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Responsabilità fiscale della società se l’amministratore distrae delle somme per scopi personali

23 Settembre 2013
Responsabilità fiscale della società se l’amministratore distrae delle somme per scopi personali

Se le somme sono entrate nella contabilità della società, la circostanza che siano state poi distratte dall’amministratore è questione che riguarda i rapporti tra l’ente e il legale rappresentante, ma non tocca il fisco, per il quale resta responsabile la società.

Se il legale rappresentante di una società si appropria di somme per scopi personali, e quindi commette reato, l’azienda è comunque responsabile nei confronti del fisco. Lo ha appena sancito la Cassazione in una recente sentenza [1].

La vicenda

La guardia di finanza aveva accertato operazioni inesistenti, per via di fatture false, da parte di una Onlus emesse al fine di ottenere, da alcuni enti ospedalieri, rimborsi di spese non dovuti. L’ente si era difeso sostenendo di non aver mai realizzato redditi, perché le operazioni false erano state poste dall’amministratore per un vantaggio personale.

La sentenza

Secondo la Suprema Corte, è irrilevante che la condotta illecita sia stata posta dall’amministratore per un vantaggio personale. Rivela unicamente il fatto della tassabilità delle somme che, comunque, sono entrate nella contabilità dell’ente e per questo hanno costituito comunque “reddito” o “volume d’affari”.

La circostanza, poi, che tali somme siano state distratte dal legale rappresentante a proprio vantaggio è qualcosa che riguarda il rapporto tra la società e il proprio amministratore e costituisce presupposto di un diverso reato (indebita sottrazione di somme al bilancio).

Pertanto, la società avrà diritto al risarcimento del danno nei confronti del reo amministratore, ma rimane in prima persona responsabile nei confronti del fisco per l’omesso adempimento degli obblighi fiscali.


note

[1] Cass. sent. n. 21555/13 del 20.09.2013.


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