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Incidente: si può cedere il credito all’avvocato?

20 Novembre 2018


Incidente: si può cedere il credito all’avvocato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Novembre 2018



Recupero del risarcimento del danno da parte del legale: è valida la cessione del credito in caso di vittoria della causa?

Immagina di aver fatto un incidente stradale. Tra te e l’altro automobilista nasce una contestazione su chi ha ragione e chi torto. Convinto di essere dalla parte del giusto e di aver rispettato il codice della strada presenti la richiesta di risarcimento alla tua assicurazione. Senonché questa ti nega il rimborso delle spese necessarie alla riparazione dell’auto. Ad avviso del liquidatore, infatti, non c’è certezza sulle modalità del sinistro e sulle rispettive colpe: per cui, in presenza di una contestazione da parte dell’altro automobilista, non è possibile procedere alla liquidazione del danno. Meravigliato, ti rechi da un avvocato. Questi, come te, è convinto delle tue ragioni; così ti suggerisce di fare causa all’assicurazione. Ma a te servono subito i soldi per riparare la macchina senza la quale non puoi andare a lavorare: impossibile aspettare i lunghi tempi di un processo, né hai una somma da anticipare per il meccanico. Così proponi al tuo legale un accordo: sarà lui a darti il denaro necessario per la messa a punto dell’auto in cambio della cessione del credito per il risarcimento che il giudice riconoscerà. In pratica, se il giudizio avrà esito positivo, tutto l’indennizzo che verserà l’assicurazione lo potrà riscuotere il tuo difensore. Un patto del genere è valido? In caso di incidente, si può cedere il credito all’avvocato? La questione, per quanto singolare, è stata oggetto di una recente sentenza della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi in merito.

Il problema nasce dall’interpretazione di una norma del codice civile [2]. In essa si stabilisce (tra l’altro) che gli avvocati non possono, neppure per interposta persona, rendersi cessionari di diritti sui quali è sorta contestazione davanti l’autorità giudiziaria di cui fanno parte o nella cui giurisdizione esercitano le loro funzioni, sotto pena di nullità e dei danni.

Secondo quanto chiarito dalla Cassazione, la norma stabilisce la nullità di ogni patto con cui il cliente cede al proprio avvocato, incaricato di fare causa all’assicurazione, il credito che vanterà nei confronti dell’assicurazione una volta terminato il giudizio secondo quanto verrà stabilito dal giudice. Non importa – sostengono i giudici – che la cessione avvenga prima ancora dell’avvio della causa, quando è stato semplicemente conferito il mandato – in via stragiudiziale – al recupero del credito nei confronti della compagnia. L’interpretazione estensiva del divieto di cessione riferita ai «diritti sui quali è sorta contestazione», osserva il collegio, risulta coerente con il cumulo nella stessa persona nella qualità di cessionario del credito e di legale incaricato di recuperarlo in sede giudiziaria.

Non bisogna dimenticare tuttavia che è invece consentita la cessione del credito all’officina incaricata di riparare il mezzo. E questo perché il meccanico non è compreso tra i soggetti a cui il codice civile vieta la cessione del credito. Come abbiamo già spiegato in Come farsi riparare l’auto gratis, già dal momento della richiesta di risarcimento – che va inviata nel più breve tempo possibile, e comunque mai oltre due anni, con una raccomandata a/r o con una pec – l’automobilista vanta un credito nei confronti della compagnia. Questo diritto di credito può essere “ceduto” a terzi. Così, accordandosi con il carrozziere, il danneggiato può farsi riparare da lui la macchina in forma gratuita e immediatamente; in cambio gli cede il credito verso l’assicurazione. In questo caso il meccanico subentra in tutti i diritti dell’automobilista nei confronti dell’assicurazione: gli spetterà andare “a bussare” alla porta del liquidatore per farsi corrispondere il risarcimento e potrà anche fargli causa se non dovesse ricevere il pagamento.

note

[1] Cass. ord. n. 29834/18 del 20.11.2018.

[2] Art. 1261 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 19 giugno – 20 novembre 2018, n. 29834

Presidente Travaglino – Relatore Moscarini

Fatti di causa

Ca.Ma. , a seguito del danneggiamento della propria autovettura causata da una grandinata verificatasi in (omissis) in data (omissis), presentò denuncia di sinistro alla compagnia di assicurazioni Zurich Insurance Public Limited Company, a seguito della quale i danni vennero quantificati in Euro 7.886,65. A causa della mancata tempestività della compagnia nel liquidare il danno, il Ca. cedette il proprio credito all’avv. C. conferendogli contestuale mandato a provvedere alla riparazione dei danni subiti. L’avv. C. citò la Zurich davanti al Tribunale di Como per sentir accertare l’esistenza del diritto di credito del Ca. nei confronti della convenuta e l’efficacia della cessione, con condanna della compagnia a pagare l’importo dovuto.

La compagnia, costituendosi in giudizio, eccepì l’invalidità dell’atto di cessione ai sensi dell’art. 1261 c.c. stante la natura litigiosa del credito, chiese il rigetto della domanda o, in via subordinata, l’accoglimento in misura ridotta. Il Tribunale di Como, con sentenza del 2014, condannò la Zurich a pagare l’importo di Euro 6.737,09, oltre interessi legali e spese del grado.

La Corte d’Appello di Milano, adita da Zurich, con sentenza n. 2281 del 7/6/2016, per quel che ancora rileva in questa sede, ha accolto l’appello ritenendo che il credito ceduto fosse qualificabile quale credito litigioso e non cedibile ai sensi dell’art. 1261 c.c., da estendersi a tutti i crediti sui quali fosse insorta una qualunque controversia anche se non ancora sfociata in controversia giudiziale. Nel caso di specie il Ca. aveva sia operato una cessione del credito al C. , sia conferito al medesimo un mandato professionale di consulenza ed assistenza legale, con procura alle liti, perché lo rappresentasse in giudizio nei confronti di Zurich. Sulla base di questi presupposti il giudice ha ritenuto essere più confacente alla ratio dell’art. 1261 c.c. un’interpretazione estensiva della disciplina travalicante il dato testuale che ne limita l’efficacia ai soli crediti sui quali sia già sorta una contestazione davanti l’autorità giudiziaria. Dichiarata la nullità dell’atto di cessione, ha pertanto rigettato la domanda di C. nei confronti di Zurich, con le conseguenze sulle spese del doppio grado del giudizio.

Avverso la sentenza l’avv. C. propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo. La Zurich Insurance Public Limited Company resiste con controricorso, illustrato da memoria.

Ragioni della decisione

1. Con l’unico motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 1261 comma 1 c.c., 12 e 14 disp. prel. c.c., in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c. nella parte in cui la sentenza ha interpretato estensivamente l’art. 1261 c.c. affermando la natura litigiosa del credito ceduto, anche in assenza di una controversia già incardinata davanti all’autorità giudiziaria.

L’interpretazione estensiva della norma ai crediti per i quali non sia ancora insorta controversia avanti all’autorità giudiziaria sarebbe illegittima, sia per contrasto con la lettera e la ratio dell’art. 1261 c.c., sia per contrasto con il divieto di analogia delle norme eccezionali di cui all’art. 14 disp. prel. c.c. quale quella, contenuta nell’art. 1261 c.c., relativa alla incedibilità dei crediti.

1.1 Il motivo è infondato. La sentenza appare pienamente conforme alla ratio dell’art. 1261 c.c. che consiste nell’evitare che, attraverso la cessione del credito per il quale è sorta contestazione davanti all’autorità giudiziaria, si possa creare una situazione di conflitto di interessi tra il cedente ed il cessionario.

È vero che la giurisprudenza di questa Corte richiede che sia sorta una specifica controversia davanti all’autorità giudiziaria con riguardo a quel credito (Cass., 3, n. 11144 del 16/7/2003) ma è altresì del tutto coerente con la ratio della disposizione che il caso in esame sia sussunto nella fattispecie dell’art. 1261 c.c. Come evidenziato dalla Corte territoriale l’avv. C. si è reso cessionario di un credito litigioso avendo accettato, oltre alla cessione del credito, anche una specifica procura alle liti per avviare l’azione di recupero di detto credito presso la compagnia di assicurazioni morosa. Ne consegue che l’interpretazione del sintagma “diritti sui quali è sorta contestazione” disposta dalla Corte d’Appello di Milano in modo estensivo, è coerente con il cumulo, nella stessa persona, della qualità di cessionario del credito e di legale incaricato del recupero del medesimo in sede giudiziaria e con la ratio legis dell’art. 1261 c.c. diretta ad impedire la speculazione sulle liti da parte dei soggetti in essa contemplati.

La Corte d’Appello ha correttamente utilizzato il criterio dell’interpretazione estensiva che, lungi dal determinare l’applicazione analogica della disciplina di un caso regolato ad un caso non regolato connotato da una somiglianza rilevante, resta nei limiti dell’interpretazione secondo la ratio legis, cioè secondo l’intenzione del legislatore che può essere estesa o ristretta dall’interprete sulla base della peculiarità del caso sussunto.

È noto che l’interpretazione della ratio legis, o dello scopo della disposizione o dell’intenzione del legislatore è criterio previsto dall’art. 12 disp. prel. c.c. quale complemento indefettibile dell’interpretazione letterale o secondo il significato delle parole, non essendo l’interprete libero di fermarsi al solo criterio dell’interpretazione letterale ma essendo vincolato ad attribuire, alle parole utilizzate dal testo della disposizione, il senso che risulta dall’intenzione del legislatore, tra i due criteri non sussistendo alcuna gerarchia ma piena osmosi.

2. Conclusivamente il ricorso va rigettato; ricorrono particolari ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione. Si dà atto, ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e ritiene sussistere particolari ragioni per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione. Si dà atto, ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.


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