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Redditometro auto

20 novembre 2018


Redditometro auto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 novembre 2018



Accertamento fiscale: l’Agenzia delle Entrate in allerta per l’auto di grossa cilindrata anche se non è stata acquistata ma è solo in noleggio.

Tra i tuoi sogni nel cassetto c’è un’auto di grossa cilindrata. A frenarti però nell’acquisto non è tanto il prezzo di vendita quanto la possibilità che questa possa crearti problemi con il fisco. Hai saputo infatti che Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate stanno attuando una serie di controlli a tappeto per stanare le evasioni fiscali e, nella valutazione dei soggetti a rischio, fanno riferimento al possesso di beni di elevato valore come auto di lusso e appartamenti di grande dimensione. Vorresti trovare una soluzione che, al tempo stesso, senza farti rischiare una verifica fiscale, possa soddisfare il tuo desiderio; il concessionario perciò ti ha suggerito di prendere la macchina in leasing. In questo modo, non risultando a te intestata la proprietà, nessuno potrà dirti nulla. È davvero così? È possibile l’accertamento fiscale per l’auto in leasing? E se invece acquistassi l’auto usata? A partire da quale cilindrata si rischia il redditometro auto? A fornire una risposta a questo comprensibile dubbio sono state numerose pronunce della Cassazione tra cui l’ultima pubblicata proprio ieri [1].

La pronuncia della Corte Suprema è anche un ottimo esercizio per spiegare come funziona il redditometro auto non solo per le auto di lusso, ma per qualsiasi altro mezzo di trasporto che il contribuente non possa apparentemente permettersi. Di tanto parleremo nel seguente articolo. Dopo aver cioè spiegato se l’acquisto di una macchina può comportare dei rischi nei rapporti con il fisco, vedremo se le cose cambiano in caso di auto di seconda mano o in noleggio finanziario (il cosiddetto leasing). Ma procediamo con ordine.

Cos’è e come funziona il Redditometro

Chi spende di più di quanto dichiara all’Agenzia delle Entrate è perché ha dei redditi nascosti. Su questo principio si basa il redditometro, un software in uso al fisco con cui vengono messi su una bilancia, da un lato, i redditi riportati nella dichiarazione annuale e, dall’altro, gli acquisti: se il tenore di vita è più alto del 20% di quanto risulta dal 730, allora si accende l’allerta all’ufficio delle imposte. Prima di poter presumere che la maggior spesa sia frutto di un’evasione, il contribuente viene chiamato a fornire chiarimenti sulla provenienza del denaro in più. Ma se le sue giustificazioni dovessero essere ritenute insoddisfacenti, allora l’Agenzia delle Entrate parte all’attacco e notifica l’accertamento fiscale.

Redditometro per auto nuova

Il Redditometro non viene utilizzato per qualsiasi acquisto fatto dai contribuenti ma solo per quelli di valore elevato e che siano “tracciabili”; è il caso dell’acquisto di un’auto o di una casa la cui proprietà risulta trascritta nei pubblici registri. È impossibile che l’Agenzia delle Entrate possa fare un controllo sulla spesa del sabato al supermercato, per quanto elevato possa essere il conto. Più probabile invece che l’occhio del fisco cada sui contratti di acquisto dove bisogna fornire il codice fiscale o la partita Iva: un mutuo, un affitto, un viaggio, un’utenza telefonica, ecc.

Chi compra una macchina e non ha un reddito sufficiente non solo per pagare il prezzo di vendita, ma anche per mantenerla (coi costi periodici che essa comporta come il bollo, l’assicurazione, la benzina) è molto probabile che venga chiamato a spiegare con quali soldi ha fatto fronte alla spesa. E il rischio è tanto più elevato quanto più è costoso il mezzo.

Come spesso ha spiegato la Suprema Corte, la titolarità di un’automobile fa scattare il redditometro. Sta al contribuente dimostrare che il presunto reddito non esiste o esiste in misura inferiore. Secondo la giurisprudenza [2], infatti, è legittimo l’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate successivo all’acquisto di un’auto, «in quanto fondato sui fattori-indice, essenzialmente costituiti dal possesso da parte del contribuente di determinati beni di lusso (macchine, case, ecc.). Si tratta di elementi sintomatici di una capacità di spesa da cui deriva la presunta corrispondente disponibilità di un adeguato reddito in capo al soggetto». Resta a carico del contribuente, messo nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di tali fattori, dimostrare la provenienza dei soldi necessari per l’acquisto. Provenienza che dovrà necessariamente essere da fonte già tassata o esente. Così, se il contribuente sostiene di aver ricevuto un regalo dai genitori dovrà dimostrarlo: servirà la prova dei bonifici relativi al passaggio di denaro dal conto del padre o della madre al suo o a quello del rivenditore, oppure la copia dell’assegno (eventualmente tracciabile tramite la documentazione bancaria).

Redditometro per auto usata

Le cose vanno meglio per chi acquista un’auto di seconda mano. Secondo infatti la Corte Suprema [3], non c’è rischio di un accertamento fiscale se il valore residuo del mezzo usato è minimo. Ma se la macchina dovesse avere ancora un discreto valore allora il controllo sarebbe lecito e al contribuente non resterebbe altro che dimostrare che parte, anche se non tutto, del denaro necessario per l’acquisto della macchina proviene dai parenti, donazioni, redditi non esenti (v. dopo).

Redditometro per auto in leasing

Con l’ordinanza cui abbiamo fatto riferimento in apertura di questo articolo, la Cassazione ha ritenuto legittimo l’accertamento fiscale basato sul redditometro anche se l’auto di lusso non è stata acquistata ma è soltanto in leasing.

La legge [4] – scrivono i giudici – legittima la presunzione, da parte dell’amministrazione finanziaria, di un reddito maggiore di quello dichiarato dal contribuente sulla base di elementi indiziari dotati dei caratteri della gravità, precisione e concordanza.

E ancora, per la Cassazione, in presenza di tale presupposto, la norma non impone altro onere all’amministrazione ma piuttosto consente al contribuente di offrire la prova contraria: prova riferita al fatto che «il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente e costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte», con la espressa precisazione che «l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione». Non bastano cioè le prove testimoniali.

L’accertamento, fra l’altro, è legittimo anche perché l’amministrazione finanziaria può presumere il reddito complessivo netto sulla base di una serie di indici di capacità contributiva sostanzialmente fondati sui consumi, tra cui la firma di un contratto di leasing per un’automobile.

Come contestare il redditometro auto

Dopo aver spiegato come l’acquisto o il leasing di un’auto possa mettere in moto il redditometro, vediamo come il contribuente può difendersi. Egli deve dimostrare la fonte da cui provengono i redditi “in più” rispetto a quelli denunciati nella dichiarazione dei redditi, grazie ai quali si è potuto permettere la spesa. Il cittadino potrebbe quindi contestare l’accertamento con redditometro dimostrando che:

  • ha ottenuto i soldi da parenti: dovrà quindi dimostrare il passaggio di denaro dal conto del familiare a quello proprio o a quello dello stesso venditore; oppure dovrà produrre le copie degli assegni con cui gli è stato donato il denaro;
  • ha ottenuto i soldi da un risarcimento o da una vincita al gioco: anche in questo caso è necessaria la prova documentale della maggiore disponibilità economica;
  • ha venduto un oggetto di sua proprietà (ad esempio la precedente macchina) e con il ricavato, o parte di questo, ha comprato il nuovo veicolo. Lo stesso dicasi se possedeva dei titoli di Stato o altre obbligazioni;
  • ha ottenuto un mutuo;
  • ha percepito altri redditi esenti o già tassati alla fonte che, come tali, non andavano riportati nella dichiarazione dei redditi. 

note

[1] Cass. ord. n. 29750/2018.

[2] Cass. sent. n. 13041/17 del 24.05.2017.

[3] Cass. ord. n. 23715/2018.

[4] Art. 38 DPR n. 600/1973.


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