Diritto e Fisco | Articoli

Si può insultare qualcuno senza rischiare nulla?

21 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Novembre 2018



Le offese di persona o sui social network vengono punite in modo diverso: in un caso si tratta di illecito, nell’altro di reato.

Hai presente quelle volte in cui non ce la fai proprio e ti scappa una parola poco ortodossa rivolta a qualcuno che ha oltrepassato il limite? Eppure, sei una persona educata, che tenta di mantenere le buone maniere, di essere paziente. In certi momenti, però, senti che quando ci vuole ci vuole e, come si suol dire, ti scatta il salvavita. Tuttavia, attento alle parole: l’altro magari esagera, ma se esageri anche tu potresti subire il cosiddetto effetto boomerang. Non sempre si può insultare qualcuno senza rischiare nulla.

Mantenere la buona educazione è sempre un gesto da gentiluomini. E si dice che, se proprio arriva la situazione antipatica, ignorare chi offende è l’arma migliore. Comunque, nel caso ti scappasse l’improperio bisognerebbe inquadrare la parola in un certo contesto per cavartela senza una sanzione. Insomma, a chi si chiede se si può insultare qualcuno senza rischiare nulla la giurisprudenza risponde che dipende da che cosa si dice, dove, quando e a chi lo si dice.

Di buono per chi ha la lingua troppo sciolta è che l’ingiuria non è più un reato. Un decreto legislativo del Governo Renzi [1] l’ha depenalizzato. Una volta rischiava la reclusione fino a sei mesi o la multa fino a 516 euro chi offendeva l’onore o il decoro di una persona presente, cioè chi dava dell’idiota in faccia a qualcuno (per usare una parola tutto sommato morbida) a voce o mediante un disegno, un’e-mail o una telefonata. La pena raddoppiava se l’offesa consisteva nell’attribuire un fatto determinato (del tipo: «Ladro, mi hai rubato 10 euro l’altro giorno»). Se poi l’offesa veniva fatta davanti a più persone, peggio ancora.

Oggi, dopo che è stato depenalizzato il reato di ingiuria, si può insultare qualcuno senza rischiare nulla? Non esserne così sicuro. Anche quando l’offesa non parte dalla lingua ma dalle dita che cliccano su una tastiera e si lasciano andare sui social network bisogna stare attenti.

Insulti: cosa si rischia?

Chi insulta qualcuno, dunque, non commette più reato ma rischia una sanzione civile. Rischia di pagare da 100 a 8.000 euro. Un «vaffa…», insomma, può risultare molto caro. Se la parola poco carina viene accompagnata dall’attribuzione di un fatto determinato o viene detta in pubblico, cioè alla presenza di più persone, la pena aumenta: tra 200 e 12.000 euro.

Insulti: come si denuncia?

Se sei tu il destinatario dell’insulto e non mandi giù l’offesa ma vuoi denunciare il fatto, non dovrai più andare dai Carabinieri o alla Procura della Repubblica per sporgere una querela: basterà che chieda al tuo avvocato di avviare una causa ordinaria civile. Dove? Dipende dalla gravità delle parole dette e dalle circostanze in cui sono state pronunciate. Può essere dal Giudice di Pace se il risarcimento richiesto non è superiore ai 5.000 euro oppure in Tribunale se si supera quella cifra.

Insulti: cosa si decide nella causa?

Chi pensava che si può insultare qualcuno senza rischiare nulla e si trova, inaspettatamente, coinvolto in una causa civile, deve, innanzitutto, armarsi di pazienza. Il procedimento durerà non meno di tre anni, a seconda dei testimoni da sentire o da quanto sono impegnati il giudice e gli avvocati.

Se chi ha fatto l’offesa verrà condannato, la sentenza può stabilire il pagamento di:

  • il risarcimento del danno a chi è stato insultato, oltre alle spese processuali. E conviene pagare, altrimenti si rischia il pignoramento, dopo che saranno state presentate la notifica della sentenza e l’atto di precetto;
  • la sanzione civile alla Cassa Ammende, che altro non è se non lo Stato stesso. Anche in questo caso è meglio stare zitti ed aprire il portafoglio, prima che intervenga l’Agenzia delle Entrate Riscossione con in mano una cartella esattoriale alla quale seguirà il pignoramento. Questo provvedimento può interessare il conto corrente ma non casa: l’ipoteca, infatti, avrebbe un importo minimo di 20mila euro ed il pignoramento dell’immobile di 200mila euro.

Insulti sui social: cosa si rischia?

Una delle forme più utilizzate per pensare che si può insultare qualcuno senza rischiare nulla è quella di lanciare delle offese sui social network, convinti che stando al di qua dello schermo senza mostrare la faccia legittimi chiunque a scrivere qualsiasi cosa all’indirizzo di chiunque. Qui, rispetto a quanto detto prima, le cose cambiano eccome. Per la Corte di Cassazione [2], la pubblicazione di un commento o di una frase inserite in una bacheca di Facebook o di un’altra rete sociale mira a diffondere un messaggio a più persone, cioè a tutte quelle che hanno accesso a quel profilo. Per questo motivo, se il contenuto è offensivo scatta il reato di diffamazione in quanto viene condiviso con più persone, indipendentemente che si tratti di un gruppo più o meno ampio di utenti.

La diffamazione si ritiene aggravata [3] proprio perché il contenuto offensivo può arrivare ad un numero indeterminato di persone. Il fatto che tra queste ultime si trovi il destinatario degli insulti non cambia il reato di diffamazione nell’illecito civile di ingiuria.

note

[1] Dlgs. n. 7/2016.

[2] Cass. sent. n. 40083/2018 del 03.05.2018.

[3] Art 595 co. 3 cod. pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI