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I disturbi della vista legati all’invecchiamento

28 Dicembre 2018 | Autore:
I disturbi della vista legati all’invecchiamento

Con l’avanzare dell’età anche la vista subisce un progressivo declino ma, trattando le specifiche malattie, si possono limitare gli effetti sfavorevoli che questi disturbi avrebbero sull’autonomia personale e sulla capacità di continuare a svolgere le attività della vita quotidiana.

Il deficit visivo compromette la possibilità di compiere attività giornaliere consuetudinarie come cucinare, limita la possibilità di uscire da soli, di svolgere attività ludica come giocare a carte, di praticare sport. Vedere male può indurre l’anziano a isolarsi per l’impossibilità di partecipare ad attività conviviali come gite o viaggi. Tuttavia, non ci si deve rassegnare a vedere meno pensando che non sia importante, a una certa età, una buona visione. Infatti, i disturbi della vista legati all’invecchiamento possono, nella maggioranza dei casi, essere trattati e corretti totalmente o parzialmente. Prima i analizzare nel dettaglio i diversi quadri clinici, vediamo com’è fatto l’occhio e come funziona.

L’occhio

L’occhio è un organo di senso accolto nell’orbita del cranio e deputato alla visione.

Ha forma sferoidale, è composto da tre tuniche:

  • esterna: cornea (anteriormente), sclera (posteriormente);
  • media: iride (anteriormente), uvea ovvero la tonaca vascolare dell’occhio (posteriormente);
  • interna: retina che contiene i fotorecettori.

Queste tuniche delimitano mezzi convergenti: umor acqueo, cristallino, umor vitreo. Durante la visione la luce:

  • colpisce la cornea;
  • attraversa la pupilla che reagisce in base alla quantità di luce;
  • giunge al cristallino che modifica la propria forma (accomodazione) e convoglia la luce verso la retina;
  • a livello della retina si ha l’elaborazione dell’informazione che, attraverso il nervo ottico, arriva al cervello.

La presbiopia

La presbiopia è una patologia degenerativa dell’occhio conseguente all’invecchiamento del cristallino che perde la propria elasticità e quindi il suo potere di accomodazione.

I pazienti affetti da presbiopia non riescono a mettere a fuoco con precisione gli oggetti vicini, in particolare:

  • hanno una visione annebbiata degli oggetti vicini;
  • non riescono a leggere il giornale;
  • fanno fatica a leggere il menù del ristorante o il foglietto illustrativo dei farmaci;
  • non si riescono a infilare un ago;
  • hanno bisogno di molta luce.

La presbiopia insorge in media a partire dai 42/44 anni, tuttavia sono presenti casi di presbiopia a 38 anni e si può quindi ampliare l’intervallo da 38/48. I dati confermano che a partire da 52 anni tutti i soggetti sono presbiti. Può presentarsi in associazione a vizi di rifrazione manifestandosi più precocemente negli ipermetropi e più tardivamente nei miopi.

Il trattamento della presbiopia consiste nella prescrizione di lenti correttive, la correzione può avvenire attraverso:

  • lente monofocale: il soggetto non presenta disturbi di rifrazione per cui la lente deve correggere esclusivamente la presbiopia;
  • lente progressiva: la lente ha un potere diottrico differente che varia dalla porzione centrale a quella inferiore, viene prescritta nel soggetto che presenta un disturbo di rifrazione (ipermetropia o miopia).

La cataratta

La cataratta è un processo degenerativo a carico del cristallino che risulta progressivamente opacizzato.

Si riconoscono diverse forme cliniche:

  • cataratta senile: è la forma più frequente, è conseguenza della progressiva perdita di trasparenza del cristallino dovuto all’invecchiamento. Le cause sarebbero da ricondursi ad alterazioni metaboliche legate all’età. Si manifesta soprattutto in soggetti di età superiore ai settant’anni, la forma di cataratta presenile insorge intorno ai 40/50 anni;
  • cataratta congenita: può essere presente alla nascita o manifestarsi nei mesi successivi, è monolaterale o bilaterale;
  • cataratta complicata: si manifesta a seguito di patologie oculari (iridociclite, miopia elevata, distacco di retina);
  • cataratta associata ad altre patologie: diabete, dermatite atopica, sclerodermia;
  • cataratta da farmaci: corticosteroidei, colliri per il glaucoma;
  • cataratta da trauma: può essere monolaterale.

La cataratta presenta un’evoluzione progressiva, i sintomi sono costituiti da:

  • aumento della sensibilità alla luce;
  • visione sfuocata e annebbiata;
  • alterazione nella percezione dei colori e dei contrasti luminosi.

La diagnosi di cataratta si esegue con la lampada a fessura previa dilatazione pupillare.

Il trattamento della cataratta è chirurgico, consiste nella sostituzione del cristallino con una lente artificiale. L’intervento (facoemulsificazione) viene eseguito in ambulatorio, in anestesia locale a seguito di instillazione di un collirio, dura circa mezz’ora.

Il chirurgo opera avvalendosi di un microscopio, pratica attraverso un’incisione di pochi millimetri, si ha la frantumazione del cristallino e la sostituzione con la lente artificiale. La visione si riacquista nell’arco di una settimana.

Il glaucoma

Il glaucoma è una patologia caratterizzata da un aumento della pressione intraoculare che determina progressivo deterioramento del nervo ottico e conseguente riduzione del campo visivo e deficit visivo che può portare a cecità.

L’umor acqueo contenuto nell’occhio possiede una pressione che è il risultato dell’equilibrio tra produzione e deflusso dello stesso, condizioni patologiche che alterino la produzione o l’eliminazione determinano un aumento della pressione intraoculare.

Il valore normale della pressione intraoculare è 12/22 mmHg (millimetri di mercurio), viene misurata senza dolore dall’oculista nel corso della visita. È una patologia che può essere trattata se viene diagnosticata precocemente, pertanto è necessario eseguire un controllo periodico a partire dai quarant’anni soprattutto se si è affetti da miopia elevata (superiore a -5 diottrie) e se si ha familiarità per la patologia.

Il glaucoma non è una patologia a esclusivo appannaggio degli anziani, anche se l’età costituisce un fattore di rischio, si riconoscono diverse forme cliniche:

  • glaucoma cronico (ad angolo aperto): è la forma più frequente, colpisce individui a partire da 40/50 anni, è del tutto asintomatico nelle prime fasi. In mancanza di diagnosi precoce e relativo trattamento i sintomi si manifestano a seguito dalla lesione irreversibile del nervo ottico;
  • glaucoma acuto (ad angolo acuto): si ha improvvisa ostruzione delle vie di deflusso con dolore intenso accompagnato da nausea e vomito, deficit visivo;
  • glaucoma congenito: è presente alla nascita, è una forma rara conseguente a malformazione delle vie di deflusso dell’umor acqueo. Costituisce la causa più frequente di ipovisione o cecità infantile, si ha aumento del bulbo oculare (buftalmo, occhio di bue).

La diagnosi di glaucoma viene fatta dall’oculista che, nel corso della visita, evidenzia un aumento della pressione oculare, una riduzione del campo visivo e un’alterazioni della papilla ottica.

La terapia del glaucoma consiste nella prescrizione di farmaci ad uso topico (colliri), nel trattamento laser, nella terapia chirurgica.

Degenerazione maculare

La degenerazione maculare legata all’età è una patologia conseguente al danneggiamento della macula che costituisce la parte centrale della retina in cui vi sono i fotorecettori deputati alla visione dei dettagli. Rappresenta la causa più frequente di ipovisione o cecità nel mondo occidentale, colpisce individui di età superiore ai sessantacinque anni, è progressiva, bilaterale anche se presenta tempi variabili e gravità differente nei due occhi.

La causa al momento è sconosciuta, si ipotizzano:

  • fattori genetici: sono stati identificati geni ad azione protettiva e geni che predispongono alla patologia che non significa una certezza di malattia;
  • fattori ambientali e stili di vita: i radicali liberi agirebbero danneggiando i fotorecettori.

I fattori di rischio di degenerazione maculare senile sono:

  • età e sesso: colpisce individui di età superiore a sessantacinque anni, prevalentemente di sesso femminile e appartenenti alla popolazione bianca;
  • fattori genetici;
  • stile di vita: il fumo di sigaretta incide notevolmente sulla frequenza della patologia (il rischio è correlato soprattutto gli anni di fumo e al numero di sigarette); alimentazione (povera di vitamine e ricca di acidi grassi); alcol; vita sedentaria;
  • patologie concomitanti: ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, dislipidemie.

Sono possibili due quadri clinici:

  • forma atrofica o secca: è la più frequente, l’atrofia è progressiva, i sintomi sono dapprima lievi e riguardano la lettura (alcune lettere appaiono sfuocate), si hanno scotomi (durante la visione appaiono dei punti neri) e metamorfopsie (le linee continue appaiono spezzate o distorte). Non esiste una terapia specifica, sono utili integratori di vitamine e antiossidanti;
  • forma essudativa o umida: forma meno frequente ma più invalidante della forma atrofica, è caratterizzata da neoformazione di vasi sanguigni che possono andare incontro a emorragia o essudazione. L’esordio è acuto, il paziente lamenta improvvisa riduzione della capacità visiva con visione distorta delle immagini. Il trattamento consiste nell’utilizzo locale di farmaci anti-VEGF (anti-fattore di crescita).

La diagnosi di degenerazione maculopare prevede l’analisi del fondo oculare, l’esecuzione della tomografia a coerenza ottica (OCT), la fluorangiografia retinica o l’angiografia al verde di indocianina.

Un esame che si può eseguire da soli è la griglia di Amsler che consiste nell’osservare (utilizzando un occhio per volta, a distanza di trenta centimetri, con le lenti da lettura se prescritti) un puntino nero posto al centro della griglia: la maculopatia degenerativa legata all’età è caratterizzata dall’alterazione della visione centrale, mentre la visione periferica rimane integra.

Retinopatia

Per retinopatia si intende una patologia degenerativa a carico dei vasi della retina conseguente a patologie croniche quali diabete e ipertensione arteriosa. La malattia si manifesta con deficit visivo e distorsione delle immagini. La diagnosi è possibile con l’esame del fondo oculare e la fluorangiografia retinica. La terapia si avvale del trattamento laser che impedisce la progressione di malattia.


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