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Esempi di ingiuria

21 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Novembre 2018



In questo articolo vedremo in quali casi le offese costituiscono un illecito e comportano conseguenze per chi le pronuncia. 

Oggi hai avuto un’esperienza poco piacevole. Dovevi recarti al lavoro in macchina. Dopo aver girato invano in cerca di un parcheggio, hai finalmente adocchiato un posto libero. Hai quindi azionato la freccia ed hai iniziato la manovra per parcheggiare. In quel preciso momento è sopraggiunto un altro veicolo che, in maniera prepotente, ha preso velocemente il posto che stavi per occupare. Lo hai fatto presente al guidatore, che, per tutta risposta, ti ha sommerso di parole offensive e volgari. Questo comportamento ti ha indignato, e, preso dalla rabbia, hai pensato che sarebbe stato bello fargliela pagare, magari con una bella denuncia. Infatti, a parte il fatto che hai annotato il suo numero di targa, si trattava di una persona che conoscevi di vista. Poi, a mente serena, ti sei chiesto se il suo comportamento sia da considerarsi vietato dalla legge. Vorresti alcuni esempi di ingiuria, per capire fino a che punto ci si può spingere con gli insulti senza temere conseguenze. Questo articolo fa al caso tuo. Il reato di ingiuria [1], che in passato comportava conseguenze penali a carico di chi lo commetteva, è stato, in tempi recenti, depenalizzato [2]. Ciò significa che, per chi commette questo illecito, non sono più previste sanzioni penali, che consistevano nella reclusione fino a 6 mesi o, in alternativa, in una multa fino a 516 euro. Il fatto che l’ingiuria sia stata depenalizzata non esclude, tuttavia, conseguenze a carico di chi pone in essere comportamenti che un tempo avrebbero costituito reato. Essa è, oggi, un illecito civile, dal quale deriva l’obbligo di risarcire la persona offesa. È quello che, a tal proposito, ha puntualizzato la Corte di Cassazione, con una sentenza sopraggiunta poco dopo la depenalizzazione [3]. In tale occasione, la Cassazione ha chiarito che il danneggiato ha comunque diritto di agire in sede civile per il risarcimento del danno. Ma quali comportamenti danno luogo ad ingiuria? E, soprattutto al giorno d’oggi, in cui il linguaggio è più libero e spesso volgare, quali sono le espressioni offensive che possono considerarsi illecite? Vediamo di rispondere a queste domande.

In cosa consiste l’ingiuria?

L’ingiuria è il comportamento di chi offende l’onore o il decoro di una persona presente.

I beni che in questo caso vengono tutelati dalla legge sono pertanto:

  • l’onore, cioè l’insieme delle qualità morali di una persona, che concorrono a determinare il suo valore, così come viene percepito dalla stessa persona offesa e dall’ambiente sociale in cui vive;
  • il decoro, che è il rispetto di cui è degna ogni persona.

Questi concetti variano molto da un ambiente sociale all’altro, e da una persona all’altra, per cui è difficile tracciare una netta linea di demarcazione tra ciò che costituisce ingiuria e ciò che non lo è. Questo è compito del giudice, che, secondo la costante giurisprudenza della Cassazione, deve contestualizzare l’offesa, riferendola all’ambiente sociale in cui essa è pronunciata, alla capacità offensiva delle espressioni e dei gesti adoperati, ai rapporti tra le parti coinvolte [4].

Per quanto riguarda i soggetti che possono subire danno dal comportamento offensivo, si può trattare praticamente di chiunque: quindi qualunque persona fisica, senza alcuna distinzione.

In particolare, si ritiene che un’espressione verbale o un gesto possano essere offensivi anche nei confronti di:

  • persone giuridiche, società, organizzazioni religiose, associazioni e similari, che possono venire lese nell’onore sociale, che è un bene comune a tutti i partecipanti. E’ quindi ingiuria dire al rappresentante di un’associazione: “La vostra associazione è un covo di ladri”. Ciò non esclude, naturalmente, l’offesa rivolta ai singoli componenti: “Il vicepresidente è un imbroglione”;
  • soggetti incapaci di intendere e di volere. Si è infatti, discusso a lungo sulla capacità di tali persone  di percepire le offese e di subirne di conseguenza un danno. La giurisprudenza della Corte di Cassazione, però, è orientata nel senso di ritenere che l’oggetto della tutela stabilita dalla legge consiste nel  valore della dignità umana in quanto tale; pertanto non occorre che la persona destinataria delle offese sia in grado di comprenderne il significato e le percepisca come tali [5].

Inoltre, l’ingiuria dovrebbe essere commessa in presenza della persona offesa. Infatti, la legge parla di offesa all’onore o al decoro della persona presente. Se invece si parla male di un soggetto a persone diverse, ciò integra un altro illecito, che è il reato di diffamazione. E’ il caso di chi “sparla” gli altri in maniera troppo pesante.

Tuttavia, la presenza non deve essere intesa in senso strettamente spaziale. La giurisprudenza ritiene infatti che si ha ingiuria anche quando, per offendere qualcuno, si affida il messaggio ad altre persone, affinché venga riferito all’offeso [6]. E’ il caso, ad esempio, di chi dice al figlio di un conoscente: “Tuo padre è un ladro”, sapendo che egli andrà a riferirlo al genitore.

Alcuni esempi di ingiuria

L’ingiuria si può porre in essere con una grande varietà di condotte e praticamente con ogni mezzo. Infatti, possono essere utilizzate le parole, oppure i gesti, o ancora i disegni e ogni tipo di scritto.

Poiché al giorno d’oggi il linguaggio è molto più libero rispetto a un tempo, e spesso viene socialmente accettato che esso sconfini nel volgare, la giurisprudenza ha elaborato un’ampia casistica di espressioni e di gesti, alcuni dei quali vengono considerati ingiuriosi, mentre altri, un tempo decisamente sconvenienti, vengono visti con maggiore indulgenza.

Ecco alcuni esempi di espressioni e comportamenti considerati ingiuriosi:

  • l’espressione “Vaffa …” costituisce ingiuria, anche se vi è confidenza tra chi l’ha pronunciata e il destinatario. Nel caso specifico, la Cassazione ha esaminato il comportamento di un impiegato che, essendo stato sorpreso a leggere il giornale in ufficio dal suo superiore, essendo stato da questi richiamato gli ha risposto con questa colorita espressione. Essa, per la Suprema Corte, è sempre offensiva e inaccettabile, a prescindere dal grado di conoscenza tra le persone interessate. Se la parola è accompagnata dal gesto del dito medio alzato, è ancora peggio [7];
  • sbattere la porta in faccia a qualcuno con fare offensivo costituisce ingiuria; tale comportamento, inoltre, legittima un’eventuale reazione della parte offesa, che può rispondere con espressioni di insulto senza che ciò costituisca ingiuria [8];
  • alzare il dito medio rivolgendosi a qualcuno è da considerarsi offensivo [9]. In questo caso, si trattava di due coniugi separati, che si sono incontrati mentre erano alla guida delle rispettive auto. In tale occasione, la donna ha abbassato il finestrino, mostrando il dito medio all’uomo. Ciò è stato considerato ingiuria, anche se il gesto non era accompagnato da nessuna espressione verbale;
  • la parola “str …” detta da un marito alla suocera, in presenza della moglie [10]. Nel caso specifico, la suocera non era presente, ma i Supremi Giudici hanno ritenuto sufficiente che l’espressione fosse pronunciata in presenza della moglie, che, essendo stata offesa la madre, ha pure subito lesione del proprio onore e decoro;
  • “architetto del c …” [11]. Si tratta di espressione con la quale un condomino ha inveito contro un altro durante un’assemblea condominiale. La Suprema corte ha rilevato che, anche se la parola “c …” è ormai entrata nell’uso comune, essa può essere utilizzata con finalità ingiuriose;
  • espressioni come “penoso”, “mezza manica”, “fregare il proprio datore di lavoro”, riferite a dipendenti, hanno una valenza mortificatrice della persona e concretizzano un attacco personale a quest’ultima. Pertanto costituiscono ingiuria [12].

Ecco altri esempi in cui, invece, pur in presenza di comportamenti “sopra le righe”, non è stata ritenuta sussistente l’ingiuria:

  • dire “dilettante allo sbaraglio”, “giocoliere” o ancora “turista della politica” al proprio avversario politico [13]. La Cassazione ha infatti ritenuto che, quando si vuole criticare un antagonista partitico, è normale farlo con espressioni “suggestive”, “ad alto impatto emotivo”, anche se a prima vista possono apparire offensive;
  • l’espressione “mi hai rotto i co …”[14]. Questa frase, infatti, per quanto pesante e violenta, non costituisce offesa per la persona alla quale è rivolta. Secondo la Suprema Corte, invero, essa equivale a “non infastidirmi”;
  • dire parole come “sciocco”, “scioccarello”. “ignorante”,  a meno che non si tratti di parole pronunciate da un insegnante a un alunno in classe, traducendosì così in un’offesa al decoro della persona [15];
  • dare del “rompipalle” a qualcuno, sempre secondo la Cassazione, non costituisce ingiuria, perchè molto utilizzata e socialmente accettata. Ciò è ancora più vero in ambiti contraddistinti da una particolare agitazione degli animi (nel caso specifico, si trattava di una riunione condominiale) [16].

In definitiva, stabilire se un’espressione sia o meno ingiuriosa non è sempre così scontato. I magistrati, a tal fine, adottano un approccio che mira a collocarla nel contesto in cui è stata pronunciata.

In particolare, tengono conto di:

  • chi l’ha detta;
  • quando è stata detta;
  • in quale luogo è stata pronunciata;
  • chi era il destinatario dell’espressione;
  • qual era l’intenzione comunicativa di chi l’ha adoperata.

Le parolacce non vanno isolate e considerate alla lettera, anche perché può succedere che:

  • un’espressione, normalmente offensiva, venga utilizzata per affetto. Questo avviene soprattutto quando tra le parti coinvolte c’è amicizia e il contesto è scherzoso. Ad esempio, può succedere che un uomo venga salutato da un vecchio amico con un’espressione del tipo “Che bello rivederti, vecchio bastardo!”, e non si offenda affatto;
  • viceversa, parole che alla lettera sono dei complimenti possono essere utilizzate in maniera ironica, allo scopo di offendere. Ad esempio, la frase “Lei è veramente un bravo medico, mi congratulo!”, pronunciata da un paziente insoddisfatto, è in realtà offensiva.

Ti ho fatto alcuni esempi di ingiuria. Se, tuttavia, dovesse capitarti di pronunciare parole delle quali poi dovessi pentirti, o se viceversa, dovessi subire delle offese da parte di altri, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa ti consiglio di consultare un avvocato, che valuti, alla luce della giurisprudenza più recente, se negli insulti vi siano gli estremi dell’ingiuria.

note

[1] Art. 594 cod. pen.

[2] D. lgt. n. 7/2016.

[3] Cass. sent. n. 25062/2016.

[4] Cass. sent. n. 10188/2011; n. 3931/2010; n. 37301/2013.

[5] Cass. sent. n. 2486/1998.

[6] Cass. sent. Cass. sent.n. 29221/2014.

[7] Cass. sent. n. 26171/10.

[8] Cass. sent. n. 4691/2013.

[9] Cass. sent. n. 26171/10.

[10] Cass. sent. n. 35874/2009.

[11] Cass. sent. n. 33221/2012.

[12] Cass. sent.n. 6758/2009.

[13] Cass. sent.n. 7421/2013.

[14] Cass. sent. n. 19223/13.

[15] Cass. sent. n. 38297/2010.

[16] Cass. sent. n. 22887/2013.


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