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Due coniugi possono avere residenze anagrafiche diverse?

1 Gennaio 2019 | Autore:
Due coniugi possono avere residenze anagrafiche diverse?

Coniugi con residenza diversa: è possibile? Quali sono gli effetti sulle tasse?

Tra i principali doveri dei coniugi vi è quello di coabitazione: la legge presuppone che la convivenza sia la naturale condizione della coppia sposata e sia indispensabile per consentire l’unità familiare. I coniugi devono infatti concordare l’indirizzo della vita familiare e fissare la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa (cosiddetta residenza familiare).

La violazione dell’obbligo di coabitazione può avere rilevanti conseguenze giuridiche (si pensi alla fattispecie dell’abbandono del tetto coniugale) e costituire motivo di addebito della separazione.

Tuttavia, può accadere, per i più disparati motivi, e in primis per ragioni lavorative, che i coniugi abbiano residenze anagrafiche differenti, nonostante la loro relazione vada a gonfie vele e abbiano una famiglia unita. In tali casi, è importante comunque per i coniugi individuare quale tra i due indirizzi può essere definito residenza della famiglia e, quindi, abitazione principale.

Avere residenze anagrafiche diverse è dunque possibile e non costituisce violazione dell’obbligo di coabitazione, ma comporta determinate conseguenze dal punto di vista fiscale. Vediamo quali.

Coniuge con residenza diversa: nucleo familiare

Il nucleo familiare è costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dichiarazione sostituiva unica (Dsu) ai fini Isee.

Per espressa disposizione di legge, i coniugi fanno sempre parte dello stesso nucleo familiare anche se hanno diversa residenza anagrafica. Avere residenze diverse non impedisce dunque di rientrare nello stesso nucleo familiare.

In caso di mancato accordo, la residenza familiare è individuata nell’ultima residenza comune ovvero, in assenza di una residenza comune, nella residenza del coniuge di maggior durata. Il coniuge iscritto nelle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero (Aire), è attratto nel nucleo anagrafico dell’altro coniuge.

Coniugi in nuclei familiari separati

I coniugi con diversa residenza anagrafica costituiscono nuclei familiari distinti solo in determinate ipotesi tassative e cioè quando:

  • è stata pronunciata separazione giudiziale o è intervenuta l’omologazione della separazione consensuale;
  • quando la diversa residenza è consentita a seguito dei provvedimenti temporanei ed urgenti;
  • uno dei coniugi è stato escluso dalla potestà sui figli o è stato adottato il provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare;
  • uno dei coniugi è stato condannato ed è stata proposta domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • sussiste abbandono del coniuge, accertato in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali.

Coniugi con residenza diversa: stato di famiglia

Lo stato di famiglia è il certificato, rilasciato dal Comune, attestante la composizione della famiglia anagrafica, cioè dell’insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, abitualmente coabitanti e dimoranti nello stesso Comune.

Se i coniugi hanno residenze anagrafiche in Comuni diversi non entrano nello stesso stato di famiglia, pur restando parte del medesimo nucleo familiare.

Coniugi con residenza diversa: Imu e Tasi

Come noto, la legge prevede l’esenzione Imu e Tasi per l’abitazione principale.

Per abitazione principale si intende il luogo in cui il soggetto e il nucleo familiare hanno la propria residenza e dimora abituale. Più precisamente, per abitazione principale si intende infatti l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

La dimostrazione che un immobile è destinato ad abitazione principale è data infatti dal certificato di residenza che attesta, appunto, il periodo di residenza anagrafica stabile presso una determinata abitazione.

La dimostrazione della dimora abituale è data, per esempio, dall’utilizzo delle utenze e quindi dai consumi di acqua, energia elettrica e gas.

Cosa succede però se i coniugi hanno due diverse residenze e dimore abituali? Bisogna distinguere tra residenze nello stesso Comune e residenze in Comuni diversi.

  • se i coniugi risiedono in due diversi immobili che si trovano nello stesso Comune: solo uno dei coniugi può beneficiare dell’esenzione Imu e Tasi. Se così non fosse, sarebbe facilmente eludibile la normativa fiscale, bastando fissare la residenza della moglie presso un indirizzo e quella del marito presso un altro;
  • se, invece, due immobili si trovano in Comuni diversi: l’esenzione Imu è possibile per entrambi i coniugi, purchè la distinta residenza dei coniugi non abbia finalità elusiva ma sia dettata da un’effettiva necessità (per esempio per motivi di lavoro).

In ogni caso, se uno dei due immobili viene affittato e il coniuge dimora abitualmente nell’immobile del partner, l’esenzione Imu e Tasi è esclusa.

Scelta dell’abitazione principale

I coniugi devono dunque scegliere quale delle due residenze dello stesso Comune considerare come abitazione principale ai fini dell’esenzione. Per l’altra graveranno invece gli obblighi di pagamento Imu e Tasi. La scelta deve essere comunicata al Comune, in modo tale da consentire a quest’ultimo di esercitare correttamente il proprio potere impositivo.

Coniugi con residenza diversa: agevolazioni prima casa

L’acquisto della prima casa con le imposte agevolate richiede la presenza di determinati requisiti.

In particolare, l’acquirente:

  • non deve essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
  • non deve essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni prima casa.

I suddetti requisiti devono essere dichiarati nell’atto pubblico di acquisto (“rogito”) sia dalla moglie che dal marito. Non è sufficiente che le dichiarazioni siano rilasciate da uno solo dei coniugi.

La legge prevede altresì l’obbligo di trasferimento della residenza entro 18 mesi dall’acquisto presso il Comune in cui è situato immobile. Inoltre l’acquirente non deve avere, nello stesso Comune, altri immobili in contitolarità con il coniuge.

Ma quindi entrambi i coniugi devono risiedere nel Comune in cui è ubicata la prima casa?

Residenza della famiglia: agevolazioni prima casa

Secondo un recente indirizzo della Cassazione, è possibile che i coniugi, in regime di comunione legale, acquistino la prima casa con le agevolazioni fiscale senza poi trasferirsi entrambi entro 18 mesi presso il Comune in cui la casa è ubicata. Basta che uno solo dei coniugi dichiari, al momento del rogito, di spostare la residenza e poi effettivamente la sposti entro il termine.

Secondo i giudici, in tema di agevolazioni prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia; ciò vuol dire che, se l’immobile acquistato è adibito a tale destinazione,  non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione, essendo questi tenuti non ad una comune sede anagrafica ma alla coabitazione.

È quindi sufficiente, ai fini delle agevolazioni prima casa, che uno solo dei due coniugi abbia trasferito la residenza nell’immobile; ciò che rileva è che che nell’immobile si realizzi la coabitazione dei coniugi, trattandosi di un elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari, in quanto ciò che conta non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia.

Il codice civile prevede che i coniugi possano avere delle esigenze diverse ai fini della residenza individuale e fissare la residenza della famiglia, che è soggetto autonomo rispetto a marito e moglie; dunque, il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza della famiglia.

Deve comunque darsi atto di un indirizzo minoritario della Cassazione, secondo il quale, ai fini delle agevolazioni prima casa, è indispensabile che entrambi i coniugi abbiano la residenza presso lo stesso Comune. Tale interpretazione si fonda sul dato che la legge pretenderebbe il rispetto del requisito per entrambi gli acquirenti in regime di comunione dei beni.

Coniugi con residenza diversa: canone Rai

I coniugi che hanno diversa residenza anagrafica devono pagare doppio canone Rai in quanto, a differenza di quanto avviene per l’Isee dove i coniugi, a prescindere dalla residenza, sono considerati parte della stessa famiglia, nel caso del canone Rai, due residenze identificano due famiglie anagrafiche distinte, titolari di utenze diverse.

L’unico caso in cui uno dei due coniugi può non pagare il canone Rai è quello in cui non possieda un apparecchio Tv. A tale fine egli deve presentare la dichiarazione sostituiva di non detenzione s partire dal 1° luglio dell’anno precedente ed entro il 31 gennaio dell’anno di riferimento.

La dichiarazione di non detenzione presentata dal 1° febbraio ed entro il 30 giugno dell’anno di riferimento ha effetto per il canone dovuto per il semestre luglio-dicembre dello stesso anno.


1 Commento

  1. Un lavoro veramente ben fatto. Argomenti interessanti.
    Sono Dottore Commercialista potremo collaborare
    Cordiali saluti
    Mauro BALDASSARI

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