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Si può licenziare chi rispetta un ordine del superiore?

21 Novembre 2018
Si può licenziare chi rispetta un ordine del superiore?

Sanzione disciplinare o licenziamento per giusta causa per il lavoratore dipendente che viola la legge o il regolamento aziendale; e ciò anche se lo fa per obbedire a una direttiva proveniente da un superiore gerarchico.

Che succede se un dipendente, nell’adempiere all’ordine di un superiore, viene costretto da questi a violare la legge o il regolamento aziendale e, in conseguenza di ciò, viene sanzionato dalla direzione della società? Se il comando è sbagliato, chi è che rischia: il lavoratore che ha eseguito le istruzioni impartitegli o invece chi ha dato l’ordine? La questione è finita, più di una volta, sul tavolo dei giudici, chiamati a decidere se si può licenziare chi rispetta un ordine del superiore. Non poche volte, infatti, è successo che i vertici aziendali abbiano indirizzato la sanzione disciplinare all’«ultima ruota del carro», chi ha materialmente svolto l’azione illecita, e non invece a chi gliel’ha richiesta. È legittimo un comportamento del genere?

A dare una risposta è stata una sentenza della Cassazione pubblicata qualche ora fa [1]. Facciamo un esempio per comprendere qual è l’interpretazione sposata dai giudici supremi.

Immaginiamo che un dipendente, addetto a un cantiere edile, utilizzi un carrello elevatore danneggiando alcuni beni aziendali. Subisce per ciò una sanzione disciplinare per aver violato il regolamento interno. Nei giorni successivi, un superiore gli chiede di salire di nuovo sul carrello per aggiustare dei cavi. Lui obbedisce ma, anche in questo caso, di ciò viene informato indirettamente il datore di lavoro che, senza pensarci due volte, lo licenzia. Difatti lo stesso regolamento prevede il licenziamento per giusta causa in caso di recidiva in una condotta già sanzionata in precedenza.

Il lavoratore prova a contestare la punizione, sostenendo di non aver alcuna colpa nell’illecito: ha solo fatto ciò che gli è stato chiesto, non avendo peraltro alcuna facoltà di esimersi dagli ordini impartiti.

Per l’amministratore della società, invece, non ci sono giustificazioni: il dipendente era in grado di conoscere il regolamento aziendale e le conseguenze per la sua infrazione. Ben sapeva, quindi, che sarebbe stato licenziato se avesse posto in essere quel comportamento. Il suo dovere era quindi di astenersi e informare i superiori dell’ordine illegittimo ricevuto.

Chi ha ragione in un episodio del genere?

Se è vero che le regole ci sono per essere rispettate, chi le viola lo fa a proprio rischio e pericolo, anche se l’ordine proviene dall’alto. Ecco perché è ben possibile licenziare chi, obbedendo a un comando, non rispetta la legge o il regolamento aziendale.

Proprio su queste ragioni poggia la decisione della Cassazione secondo cui si può licenziare il dipendente che rispetta un ordine illegittimo o sbagliato.

I giudici hanno ritenuto che, in presenza di un comando illecito, il lavoratore si deve rifiutare di adempiere in quanto consapevole delle norme che regolano il suo rapporto di lavoro o l’ordinamento giuridico.

Ad esempio, se al cassiere dovesse essere chiesto di sottrarre dei soldi dal ricavato del giorno per darli al superiore, il primo rischierebbe una sanzione disciplinare da parte del datore di lavoro.

Non è la prima volta che i giudici sposano questa soluzione interpretativa. Anzi, possiamo dire che si tratti di un orientamento ormai stabile. Ad esempio, solo qualche mese fa la Cassazione [2] ha ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente che, in ottemperanza dell’ordine del superiore gerarchico, aveva fatto figurare interventi mai eseguiti. Nel diritto privato, infatti, non opera la causa di giustificazione prevista dal diritto penale che consente di evitare le sanzioni quando si obbedisce a un’autorità pubblica.

È sempre la Suprema Corte a stabilire che [3] può essere licenziato chi non usa la giusta attenzione e diligenza sul lavoro ebbe esegua le direttive del superiore.

In un’ulteriore sentenza [4] i giudici supremi hanno ritenuto legittimo il licenziamento in tronco del lavoratore che si piega agli ordini del capo sapendo che le direttive impartite dall’ufficio gli impongono una condotta illegittima o addirittura illecita, tanto da costituire reato. Vi è il dolo nel comportamento del dipendente, il quale sa di agire contro legge. Egli quindi è tenuto a non eseguire le disposizioni impartitegli dall’alto.


note

[1] Cass. sent. n. 30122/2018.

[2] Cass. sent. n. 23600/2018.

[3] Cass. sent. n. 4011/2017.

[4] Cass. sent. n. 24334/2013.

Autore immagine 123rf com


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