Business | Articoli

Locali troppo rumorosi? Paga il Comune

16 ottobre 2017 | Autore:


> Business Pubblicato il 16 ottobre 2017



Il giudice condanna un Comune a risarcire una coppia a causa degli schiamazzi della movida molesta

Per molte attività imprenditoriali la folla, il rumore e le chiacchiere sono sintomo di fortuna e incassi. Si pensi ai bar, ristoranti, pizzerie, pub e locali di intrattenimento in genere: un flusso massiccio di clienti con annesse chiacchiere e consistenti schiamazzi è un dato certamente positivo. Quando  poi è un intero quartiere ad essere costellato di locali, si crea una sorta di rete della movida che invade anche le strade.

Purtroppo, però, come ogni cosa anche questa ha il suo lato negativo. Molti cittadini, infatti, non gradiscono affatto tale situazione e lamentano il disturbo della quiete pubblica e l’impossibilità di vivere e riposare serenamente, altri il deprezzamento degli immobili a causa dell’inquinamento acustico ecc.

Di questo avviso, in particolare, una coppia di coniugi di Brescia che si è rivolta al giudice per farsi riconoscere il diritto al risarcimento del danno patito a causa della movida che si svolgeva sotto il loro appartamento. E come loro molti altri residenti. Nelle stradine del centro storico di Brescia, infatti, si riversano ogni weekend migliaia di persone che frequentano i locali. Il giudice dà ragione alla coppia riconoscendogli un risarcimento del danno biologico e patrimoniale per “stress e ansia da movida molesta”. A pagare però è il Comune. E qui sta il punto fondamentale della vicenda, destinata a costituire un precedente importante per tantissime situazioni analoghe. Il problema dei rumori dei locali notturni e della movida è trasversale a quasi tutte le città italiane. Generalmente i sindaci provvedono con ordinanze che limitano gli orari di apertura dei locali, rafforzando il controllo del territorio con le pattuglie di polizia locale, ma a molti sembra una battaglia persa.

La sentenza

L’aspetto particolarmente interessante e innovativo della sentenza [1] è, appunto, la condanna dell’amministrazione comunale a risarcire i residenti. Questa conclusione deriva dalla considerazione che «l’ente proprietario della strada da cui provengono le immissioni denunciate debba provvedere ad adottare le misure idonee a far cessare dette immissioni». In sostanza, a detta del giudice, la strada è di proprietà del Comune e a lui spetta far abbassare i decibel e riportare la situazione ad un accettabile livello di vivibilità. Nella sentenza, il giudice spiega, tra l’altro, che pagare non basta: è necessario che il Comune intervenga attivamente affinché cessino i rumori insopportabili, disponendo un servizio di vigilanza da parte della polizia locale che, mezz’ora dopo la chiusura dei locali, dovrebbe disperdere chi non vuole andar via spontaneamente. In sostanza, i rumori eccessivi hanno impedito alla coppia di «godere del riposo e di attendere serenamente alle proprie attività quotidiane» provocando uno stato di stress e di ansia e per tale ragione il giudice ha riconosciuto l’esistenza di un danno non patrimoniale, definito “antropico”. Oltre a questo, poi, il Comune è stato condannato a risarcire anche il danno patrimoniale, ovvero le spese sostenute per i serramenti montati dai proprietari della casa per attenuare il rumore.

note

[1] Trib. Brescia, sent. n. 2621/17.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI