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Abuso edilizio: come avvengono i controlli

20 Nov 2018


Abuso edilizio: come avvengono i controlli

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Nov 2018



Mancato rispetto della concessione edilizia ed opere realizzate senza permesso di costruire: i controlli della polizia municipale (i vigili urbani), le segnalazioni anonime dei vicini e le foto da Google Earth.

Tempo fa hai realizzato una copertura sul balcone e ne hai murato un’altra parte per creare un piccolo ripostiglio. Il tutto senza mai chiedere l’autorizzazione al Comune. Ora però ti chiedi se e in che misura il tuo abuso edilizio possa essere scoperto. La polizia municipale non passa mai dalle tue parti e il lato dell’edificio interessato dall’intervento non dà sulla strada: difficile che qualcuno se ne accorga. Del resto, nel tuo condominio siete tutti amici e non credi che i vicini facciano la spia (ciascuno di loro, del resto, ha qualcosa da nascondere). Per dormire sonni tranquilli ti chiedi come avvengono i controlli dell’abuso edilizio e quali strumenti ha l’amministrazione per sanzionare i proprietari di casa.

La giurisprudenza si è spesso occupata di questo problema e, in realtà, il quadro che ne esce è quello di un’amministrazione titolare di super-poteri di accertamento, che incontrano il solo limite della privacy e dell’inviolabilità del domicilio (cui però un’ordine di accesso del giudice potrebbe derogare). Si pensi, peraltro, che proprio di recente i giudici hanno ritenuto legati i controlli effettuati tramite il satellite controllato da Google. Possibile? Assolutamente sì e la risposta è scritta in una recente sentenza del Tar Calabria [1]. 

Controlli su segnalazione di privati di abusi edilizi

Di solito i controlli sugli abusi edilizi originano dalla segnalazione di un privato fatta al Comune o ai Carabinieri. Spesso si tratta del vicino di casa rivale o dell’amministratore di condominio il cui compito resta sempre quello di tutelare l’aspetto estetico e la stabilità dell’edificio. La segnalazione può anche essere anonima. L’abuso edilizio è, del resto, un reato perseguibile d’ufficio, il che significa che basta una semplice segnalazione all’amministrazione o alle forze dell’ordine affinché venga aperta un’indagine e, di conseguenza, un fascicolo alla Procura della Repubblica. Non c’è quindi bisogno di una formale denuncia. Peraltro, come più volte chiarito dalla giurisprudenza, esiste un vero e proprio diritto a prendere visione, presso lo sportello comunale, degli atti della concessione edilizia richiesta da un condomino dello stesso stabile. Vi è infatti un interesse meritevole di tutela che giustifica la compressione dell’altrui privacy. Il Comune è quindi tenuto a garantire il cosiddetto «accesso agli atti amministrativi». Di tanto abbiamo già parlato in Condominio e accesso atti amministrativi sulla concessione edilizia.

Nel caso in cui vengano constatati indizi di un abuso edilizio, saranno avviati due distinti e autonomi procedimenti: 

  1. l’accertamento del reato che culmina nel processo penale in tribunale e con la sentenza di condanna; 
  2. l’istruttoria amministrativa volta all’emissione dell’ordine di demolizione dell’opera (ordine che, tuttavia, potrebbe anche essere emesso dal magistrato). 

La differenza tra i due è che il primo procedimento può essere definitivamente “archiviato” se interviene la prescrizione del reato (pari a 4 anni o, se l’indiziato ha ricevuto un avviso di garanzia, pari a 5 anni); invece l’ordine di demolizione può essere emesso anche dopo numerosi anni non applicandosi, in questo caso, alcun termine di prescrizione.

Dinanzi alla segnalazione fatta da un vicino di casa, il dirigente/responsabile dell’ufficio del Comune (ma anche per gli altri uffici comunali competenti: tipicamente Polizia Municipale/Locale ed Uffici Tecnici) ha l’obbligo [2] di procedere d’ufficio, di routine, al controllo del territorio, indipendentemente da qualsivoglia segnalazione (che va comunque debitamente verificata, anche se anonima).

Controlli della polizia municipale su abusi edilizi

La polizia municipale è sicuramente l’organo più indicato per l’accertamento degli abusi edilizi. E ciò perché spetta al Comune far rispettare il proprio regolamento urbanistico e le norme edilizie locali. I vigili quindi potranno aprire una segnalazione che porterà all’avvio del procedimento amministrativo con l’ordine di demolizione. Poiché, come detto, il reato di abuso edilizio è procedibile d’ufficio, le autorità che, nell’esercizio delle proprie funzioni hanno rilevato tracce di reato, hanno l’obbligo di segnalarlo alla Procura della Repubblica affinché si avvii anche il processo penale.

La polizia non è che la mano del Comune. E difatti la vigilanza sull’attività edilizia viene esercitata dal dirigente/responsabile dell’ufficio comunale che, tramite la polizia municipale e gli uffici tecnici, controlla le costruzioni nel medesimo territorio. Il suo compito è quello di assicurare il rispetto delle leggi e dei regolamenti, degli strumenti urbanistici locali e dei titoli abitativi. 

Controlli di carabinieri e polizia su abusi edilizi

Anche le autorità di pubblica sicurezza, come carabinieri e polizia, hanno la possibilità di segnalare un abuso edilizio, ma questi solo per quanto attiene agli aspetti penali dell’illecito, non avendo competenza in materia di segnalazioni al Comune. Come detto però, anche il processo penale può risolversi nell’ordine di demolizione.

Fotografie dal satellite di Google Earth contro gli abusi edilizi

Con la sentenza citata in apertura, i giudici amministrativi hanno ritenuto le fotografie scattate da Google come sufficienti prove documentali dell’abuso edilizio, utilizzabili in sede penale. Possono essere utili anche in sede amministrativa per annullare una concessione edilizia rilasciata per un’opera modificata dopo la presentazione della domanda di sanatoria. Insomma, grazie a Google Earth è possibile smascherare l’abuso edilizio, sia per le costruzioni realizzate senza licenza edilizia (l’attuale permesso di costruire), sia per quelle eseguite in difformità dalla stessa concessione ottenuta. Secondo i giudici, le aerofotografie acquisite con il satellite di Google «costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili anche in sede penale».

Nel caso di specie, il Comune aveva rilasciato una concessione edilizia, poi annullata a seguito di accertamenti conseguenti ad una denuncia penale presentata da un vicino. Il funzionario comunale aveva accertato, anche con l’aiuto delle immagini presenti sul programma Google Earth, che l’immobile era stato ingrandito rispetto all’iniziale permesso edilizio. 

note

[1] Tar Calabria, sent. n. 1604/2018 del 25.11.2018.

[2] Art. 27, comma 3, T.U.

Autore immagine: 123rf com

TAR Calabria, sez. II, sentenza 25 settembre 2018, n. 1604

Presidente/Estensore Durante

Fatto

Con ricorso iscritto al n. 1377/2012 R.G., integrato da motivi aggiunti, A. ed A. C. impugnano: a) il provvedimento n. 90422/12 (impugnato con ricorso principale), con il quale, relativamente ad un immobile sito in Catanzaro, in vicolo V. G. n. […], sono stati annullati la concessione edilizia in sanatoria n. 94087/2008 ed il relativo certificato di agibilità; b) l’ordinanza n. 44 del 12.12.2012 (impugnata con motivi aggiunti) di divieto di prosecuzione dell’attività commerciale svolta nel predetto immobile.

In particolare, deducono:

– eccesso di potere per sviamento, avendo agito la P.A. non nel perseguimento di un interesse pubblico, quanto piuttosto per assecondare l’interesse di un privato cittadino, contestualmente dipendente comunale, ricoprendo quest’ultimo la funzione di vigile urbano;

– eccesso di potere per travisamento dei fatti ed erroneità dei presupposti, violazione del principio di imparzialità ed eguaglianza dei cittadini;

– violazione di legge in relazione all’art. 35 L. 47/85, violazione dell’affidamento della ditta istante (C. A.) e dei terzi aventi causa da quest’ultimo, quali C. A. e la banca mutuataria; – assenza di un interesse pubblico preminente all’annullamento. Violazione di legge in relazione all. 21 nonies L.241/90;

– violazione della L. 241/90 sotto diversi profili.

Resiste il Comune di Catanzaro.

Con ordinanza n. 92/2013, il Tribunale ha disposto una verificazione ex art. 66 c.p.a., a cura della Regione Calabria, diretta ad accertare con precisione la data di costruzione dell’immobile in questione.

L’Ing. D., in qualità di funzionario delegato, nella relazione depositata in atti, ha attestato che l’opera assentita con la concessione edilizia in sanatoria annullata è stata realizzata successivamente alla presentazione della domanda di sanatoria stessa, e comunque successivamente all’anno 2001.

Con ricorso iscritto al n. 388/2014 R.G., il solo C. A. impugna l’ordinanza dirigenziale n. 57 del 2013, con la quale il Comune di Catanzaro, a seguito dell’annullamento della concessione edilizia in sanatoria, gli ha intimato la demolizione, entro 90 giorni, del fabbricato di sua proprietà, destinato ad attività commerciale, ubicato in vicolo V. G. n. […].

Deduce che l’impugnata ordinanza di demolizione sarebbe inficiata, in via derivata, dai medesimi vizi da cui sarebbe affetta l’ordinanza dirigenziale n. 90422 del 2012, di annullamento della concessione edilizia in sanatoria, impugnata con separato ricorso n.1377/2012 R.G.

All’udienza del 25 settembre 2018, le due cause sono state trattenute in decisione.

Diritto

I due ricorsi sono connessi e devono essere riuniti.

Risulta in atti che, nel 1987, C. A. ha presentato al Comune di Catanzaro un’istanza di condono ai sensi della L. 47/85, al fine di sanare l’immobile realizzato abusivamente alla via (omissis), identificato catastalmente al fl. […], part. […], sub. […].

Al riguardo, il Comune ha dapprima rilasciato la concessione edilizia in sanatoria in data 27.10.2008 n. 94087, che poi ha però annullato in autotutela, con ordinanza dirigenziale 28.11.2012. n. 90422, a seguito di accertamenti successivi, effettuati a seguito di denuncia presentata da Furriolo Salvatore.

Quindi, con ordinanza n. 44 del 12.12.2012, impugnata con motivi aggiunti, è stato fatto divieto a C. A. (che nel frattempo ha acquistato l’immobile oggetto di causa) di proseguire l’attività commerciale svolta nello stesso immobile, in quanto privo di titolo edilizio.

Poiché quest’ultimo atto è stato impugnato per vizi derivati dall’illegittimità dell’annullamento in autotutela della concessione in sanatoria e del certificato di agibilità, ai fini della valutazione del merito del complessivo gravame, è preminente la trattazione sulla legittimità dell’ordinanza n. 90422/2012 (di annullamento della concessione edilizia in sanatoria), poiché la legittimità, o meno, di quest’ultima comporta la legittimità, o meno, dell’ordinanza n. 44/2012.

A tal proposito, va osservato che la domanda di condono presentata da C. A., per poter essere accolta, deve avere ad oggetto un’opera ultimata, sia pure abusivamente, entro la data del 1° ottobre 1983, come prescritto dall’art. 31 della L. 47/1985, con la precisazione che “si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura, ovvero, quanto alle opere interne agli edifici già esistenti e a quelle non destinate alla residenza, quando esse siano state completate funzionalmente”.

Dunque, il presupposto indispensabile per potersi avvalere dei benefici della legge suddetta è ravvisabile nell’ultimazione dei lavori di costruzione entro la data del 1° ottobre 1983.

Detta circostanza è stata però confutata, con argomentazioni condivisibili, dal verificatore ing. A. D., il quale ha attestato che l’opera è stata realizzata addirittura dopo la presentazione della domanda di sanatoria e comunque successivamente all’anno 2001 e che l’immobile, a quell’epoca, era di dimensione differente rispetto allo stato rappresentato in progetto.

Questo, sulla scorta delle aerofotogrammetrie acquisite presso l’Amministrazione e delle immagini presenti sul programma Google Earth, i cui fotogrammi costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili anche in sede penale (cfr. Cass. pen., Sez. III, 15 settembre 2017 n. 48178).

Per altro, a fronte di ciò, parte ricorrente non ha fornito alcuna dimostrazione contraria, almeno in ordine alle effettive dimensioni dell’immobile ed all’epoca del suo completamento, lamentando soltanto l’inattendibilità della verificazione suddetta; quando invece incombe sul ricorrente, che agisce e afferma, la prova documentata dell’anteriorità, rispetto alla data finale prevista dalla legge sul condono edilizio, dell’ultimazione dei lavori abusivi. In mancanza di tale prova, la tesi dell’amministrazione sorregge adeguatamente la legittimità del diniego di condono impugnato (cfr. T.A.R. Campania Napoli, Sez. III, 20 novembre 2012 n. 4638).

Opera, quindi, nella fattispecie, il pacifico principio secondo cui, allorquando una concessione edilizia in sanatoria sia stata ottenuta in base ad una falsa, o comunque erronea, rappresentazione della realtà materiale, è consentito alla P.A. esercitare il proprio potere di autotutela, ritirando l’atto, senza necessità di esternare alcuna particolare ragione di pubblico interesse che, in tale ipotesi, deve ritenersi sussistente in re ipsa (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 8 gennaio 2013 n. 39).

Donde, l’annullamento anche del certificato di agibilità, che non può essere rilasciato per fabbricati abusivi e non condonati (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 7 marzo 2018 n. 1458).

La definizione sfavorevole del ricorso principale n. 1377/2012 determina, infine, anche il rigetto del ricorso n. 1388/2014.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sui ricorsi riuniti, come in epigrafe proposti, li rigetta.

Condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese del processo in favore del Comune di Catanzaro, liquidato in complessivi euro 1.500,00, oltre accessori ed al pagamento del compenso del verificatore, liquidato in complessivi euro 1.500,00, oltre accessori.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa


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