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Il grafico può essere giornalista professionista

18 Novembre 2018


Il grafico può essere giornalista professionista

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Novembre 2018



Tra i presupposti per acquisire l’inquadramento contrattuale come giornalista professionista vi è quello della creatività nella realizzazione dell’impaginazione grafica.

In un mondo del lavoro che cambia quotidianamente, dove le vecchie figure professionali sono costrette ad evolvere per stare al passo coi tempi, rinunciando alle tradizionali garanzie del lavoro subordinato pur di aggrapparsi a un contratto che dia loro da mangiare, è facile trovare chi si ricicli nelle più disparate – e creative – attività sul web. Tra tutte queste, un posto di assoluto rispetto lo hanno i programmatori, gli ingegneri informatici, gli esperti in pubblicità online (oggi chiamata anche “social media marketing”) e, non in ultimo, i grafici multimediali. Anzi, si può dire che tutto parte dalla grafica: un sito internet o una piattaforma ancora molto complessa, ma che non ha un corretto studio della user experience, e quindi non è lineare nelle sue articolazioni, viene snobbato dalla maggior parte degli utenti. Ecco perché molte aziende che fanno informazione o vendono servizi sulla rete hanno bisogno di un rapporto costante e diretto con un grafico multimediale. E proprio a questa figura professionale si è indirizzata la Cassazione con una recente sentenza [1] stabilendo che il grafico può essere giornalista professionista. Come e quando ciò si possa verificare lo scopriremo a breve.

In verità il principio non è nuovo, ma si trova già espresso in altre pronunce della giurisprudenza secondo cui va inquadrato come giornalista il grafico multimediale se il suo lavoro è «creativo». La questione non è puramente nominativa, né è semplicemente in ballo il potersi fregiare di un titolo. C’è anche un aspetto monetario di non indifferente portata: quando infatti viene accertata la natura del rapporto continuativo, l’editore deve pagare le differenze retributive al collaboratore che si è occupato degli aspetti “estetici” del messaggio giornalistico. La sua attività infatti non si limita a dare forma ai testi, ma implica una specifica acquisizione ed elaborazione delle informazioni. 

Per capire dunque come un grafico può diventare giornalista professionista non resta che leggere le stesse parole della Cassazione che, come da nostra abitudine, proveremo a tradurre in linguaggio semplice e accessibile a tutti, anche a quelli che non hanno studiato giurisprudenza o non hanno alcuna dimestichezza con la legge.

Quando il grafico va inquadrato come giornalista?

Secondo la Suprema Corte, al pari dei giornalisti che scrivono articoli, anche il grafico del giornale (online o di carta stampata) può essere inquadrato come giornalista professionista se la sua attività, pur sempre legata allo strumento specifico, è connotata da creatività nella scelta e nell’ideazione delle notizie da pubblicare.  

Questo implica, sotto un aspetto pratico, l’inquadramento superiore nella qualifica di redattore ordinario ai sensi dell’articolo 1 del contratto collettivo nazionale di lavoro dei giornalisti. Con conseguente condanna del datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive (nel caso di specie, per il periodo tra il 2001 e il 2014, l’importo era pari a quasi 119 mila euro) oltre interessi legali e rivalutazione monetaria.

Ma attenzione: per essere giornalista, il grafico non deve solo limitarsi a prendere il pennino digitale, ma deve anche occuparsi di un’attività più marcatamente editoriale, anche se non strettamente collegata alla realizzazione degli articoli. Nel caso di specie il lavoratore (dipendente di una nota azienda radiotelevisiva) era addetto a tre campi: le sigle (aventi la funzione di identificare particolari tematiche della testata), i fillers (ossia immagini, con funzione di riempitivo di spazi vuoti del palinsesto ovvero di autopromozione del canale, accompagnate da testi scritti e da brani musicali) e i titoli. Tale attività è considerata connotata, sia pure attraverso lo strumento della grafica, da creatività nella scelta e nell’ideazione delle notizie da pubblicare; l’autore realizza cioè una forma di selezione, di elaborazione e di commento tale da assumere particolare importanza nella comunicazione al pubblico della notizia e nell’espressione di una valutazione della medesima.

Al ricorrente è stato così riconosciuto l’inquadramento contrattuale come un giornalista professionista dal momento che la sua attività andava ben oltre la sua qualifica al punto che i titoli da lui predisposti andavano in onda senza ulteriori controlli del giornalista. 

L’attività del grafico basata su notizie tanto attuali da richiedere una diffusione in tempo reale non si esauriva, pertanto, «nel mero conferimento di una forma ai messaggi da comunicare, e quindi nella mera trasposizione grafica delle notizie stesse, ma ne diventava contenuto attraverso una specifica attività di acquisizione ed elaborazione delle informazioni (con contributo di pensiero). 

Quale attività è inquadrabile come giornalista professionista

Com’è noto, nell’ambito del lavoro giornalistico, né la legge professionale [2], né il contratto collettivo, definiscono il contenuto dell’attività giornalistica stessa; ragion per cui, nel corso degli anni, la Cassazione – chiamata a dirimere controversie tra editori e giornalisti – ha svolto una vera e propria attività di elaborazione di tale contenuto. In questo modo, il giudice ha il potere di inquadrare nella figura di giornalista qualsiasi tipo di attività, non solo quella che si svolge attraverso lo scritto (stampa) o la parola (servizi giornalistici alla radio o alla televisione), ma anche attraverso immagini idonee a svolgere, in via di completamento e di sostituzione degli altri mezzi espressivi, la stessa funzione informativa [3].

Si è così “elasticizzata” la nozione di giornalista, anche al fine di adattarla alla rapida evoluzione della professione e al cambiamento dell’ordinaria concezione del giornalismo oltre che dello stesso modo di intendere, realizzare e leggere un giornale.

Pertanto si è detto che l’attività giornalistica si contraddistingue innanzitutto per l’elemento della creatività di chi raccoglie, commenta ed elabora notizie volte a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, ponendosi il giornalista quale mediatore intellettuale tra il fatto e la diffusione della conoscenza di esso attraverso un messaggio (scritto, verbale, grafico o visivo). 

Quanto all’individuazione dell’attività giornalistica, deve trattarsi di informazione e critica su determinati avvenimenti, destinata alla generalità dei cittadini.

Quanto al ruolo del giornalista, egli è destinato alla raccolta, selezione, elaborazione, prestazione e commento delle notizie, con le caratteristiche dell’autonomia e della creatività. Inoltre l’attività deve essere continua o periodica. Le notizie infine devono essere attuali e l’informazione tempestiva. 

Esempi di grafici ritenuti giornalisti

Ad esempio secondo la Cassazione [4], anche la scelta di “adoperare un certo carattere tipografico e non altro ovvero riposare il fatto in una determinata colonna o in una determinata pagina e non in altre” si può qualificare come espressione di quel carattere creativo necessario ad assumere la qualifica di giornalista professionsta, costituendo quale mediazione fra fatto e comunicazione un contributo al contenuto del messaggio: un’interpretazione.

Allo stesso modo si è ritenuto che si tratti di giornalismo l’attività del grafico che, con attività inerenti la progettazione e la realizzazione della pagina di giornale, come la collocazione del singolo pezzo giornalistico e la scelta delle immagini e dei caratteri tipografici con i quali lo stesso viene riportato sulla pagina, esprime – pur nell’eventuale presenza delle scelte e delle indicazioni degli autori degli articoli e del direttore – un personale contributo di pensiero ed una valutazione sulla rilevanza della notizia, valutazione rapportata a un giudizio sulla idoneità del fatto ivi riferito ad incidere sul convincimento del lettore. In ciò si differenzia dal poligrafico il cui compito si esaurisce nella semplice trasposizione grafica della notizia da comunicare [5].

note

[1] Cass. sent. n. 29411/18. 

[2] L. n. 69/1963.

[3] Cass. sent. n. 3998/1985.

[4] Cass. sent. n. 5926/2008.

[5] Cass. sent. n. 5456/2016, n. 14913/2009, n. 5162/2004.


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