito di caduta accidentale in pazienti in trattamento con steroidi o in deprivazione androgenica.

Il trattamento si avvale di una terapia di supporto (calcio e vitamina D) approvata per entrambi i sessi e farmaci specifici individuati caso per caso.

Osteoporosi: prevenzione

L’osteoporosi è un processo che interessa sia l’uomo che la donna, per evitare le fratture che possono determinare dolore cronico e limitazione dell’autonomia personale, si può intervenire con:

  • consigli pratici: attuare strategie per prevenire le cadute in pazienti con deficit visivo, sordità, malattie degenerative (Parkinson, decadimento cognitivo, malattie neuromuscolari);
  • stile di vita: ridurre il consumo di alcol, astensione dal fumo, svolgere regolare attività fisica (camminare, salire le scale), mantenere un giusto peso;
  • terapia farmacologica.

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