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Bollette energia elettrica: quando si prescrivono?

10 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Dicembre 2018



Pagamento di fatture per la fornitura di energia elettrica inviate in ritardo: in quali casi si può chiedere la prescrizione?

Può capitare che un cliente riceva fatture per la fornitura di energia elettrica con un grande ritardo, vale a dire con consumi riferiti ad un periodo antecedente di più di due anni: questo può accadere per motivi legati all’operatività del venditore o del distributore (a cui compete la rilevazione, la validazione e la messa a disposizione dei venditori dei dati di misura rilevati dai contatori).

In questi casi il cliente è tenuto comunque a pagare l’importo fatturato? E se si tratta di una fattura di conguaglio? Le bollette energia elettrica quando si prescrivono?

Se la fattura per la fornitura dell’energia elettrica è inviata con oltre 2 anni di ritardo, il cliente ha facoltà di eccepire la prescrizione: la prescrizione degli importi relativi alle utenze dell’elettricità è difatti passata da 5 a 2 anni dal 1° marzo 2018, grazie alle previsioni della legge di Bilancio 2018 [1]. In pratica, mentre prima l’utente era tenuto a pagare tutte le bollette riferite all’ultimo quinquennio, ora è tenuto a pagare soltanto gli ultimi 24 mesi fatturati, mentre i precedenti risultano prescrivibili.

Attenzione, però: la prescrizione non è automatica, deve essere fatta valere dal cliente con apposite modalità.

Ma come si fa a sospendere il pagamento dei periodi prescritti, dato che le somme sono esposte dal venditore in fattura? In altre parole, come si chiede la prescrizione?

Chi ha diritto all’annullamento delle fatture prescritte?

Secondo quanto esposto nella legge di Bilancio 2018, la prescrizione “ridotta” si applica, per il settore elettrico, solo alle fatture la cui scadenza di pagamento è successiva al 1° marzo 2018.

L’Autorità per il servizio elettrico, in conformità a quanto indicato dalla legge di Bilancio 2018, ha individuato inizialmente tra i destinatari della nuova prescrizione, quindi del rafforzamento della tutela, la categoria dei clienti domestici e dei clienti non domestici connessi in bassa tensione.

Un secondo aspetto riguarda la fatturazione dei conguagli di periodi maggiori di due anni, nel caso in cui l’Autorità abbia aperto sul venditore interessato un procedimento per l’accertamento di violazioni del codice del consumo, per irregolarità nelle modalità di rilevazione dei consumi, di esecuzione dei conguagli e di fatturazione . In questi casi, se l’utente presenta un reclamo sul conguaglio, nelle forme previste, ha diritto alla sospensione del pagamento finché non sia stata verificata la legittimità della condotta del venditore. Il venditore ha l’obbligo di comunicare all’utente l’avvio del procedimento di accertamento ed i suoi diritti.

Fatture in ritardo: come individuare i periodi prescritti

Il venditore è tenuto a informare il cliente della possibilità che le somme evidenziate in fattura siano prescritte, in tutto o in parte.

L’indicazione deve essere riportata in fattura con questa dicitura: “fatturazione o conguaglio relativi a periodi precedenti di oltre due anni”.

Se manca l’indicazione in fattura, il venditore deve informare l’utente della possibilità di prescrizione almeno 10 giorni in anticipo rispetto alla scadenza dei termini di pagamento. Nello specifico, deve comunicare all’utente:

  • la presenza di importi relativi a consumi risalenti a più di due anni;
  • la possibilità di eccepirne la prescrizione e di non effettuare il relativo pagamento;
  • la modalità con cui comunicare la volontà di avvalersi della prescrizione.

Fatture in ritardo: come non pagare i periodi prescritti

In presenza di importi relativi a consumi risalenti a più di due anni, il venditore, oltre ad informare il cliente della possibilità di eccepirne la prescrizione e di non effettuare il relativo pagamento, deve dare  l’indicazione della modalità con cui comunicare tale volontà.

Per agevolare il cliente nell’esercizio della facoltà di prescrizione, nell’informativa il venditore  è tenuto ad integrare la fattura con gli importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni prima con un pagina iniziale aggiuntiva. Questa pagina deve contenere:

  1. il seguente avviso testuale: “La presente fattura contiene importi per consumi risalenti a più di due anni, che possono non essere pagati, in applicazione della Legge di bilancio 2018 (Legge n. 205/17). Per non pagare tali importi, La invitiamo a comunicare tempestivamente la Sua volontà, ad esempio inoltrando il modulo compilato presente in questa pagina ai recapiti di seguito riportati [indicare i recapiti].”;
  2. l’ammontare degli importi oggetto di prescrizione;
  3. una sezione recante un format che il cliente finale può utilizzare per eccepire l’intervenuta prescrizione; questo format deve essere inoltre disponibile nel sito internet del venditore, in modalità anche stampabile e presso gli eventuali sportelli fisici;
  4. l’indicazione di un recapito postale o fax e una modalità telematica o indirizzo di posta elettronica del venditore, a cui sia possibile inviare i documenti o un eventuale testo redatto dal cliente finale, con cui quest’ultimo intenda eccepire la prescrizione.

Gli importi oggetto di prescrizione sono esclusi dall’applicazione di eventuali clausole contrattuali che prevedono metodi di pagamento particolari, come i servizi di incasso pre-autorizzati Sepa Direct Debit – Sdd (domiciliazione bancaria, postale o su carta di credito), anche nel caso in cui siano la modalità indicata dal cliente finale relativamente alle fatture periodiche e di chiusura.

Fatture in ritardo: quando non è possibile eccepire la prescrizione 

La prescrizione e l’annullamento delle fatture non si applicano se la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo deriva da responsabilità accertata dell’utente.

In questo caso, il venditore deve predisporre:

  • un avviso testuale, riportato direttamente sulla busta della fattura o nell’oggetto dell’e-mail, che informa il cliente finale della presenza di importi fatturati in ritardo;
  • un avviso testuale, stampato sulla fattura e in posizione ben visibile, oppure in un allegato alla fattura, che informa il cliente che dalle verifiche non è emersa una responsabilità degli operatori per il ritardo di fatturazione;
  • un testo informativo, contestuale ai precedenti avvisi, riguardante la motivazione della presunta responsabilità del cliente finale; il venditore è inoltre tenuto a informare il cliente finale della possibilità di richiedere ulteriori informazioni in merito e di inviare un reclamo.

Il venditore, in ogni caso, può rinunciare autonomamente ad esercitare il proprio diritto di credito sugli importi oggetto di prescrizione. In questo caso il venditore è tenuto a fornirne una puntuale informativa al cliente finale, specificando l’ammontare degli importi per consumi risalenti a più di due anni a cui rinuncia. Questa comunicazione sostituisce gli obblighi precedentemente esposti.

Sono esclusi i clienti multisito, nel caso in cui almeno un punto non sia servito in bassa tensione, e le forniture destinate alle amministrazione pubbliche.

 Fatture in ritardo: come pagare solo i periodi non prescritti 

Se sono fatturati importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni, e la responsabilità del ritardo di fatturazione non è attribuibile all’utente, il venditore è tenuto a dare adeguata evidenza della presenza in fattura delle somme prescritte, differenziandole dagli importi relativi a consumi risalenti a meno di due anni. A tal fine il venditore può, in alternativa:

  • emettere una fattura contenente esclusivamente gli importi per consumi risalenti a più di due anni;
  • in alternativa, evidenziare separatamente gli importi per consumi risalenti a più di due anni all’interno di una fattura relativa anche a consumi risalenti a meno di due anni.

Il venditore, per determinare quali sono i consumi risalenti a più di due anni, se la stima avviene in assenza totale o parziale di dati di misura, deve adottare un criterio di attribuzione dei consumi su base giornaliera, considerando convenzionalmente costante il consumo nel periodo (si tratta del cosiddetto “criterio pro-die).

note

[1] L.205/2017.


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