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Contratti d’impresa: ammessi fuori dai locali commerciali?

14 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 14 ottobre 2017



I contratti conclusi dall’imprenditore fuori dai locali commerciali sono soggetti a particolari obblighi informativi

Aziende e professionisti possono concludere contratti al di fuori dei locali commerciali o contratti a distanza. Quando lo fanno è necessario che rispettino alcuni accorgimenti a tutela del consumatore previsti dal Codice del consumo. Essi, infatti, sono considerati la parte forte del rapporto mentre il consumatore il “contraente debole”. Oltre agli obblighi contenuti nel codice del consumo, tale tipologia di contratti è disciplinata anche dalla legge del commercio [1] e da quella in materia di vendita diretta a domicilio.

Ma cosa si intende per locale commerciale?

Secondo il Codice del consumo [2], per locale commerciale si intende qualsiasi locale, immobile o mobile, adibito alla vendita al dettaglio nel quale l’attività del professionista è svolta in modo permanente o abituale. Un contratto si considera concluso fuori dai locali commerciali quando è concluso in una delle seguenti modalità:

  • in un luogo diverso dai locali del professionista;
  • quando il consumatore è stato avvicinato personalmente e singolarmente in un luogo diverso dai locali del professionista, anche se il contratto viene poi concluso presso i locali dell’azienda o del professionista;
  • durante un viaggio promozionale organizzato dal professionista e avente l’obiettivo o l’effetto di promuovere e vendere beni e servizi al consumatore.

Vendita a distanza

Quanto ai contratti di vendita a distanza, questi sono contratti conclusi tra imprenditore e consumatore attraverso tecniche di comunicazione che non presuppongono la presenza fisica e simultanea delle parti: ossia mediante l’uso esclusivo di mezzi di comunicazione a distanza come il telefono o internet. Anche in caso di vendite a distanza sono previsti particolari obblighi in capo all’imprenditore.

Obblighi professionali

Come detto, tra gli obblighi che incombono sull’azienda e sul professionista, vi sono certamente obblighi di carattere informativo. In particolare, questi hanno l’obbligo di informare il consumatore circa l’esistenza del diritto di recesso ed altre numerose informazioni. In primo luogo, certamente le informazioni precontrattuali. Anche i fornitori di acqua, gas, elettricità e teleriscaldamento devono fornire le informazioni precontrattuali ed in caso di contestazioni sono anche onerati dell’obbligo di dare la prova dell’adempimento degli obblighi di informazione.  Poi devono fornire informazioni adeguate in ordine alle caratteristiche principali dei beni e servizi che pongono in vendita, sui loro costi e sulle modalità di pagamento.

Contratti fino a 200 euro

Il Codice del consumo, inoltre, distingue gli obblighi gravanti su imprese e professionisti in base al valore dell’affare. Infatti, per i contratti negoziati fuori dai locali commerciali il cui importo non supera i 200 euro e che abbiano ad oggetto lavori di riparazione o manutenzione, devono essere fornite solo delle informazioni precontrattuali minime essenziali relative a:

  • identità, indirizzo, numero di telefono, fax e mail, del professionista;
  • prezzo o modalità di calcolo del prezzo;
  • caratteristiche principali dei beni e servizi;
  • le condizioni, i termini e le procedure per esercitare il diritto di recesso;
  • se non è previsto il diritto di recesso, l’informazione che il consumatore non può beneficiare di un diritto di recesso o, eventualmente, le circostanze in cui il consumatore perde il diritto di recesso.

note

[1] D. lgs. n. 114/1998.

[2] D. lgs. n. 206/2005.


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