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Barriere architettoniche: cosa fare per abbatterle

29 Dicembre 2018 | Autore: Sabrina Mirabelli


Barriere architettoniche: cosa fare per abbatterle

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Dicembre 2018



Le barriere architettoniche non devono rappresentare un limite insuperabile per i disabili ma si possono eliminare. Cosa ha previsto il nostro legislatore per abbatterle?

A causa di un incidente ti trovi su una sedia a rotelle e non riesci ad entrare nel bagno di casa tua perché la porta è troppo stretta? Sei un portatore di handicap e non puoi fruire del cortile del condominio dove abiti perché un marciapiede alto te ne impedisce l’accesso? La scuola da te frequentata ha delle scale che non puoi salire con le tue stampelle? In tutti questi casi sei in presenza di barriere architettoniche che ti impediscono di fruire o di accedere in un’abitazione privata, in un luogo pubblico o in un luogo privato ma aperto al pubblico in modo comodo e indipendente. Barriere architettoniche: cosa fare per abbatterle? Continua a leggere questo articolo per avere maggiori informazioni.

Cos’è la barriera architettonica?

Per barriera architettonica deve intendersi qualunque elemento costruttivo che impedisce o limita gli spostamenti o la fruizione di servizi, in particolare modo a persone disabili, con limitata capacità motoria o sensoriale. In questa definizione vanno ricomprese anche persone che per età o eventi occasionali siano temporaneamente limitati nella regolare fruizione degli ambienti.

Esempi classici di barriera architettonica sono gli scalini, le porte strette, le pendenze eccessive, gli spazi ridotti.

In Italia la legge stabilisce quali sono i criteri di progettazione necessari per garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici da parte dei portatori di handicap (prevede ad esempio, quali dimensioni devono avere le porte e l’altezza delle maniglie, il dislivello massimo dei pavimenti, l’altezza dei citofoni, ecc.) [1].

Secondo questa normativa, pertanto, le opere edili (sia di nuova costruzione sia quelle volte all’eliminazione delle barriere architettoniche) devono essere compiute osservando precise norme per far si che un edificio e le sue unità immobiliari siano:

  • accessibili anche a una persona disabile, la quale deve potervi entrare senza problemi, viverne gli spazi ed utilizzare le attrezzature presenti in sicurezza e autonomia;
  • visitabili nel senso che chi ha ridotte o impedite capacità motorie o sensoriali  deve potere raggiungere gli spazi di relazione (ad esempio il salone di una casa) ed almeno un bagno;
  • adattabili cioè lo spazio deve essere modificato per renderlo fruibile da parte di una persona invalida.

Per eliminare una barriera architettonica occorre distinguere ipotesi diverse a seconda della tipologia dell’immobile.

Gli interventi negli immobili privati

La legge [2] detta le “disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, comprendendo anche gli edifici residenziali pubblici, di nuova costruzione o da ristrutturare. Prevede inoltre, la possibilità di usufruire di contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici già esistenti, sia privati e sia condomìni, di cui si parlerà più dettagliatamente a seguire.

Cosa fare per eliminare dei gradini/ampliare la porta d’ingresso

Gli interventi volti all’abbattimento delle barriere architettoniche negli immobili privati differiscono a seconda se incidono o meno sulla sagoma del fabbricato.

Se ad esempio si devono eliminare dei gradini che non consentono ad un portatore di handicap di accedere agevolmente alla propria sala da pranzo oppure se bisogna modificare la porta d’ingresso della sua casa per permettergli di passare con la sedia a rotelle, non è necessario fare alcuna comunicazione all’ufficio tecnico del Comune in cui è situato l’immobile. Questi lavori infatti, non modificano la sagoma del fabbricato, realizzandosi all’interno dell’appartamento, per cui non è obbligatoria alcuna autorizzazione comunale.

Come fare per installare un ascensore esterno

Se invece, si deve installare ad esempio, un ascensore esterno per consentire ad un disabile di accedere al piano della propria casa non potendo salire le scale con la carrozzina, allora è necessario comunicarlo all’ufficio tecnico del Comune in cui si trova l’immobile, poiché tale intervento comporta l’esecuzione di opere che incidono sul profilo del fabbricato.

Più precisamente si deve presentare una C.I.L.A. (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata) in Comune, tramite un proprio tecnico di fiducia, che assevera la conformità delle opere alla normativa ed allo strumento urbanistico vigenti.

Alla comunicazione vanno allegati una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui è indicata l’ubicazione dell’immobile con l’esatta descrizione della barriera architettonica che si intende abbattere nonché la certificazione medica attestante l’invalidità della persona che deve beneficiare di tale abbattimento.

L’autorizzazione sarà concessa solo nel caso in cui gli interventi edili richiesti siano comunque realizzati nel rispetto della normativa antisismica e di quella dettata in materia di prevenzione di infortuni ed incendi.

Comunicazione lavori al condominio

Quando si intendono compiere degli interventi per eliminare le barriere architettoniche presenti nel proprio immobile, non è necessario chiedere il permesso né al condominio né all’amministratore.

La legge infatti, prevede che si deve inviare una lettera all’amministratore con la quale si comunica l’inizio e l’entità dei lavori, solo nel caso in cui  le opere da realizzare possono recare pregiudizio alle parti comuni dell’immobile ovvero alla sua stabilità e alla sua sicurezza nonché possano alterarne il decoro architettonico [3]. In tutti gli altri casi le opere si possono eseguire senza preavvisare il condominio.

Gli interventi nei condomini

Nel caso in cui l’edificio privato dove sono necessari lavori di superamento delle barriere architettoniche, è un condominio, la legge stabilisce qual è la maggioranza necessaria, in sede di assemblea condominiale, per deliberare la decisione di intervento. Più precisamente devono essere presenti i 2/3 dei condomini perché l’assemblea sia valida, i quali a loro volta devono raggiungere la maggioranza dei 500 millesimi (ossia la metà del valore dell’edificio) perché si possa adottare la deliberazione [4].

Cosa fare per installare un montascale/piattaforma in un condominio

Il condomino disabile che necessita di un intervento edile per la rimozione di una barriera architettonica (ad esempio per potere accedere al’ingresso del condominio o ad altre parti comuni dell’edificio ha bisogno di un montascale, di una piattaforma elevatrice per il trasporto di una persona a piedi o su carrozzina o di una rampa) deve presentare una richiesta scritta al condominio chiedendo la convocazione di un’assemblea condominiale.

In sede di assemblea, per l’approvazione, dovrà dare voto favorevole almeno la metà del valore millesimale del condominio. In questo caso l’intervento sarà realizzato e le spese verranno ripartite tra tutti i condomini in base ai millesimi di proprietà. In caso di mancata approvazione o qualora il condominio non assuma tali deliberazioni entro tre mesi dalla richiesta scritta, il richiedente potrà effettuare i lavori, ma a proprie spese.

Va evidenziato che per eliminare qualsiasi tipo di barriera architettonica presente in un condominio, non è necessaria alcuna autorizzazione comunale specifica purché non venga modificata la sagoma dell’edificio (ad esempio per realizzare una rampa per disabili non è necessario alcun permesso da parte del Comune perché si tratta di un’opera che non incide sulla sagoma del fabbricato). Il Comune inoltre, non può neanche pretendere una deliberazione condominiale favorevole ai lavori in quanto il condomino può realizzarli anche senza il consenso dell’assemblea qualora la stessa abbia votato contro o non si sia espressa nei tre mesi dalla sua richiesta scritta [5].

Il Codice Civile impone in ogni caso il rispetto di alcuni standard per la realizzazione dei lavori, i quali sia se approvati dal condominio sia se realizzati a spese del condomino disabile, non dovranno recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza dell’immobile, non dovranno alterarne il decoro architettonico e non dovranno rendere altre parti dell’edifico inservibili all’uso da parte degli altri condomini [6].

Contributi per gli edifici privati/condomini

La legge di riferimento in materia [7] ha introdotto la possibilità di richiedere contributi per l’eliminazione di barriere architettoniche negli edifici privati. I contributi possono essere concessi su immobili già esistenti nei quali risiedono persone disabili con menomazioni o limitazioni funzionali permanenti, ma anche su immobili adibiti  a centri o istituti residenziali per assistenza ai disabili. Inoltre, tali contributi possono riguardare anche le parti comuni di un edificio (es. l’ingresso di un condominio) o l’installazione di rampe, come pure per l’acquisto di attrezzature quali montascale o servoscala.

Per potere usufruire di tali contributi la persona disabile o il suo tutore, deve presentare un’apposita domanda al Comune di residenza secondo delle modalità ben precise, entro il 1 marzo di ciascun anno. Hanno diritto a presentare la domanda i disabili con menomazioni o limitazioni funzionali permanenti di carattere motorio e i non vedenti; coloro i quali abbiano a carico persone con disabilità permanente; i condomìni ove risiedano le suddette categorie di beneficiari; i centri o istituti residenziali per i loro immobili destinati all’assistenza di persone con disabilità. Nell’accesso ai contributi hanno diritto di precedenza nell’assegnazione le persone disabili con certificazione attestante un’invalidità totale con difficoltà di deambulazione.

Alla domanda vanno allegati un certificato medico e una autocertificazione. L’importo del contributo va calcolato sulla base delle spese effettivamente sostenute per cui se queste sono inferiori al preventivo presentato, il contributo sarà calcolato sul loro effettivo importo; se le spese sono superiori, il contributo sarà calcolato sul preventivo presentato.

Una volta presentata la domanda, i Comuni ne controlleranno l’ammissibilità e stileranno una graduatoria delle richieste, che verrà successivamente pubblicata sull’Albo Pretorio comunale. Spetterà poi, alla Regione inviare i fondi ai singoli Comuni.

E’ possibile richiedere presso gli uffici comunali competenti un fac-simile della domanda e avere informazioni sulla documentazione da allegare al fine di ottenere il pagamento dei contributi.

Gli interventi negli edifici pubblici/privati aperti al pubblico

La normativa in materia stabilisce che tutti gli spazi pubblici devono garantire la fruizione di chiunque abbia una capacità motoria limitata, ciò vuol dire non solo che devono essere abbattute le barriere architettoniche già esistenti ma anche che si deve procedere all’installazione di ausili necessari per rendere accessibili gli edifici pubblici ai portatori di handicap come montascale o servoscale [8].

Prima di eseguire interventi edili volti all’abbattimento delle barriere architettoniche in questo tipo di immobili occorre verificare la conformità del progetto alle normative vigenti in materia da parte di un tecnico comunale o di un tecnico incaricato dall’ente.

Nel caso di edifici soggetti a vincoli paesaggistici ed ambientali, sarà necessario richiedere un’autorizzazione paesaggistica, mentre nell’ipotesi di edifici soggetti a vincoli architettonici, qualora l’autorizzazione ai lavori non venga  rilasciata, si possono realizzare solo delle opere provvisionali, cioè rimovibili quando non più necessarie.

Tutte le opere costruite negli edifici pubblici ed in quelli privati aperti al pubblico in difformità con quanto previsto dalla normativa in materia di accessibilità e eliminazione delle barriere architettoniche, tali da rendere l’opera inutilizzabile da parte delle persone portatrici di handicap, sono dichiarate inagibili [9].


Di Sabrina Mirabelli

note

[1] L. n. 13/1989 e regolamento di attuazione, il D. M. n. 236/1989.

[2] L. n. 13/1989.

[3] Art. 1122 cod. civ.

[4] L. n. 220/2001.

[5] Tar Campania sent. n. 3916/2018.

[6] Artt. 1120 e 1121 cod. civ.

[7] L. n. 13/1989.

[8] D. M. n. 236 del Ministro dei lavori pubblici 14.06.1989, L.  n. 118 del 30.03.1971 e successive modifiche e D.P.R. n. 503/1996 del 24.07.1996.

[9] Art. 82 co. 6 del T.U. in materia di edilizia di cui al D.P.R. 380/2001.


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