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Come fare causa al Comune per strada dissestata

21 Novembre 2018


Come fare causa al Comune per strada dissestata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Novembre 2018



Richiesta risarcimento danni al Comune per insidia stradale: come farsi riparare l’automobile o farsi pagare per la frattura al piede causata da una buca sul marciapiede.

Se la ruota della tua auto è finita in una buca stradale o, mentre camminavi sul marciapiede, hai messo un piede in fallo in una fossa nascosta, non è così scontato che tu possa ottenere il risarcimento dal Comune. Questo perché, sebbene la pubblica amministrazione ha l’obbligo di provvedere alla manutenzione delle strade, per cui dovrebbe anche essere responsabile per i danni causati agli automobilisti o ai pedoni, la giurisprudenza ha mitigato il rigore di tale principio imponendo ai cittadini l’obbligo di prestare attenzione a dove mettono ruote e piedi. In altri termini: non si può camminare con la testa per aria. Calando questo principio nella pratica quotidiana, ecco che, per i nostri tribunali, non è possibile chiedere il risarcimento in tutte quelle situazioni in cui, con un po’ più di attenzione, si poteva evitare il danno. Da ciò nascono le contestazioni e i numerosi processi per «insidia stradale». Se vincere non è così facile, è normale chiedersi come fare causa al Comune per la strada dissestata, come evitare gli errori che comunemente vengono fatti dagli avvocati o da chi decide di difendersi da solo (lo può fare se il valore del risarcimento non supera 1.100 euro).

Di tanto parleremo in questo articolo. Se anche tu ti stai chiedendo come farsi risarcire dal Comune per la caduta in una buca, qui di seguito troverai tutte le istruzioni sia per quanto riguarda il danno subìto dal pedone a piedi, sia per quanto concerne l’automobilista che danneggia l’auto a causa di una fossa sull’asfalto. Le regole, infatti, sono le stesse.

Bada bene: non forniremo indicazioni teoriche su quali sono gli indirizzi della giurisprudenza in merito (di tanto abbiamo già parlato, in modo ampio, in numerose guide già pubblicate su questo giornale tra cui, ad esempio, Buca visibile: risarcimento). Al contrario daremo dei suggerimenti pratici per essere sicuri di strappare il dovuto risarcimento all’amministrazione, spesso più propensa a spendere i soldi in eventi e manifestazioni di piazza che non per riparare le buche e risarcire chi vi finisce dentro. Ma procediamo con ordine.

Il luogo della caduta: la raccolta delle prove

La prima cosa che devi sapere è che, se cadi in una buca, devi procurarti le prove di ciò per poter dimostrare successivamente al giudice le tue ragioni. La raccolta di tali prove risulterà tanto più facile se vi provvedi immediatamente, nel momento stesso del danno. Lo so: se ti sei fatto male e stai aspettando l’autoambulanza, a tutto penserai fuorché alla successiva causa. Ma, se eri in compagnia, potrai delegare il tuo accompagnatore a svolgere queste attività preliminari; così come, se è intervenuta la polizia, potrai chiedere una copia del verbale redatto al momento.

Al giudice devi infatti dimostrare due cose essenziali:

  • la presenza della cosiddetta insidia stradale ossia della buca nascosta sulla strada;
  • la caduta causata da tale insidia stradale.

L’insidia stradale

La presenza della buca sulla strada può essere dimostrata sia con una fotografia che con le dichiarazioni di un testimone oculare. Visto che tutti ormai circoliamo con uno smartphone, non ti risulterà difficile immortalare l’insidia stradale e salvare l’immagine sul tuo telefonino. Quanto al testimone questi deve aver personalmente visto l’ostacolo e non essersi limitato a sentirne parlare da terzi.

Qui però è bene informarti di una cosa. Come abbiamo anticipato, la giurisprudenza esclude il risarcimento in tutti quei casi in cui l’ostacolo era visibile e, quindi, evitabile. Pertanto, anche se può sembrarti paradossale, tanto più la buca è grande e larga, tantomeno hai possibilità di essere risarcito. Affinché tu possa sperare di vincere il processo è necessario che la caduta sia dovuta a una vera e propria “insidia”, ossia a un ostacolo nascosto e imprevedibile. È ad esempio il caso di chi cade in una voragine ricolma d’acqua o di foglie, pertanto non percepibile; o di chi finisce in una fossa posta sul margine della strada, di piccole dimensioni, tuttavia tanto profonda da perforare un pneumatico; o di chi mette il piede in una piastrella del marciapiede leggermente divelta o in un gradino pericolante di una scala pubblica e scivola a terra; o di chi fora una ruota di notte, in una strada poco illuminata, in condizioni quindi da non accorgersi della buca; o infine di chi cammina sull’erba alta di un parco pubblico (ove non è vietato calpestare il verde) e finisce in un fossato. 

Al contrario è stato negato il risarcimento per le buche in una strada che si percorre tutti i giorni, ove il danneggiato era quindi in grado di conoscere e prevedere il pericolo; in una via illuminata o in pieno giorno quando l’ostacolo è posto al centro della carreggiata; in una strada palesemente dissestata, ove anche la presenza della segnaletica stradale avrebbe dovuto contribuire a mettere in allarme il conducente consigliandogli un altro percorso o una velocità più moderata.

A chi spetta la prova dell’insidia stradale?

La giurisprudenza è un po’ divisa se, una volta dimostrata l’esistenza di una buca, spetti al danneggiato provare che questa era poco visibile – ossia insidiosa – oppure ricada sul Comune dimostrare la disattenzione dell’utente della strada e, quindi, la sua colpa. Ovviamente, se il giudice che ha in mano la tua causa dovesse aderire al primo orientamento, per te sarebbe più facile vincere: ti basterebbe infatti che l’amministrazione non fornisca un’adeguata prova a sostegno della prevedibilità dell’ostacolo per poter ottenere il risarcimento. Ma siccome lo scopo di questo articolo non è solo insegnarti come fare causa al Comune per la strada dissestata, ma anche vincere, allora è bene che ti cauteli in anticipo. Ecco perché ti consiglio di scattare numerose foto non solo alla buca ma anche all’ambiente circostante, in modo da evidenziare, quanto più possibile, la difficoltà di avvistamento dell’insidia.

La caduta

Fatte le dovute foto all’insidia stradale, ti tocca provare un secondo aspetto non meno importante del primo e su cui molte persone “cadono” in errore: il cosiddetto rapporto di causalità. Devi cioè dimostrare che il danno te lo ha procurato la strada dissestata e non anche un altro motivo. Ad esempio, se anche fosse certo che sulla via c’è una buca e che tu sei caduto, non basta dimostrare al giudice questi due elementi perché lo scivolone potrebbe essere stato determinato anche da un laccio di una scarpa slacciato o da un chiodo che si è conficcato nella tua ruota. Insomma, c’è bisogno di provare il rapporto di causa-effetto tra la caduta e l’insidia stradale. E per questo, mi spiace dirtelo, ci può essere solo un testimone che ti ha visto cadere nell’immediatezza e che possa riferire al magistrato la causa della tua sventura. 

Ecco che è essenziale conservare i nomi, cognomi, indirizzi e numeri di telefono delle persone presenti sul posto affinché possano essere chiamate a rendere la propria deposizione in tribunale.

Le altre prove

Non dimenticare di raccogliere tutte le altre prove che possono dimostrare il danno da te subito: la fattura del gommista o del meccanico, il certificato di pronto soccorso rilasciato dall’Ospedale, gli altri certificati medici, gli scontrini per le medicine acquistate o per la terapia, ecc.

La strada dissestata

Come ti ho anticipato, secondo la giurisprudenza, tanto più è dissestata la strada tantomeno è possibile chiedere il risarcimento. Infatti una cosa è cadere in una buca isolata, quindi difficilmente prevedibile, un’altra è invece finire in una delle tante voragini di cui è piastrellato un marciapiedi o una via pubblica che versa in evidenti condizioni di dissesto. Ecco perché, se ci sono tante buche vicino a quella in cui sei caduto, sarà bene che non lo fai presente al giudice, sperando che non lo faccia neanche la tua controparte.

Ad esempio, leggi tu stesso cosa ha scritto la Cassazione un po’ di tempo fa: 

«È esclusa la responsabilità dell’ente gestore nell’ipotesi di sinistro su strada accidentata allorchè sia emersa una responsabilità esclusiva della conducente del ciclomotore la quale, proprio a causa del pericolo evidente, determinato dalla presenza di una strada dissestata per un lungo tratto precedente il punto in cui si era verificata la caduta, aveva posto in essere una condotta che aveva costituito la ragione esclusiva del fatto dannoso» [1].

«Non sussiste la responsabilità dell’ente proprietario di una strada per lesioni riportate da un pedone in seguito all’inciampo in un tombino sporgente, qualora la sua condotta imprudente abbia integrato il caso fortuito idoneo a interrompere il nesso di causalità con la cosa (in applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha ritenuto che il comportamento del soggetto danneggiato – transitato a piedi al centro di una zona del marciapiede dissestata – e la sua conoscenza dei luoghi avrebbero dovuto imporgli la massima prudenza e che, pertanto, l’evento lesivo fosse da ricondurre alla esclusiva responsabilità del medesimo)» [2].

In un altro precedente [3], la Corte ha ritenuto che il comportamento del soggetto danneggiato – transitato a piedi in una strada talmente dissestata da obbligare i pedoni a procedere in fila indiana – avrebbe dovuto essere improntato ad un onere di massima prudenza in quanto la situazione di pericolo di caduta era altamente prevedibile, ritenendo, pertanto, che il danno in concreto verificatosi, conseguente all’inciampo in un tombino malfermo e mobile, fosse da ricondurre alla esclusiva responsabilità del soggetto danneggiato.

In tuo favore abbiamo trovato questa sentenza del tribunale di Catania [4]: «Qualora l’anomalia stradale, per le sue condizioni e il suo stato, non si presti ad essere prevista dal conducente di motociclo il quale, per le caratteristiche del mezzo, non può che procedere ad una certa velocità e, ove si trovi di fronte un’area dissestata molto estesa (7-8 metri, come nella fattispecie), non può facilmente evitarla, sussiste la responsabilità del Comune proprietario della strada per i danni derivanti da sinistro stradale occorsi al predetto motociclista».

La richiesta di risarcimento al Comune

Dopo aver raccolto tutte le prove, ti consiglio di tentare una richiesta di risarcimento con una lettera raccomandata a.r. o una pec (posta elettronica certificata). È molto probabile che l’ente non ti risponda. A questo punto hai due soluzioni che possono essere alternative o cumulabili. Se non vuoi spendere molti soldi potresti tentare una mediazione. Devi rivolgerti a uno dei tanti organismi presenti nella tua città e, meglio se accompagnato da un avvocato, far convocare il Comune per trovare un accordo. L’eventuale intesa, firmata in un apposito patto, avrà la stessa forza di una sentenza in tuo favore. Quindi se il Comune dovesse poi rifiutarsi di pagarti potresti agire con un pignoramento.

La causa contro il Comune

Se il tentativo di mediazione fallisce o se non vuoi perdere tempo, puoi rivolgerti direttamente al giudice. Se il danno non supera 1.100 euro potresti far causa da solo al Comune rivolgendoti al giudice di pace. Attesa però la complessità della procedura civile ti consiglio di farti difendere da un avvocato: il nostro processo è molto formale e un errore sui tempi o sulle modalità della richiesta potrebbe costarti una sconfitta.

A seconda dell’entità del risarcimento richiesto la competenza si divide tra giudice di pace e tribunale.

Nel corso del giudizio dovrai presentare tutte le prove che hai in precedenza raccolto e chiedere l’audizione dei testimoni.

Potrebbero passare più di tre anni prima di vedere una sentenza. Non devi allarmarti se poi il giudice, anche a giudizio concluso, si prende più dei 30 giorni previsti dalla legge, per depositare la sua decisione.

Con quel foglio di carta, peraltro, non è scontato che il Comune ti paghi subito. Anzi, è più facile che ti lasci aspettare numerosi mesi. E se neanche lo fa, dovrai fare un pignoramento, sempre con il tuo avvocato. E qui le cose si complicano perché spesso le amministrazioni locali sono “in bolletta”, i bilanci non hanno attivo e non ci sono fondi da pignorare.

note

[1] Cass. sent. n. 11753/2017. 

[2] Cass. sent. n. 7636/2015.

[3] Cass. sent. n. 999/2014.

[4] Trib. Catania, sent. n. 1665/2015.


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