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Quando si può evitare il carcere con le misure alternative

30 Dicembre 2018


Quando si può evitare il carcere con le misure alternative

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Dicembre 2018



Le misure alternative alla detenzione: i presupposti, gli effetti e la funzione di rieducazione della pena per il reinserimento sociale del condannato.

Sei stato sottoposto a processo penale ed hai affrontato il primo grado di giudizio, ove sei stato condannato a scontare degli anni di reclusione. Assistito dal tuo difensore di fiducia hai proposto appello, ma la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di condanna e la pena che ti era stata comminata. A questo punto, preoccupato, ti stai chiedendo: quando si può evitare il carcere con le misure alternative? Per rispondere a questa domanda è necessario chiarire di cosa si parla quando si parla di misure alternative [1].

Cosa sono le misure alternative

Le misure alternative incidono sulla fase esecutiva della pena detentiva e sono previste nel nostro ordinamento al fine di realizzare la funzione rieducativa della pena prevista dalla nostra Costituzione [2]. Nell’ordinamento penale italiano, infatti, la pena deve perseguire un fine fondamentale, ossia quello della rieducazione del condannato. Ciò significa che il sistema deve prevedere tutti i mezzi idonei a consentire il reinserimento nella società di chi ha commesso un reato e scongiurare il rischio che lo stesso torni a delinquere.

Le misure alternative alla detenzione previste dal legislatore sono:

  • l’affidamento i prova ai servizi sociali;
  • la semilibertà;
  • la liberazione anticipata;
  • la detenzione domiciliare.

Andiamo quindi ad esaminare nel dettaglio le varie forme di misure alternative, individuando le condizioni necessarie per poterne beneficiare.

L’affidamento in prova ai servizi sociali

L’affidamento in prova ai servizi sociali intende evitare alla persona condannata i danni che derivano dal contatto con l’ambiente penitenziario e dalla condizione di privazione della libertà: il condannato, quindi, non instaurerà alcun rapporto con l’istituto detentivo, ma potrà svolgere attività lavorativa presso un terzo seguendo il programma e le prescrizioni elaborate con il supporto dell’apposito servizio sociale del Ministero della giustizia, ossia l’ufficio esecuzione penale esterna (cosiddetto UEPE).

Può essere concesso quando la pena detentiva inflitta non supera i tre anni; in tal caso il condannato ha la possibilità di essere affidato ai servizi sociali fuori dell’istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare [3].

Per poter accedere a tale misura, tuttavia, non è sufficiente rispettare il limite di pena di tre anni stabilito dal legislatore, ma si richiede altresì che il condannato abbia tenuto un comportamento tale, dopo la condanna, da consentire un giudizio positivo in termini di rieducazione; in particolar modo, si richiede un comportamento che faccia escludere la possibile futura commissione di ulteriori reati.

Nell’ipotesi in cui, invece, l’affidamento ai servizi sociali venga chiesto quando si sta già scontando una pena all’interno dell’istituto penitenziario, il provvedimento è adottato sulla base dei risultati della osservazione della personalità del condannato condotta per almeno un mese in istituto.

Se quindi la pena che ti è stata comminata con la sentenza definitiva non supera i tre anni, puoi chiedere di scontare il periodo fuori dall’istituto detentivo presentando istanza di affidamento si servizi sociali, chiedendo di essere ammesso ad un programma che preveda lo svolgimento di attività lavorativa per un periodo di tempo pari alla durata della pena.

Tale istanza va presentata al pubblico ministero, il quale la inoltra al tribunale di sorveglianza che fissa l’udienza.

Nel caso in cui l’istanza non venga accolta ha inizio l’esecuzione della pena (o riprende nel caso in cui il soggetto che ha avanzato la richiesta era già in carcere).

Nel caso in cui l’istanza venga accolta il servizio sociale dovrà controllare la condotta del soggetto aiutandolo a reinserirsi nella vita sociale e riferire periodicamente al magistrato di sorveglianza sul suo comportamento.

La Corte di Cassazione ha affermato al riguardo che ai fini del giudizio in ordine all’accoglimento o al rigetto dell’istanza, non possono, di per sé, assumere decisivo rilievo, in senso negativo, elementi quali la gravità del reato per cui è intervenuta condanna, i precedenti penali o la mancata ammissione di colpevolezza, né può richiedersi, in positivo, la prova che il soggetto abbia compiuto una completa revisione critica del proprio passato, essendo sufficiente che, dai risultati dell’osservazione della personalità, emerga che un siffatto processo critico sia stato almeno avviato [4].

Per poter ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali occorre, inoltre, che l’istante abbia un domicilio (casa propria o di un famigliare o una comunità in cui può essere ospitato) e un lavoro; dovrà pertanto allegarsi all’istanza la dichiarazione di disponibilità di un soggetto ad assumere il condannato. Tuttavia, con specifico riferimento alla secondo elemento, la giurisprudenza ha specificato che la situazione lavorativa del condannato richiedente l’affidamento in prova al servizio sociale non può divenire motivo principale del relativo diniego, in quanto la sussistenza di un lavoro non è prevista dalla legge come requisito indispensabile per la concessione della citata misura alternativa [5].

Se quindi hai presentato istanza di affidamento in prova potrai scontare la pena fuori dall’istituto penitenziario, nel rispetto di programmi e prescrizioni, mettendo alla prova il tuo reinserimento nella vita sociale con il supporto dell’ufficio esecuzione penale esterna.

Il legislatore individua, poi, ipotesi particolari di affidamento in prova ai servizi sociali.

Ad esempio, i soggetti affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria o da altra malattia particolarmente grave, possono ottenere l’affidamento in prova anche in caso di condanne superiori a tre anni [6].

Inoltre il tribunale di sorveglianza può, previa domanda, affidare al servizio sociale persone tossicodipendenti o alcooldipendenti condannate a pena detentiva non superiore a sei anni [7].

Per quanto riguarda tale ultima ipotesi, la giurisprudenza  ha chiarito che occorre valutare due elementi: l’attualità dello stato di tossicodipendenza e la predisposizione di un programma di recupero; tali requisiti, tuttavia, costituiscono condizioni necessarie ma non sufficienti ai fini dell’applicazione del beneficio, dovendosi operare una complessa valutazione sull’atteggiamento e la condotta del soggetto richiedente da cui ricavare un giudizio prognostico favorevole alla rieducazione del tossicodipendente [8].

Se ti è stata irrogata una pena detentiva ed hai ottenuto la misura alternativa in questione, quindi, sarai obbligato a rispettare le prescrizioni che ti sono state impartite riguardanti la dimora, la libertà di movimento (come ad esempio orari o tragitti da seguire), il divieto di frequentare certi tipi di persone e di luoghi. Dovrai, inoltre, tenere regolari contatti con l’Uepe, che riferirà al magistrato di sorveglianza.

Se, invece, terrai un comportamento  contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, tale da apparire incompatibile con la prosecuzione della prova, il provvedimento con cui è stato disposto l’affidamento in prova al servizio sociale sarà revocato.

Nel caso in cui, al contrario, ti sarai attenuto ai programmi ed alle prescrizioni impartite, l’esito positivo del periodo di prova estingue la pena detentiva ed ogni altro effetto penale.

Al riguardo la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che all’esito del periodo di affidamento in prova ai servizi sociali, il tribunale di sorveglianza deve valutare l’intero arco di svolgimento della misura ormai conclusa con un apprezzamento globale della condotta del condannato per decidere se vi è stata una mera formale adesione alle regole di buona condotta oppure se si sia verificato un concreto recupero sociale del condannato [9].

La semilibertà

La semilibertà viene generalmente definita come misura alternativa “impropria”, in quanto, in realtà, non consente al condannato di evitare totalmente la detenzione, ma consiste nella possibilità di trascorrere parte del giorno fuori dell’istituto e partecipare alle attività lavorative e istruttive [10].

Tale misura alternativa può essere richiesta nei casi in cui il detenuto sia stato condannato a pena detentiva non superiore a sei mesi se non è affidato al servizio sociale o  abbia scontato almeno la metà della pena che gli è stata inflitta [11].

Anche per l’accesso a tale misura è necessario avere riguardo al comportamento tenuto da chi la richiede. Così come nel caso di richiesta di ammissione all’affidamento in prova al servizio sociale,  sarà necessaria una previa valutazione del comportamento del condannato e, in particolare, occorrerà verificare i progressi compiuti nel corso del trattamento e se vi sono le condizioni per un graduale reinserimento del soggetto nella società.

Al riguardo la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che in presenza di condizioni preordinate a favorirne il graduale reinserimento sociale, il condannato può essere ammesso al regime della semilibertà anche nelle ipotesi in cui l’attività svolta non sia retribuita [12].

Naturalmente il provvedimento di semilibertà può essere in ogni tempo revocato quando il soggetto non si manifesti idoneo al trattamento.

La liberazione anticipata

La liberazione anticipata, in realtà,  non può essere considerata una vera e propria misura alternativa, in quanto la sua concessione non consente al condannato di evitare il carcere, ma solo di  anticipare il termine finale del periodo di detenzione nel caso in cui abbia dato prova di partecipare alla sua rieducazione.

Nello specifico, essa consiste in una detrazione di quarantacinque giorni per ogni singolo semestre di pena scontata [13].

Se quindi sei stato condannato in via definitiva ad una pena detentiva e devi eseguire la pena, devi sapere che la tua partecipazione attiva al programma di rieducazione ti consente di detrarre quarantacinque giorni ogni sei mesi al periodo che ti rimane da scontare presso l’istituto penitenziario.

Con riferimento al computo del semestre, la giurisprudenza ha affermato che tale arco temporale può anche essere il risultato del cumulo di periodi detentivi non continuativi, purché essi non siano separati da un intervallo temporale così lungo da impedire di verificare concretamente la partecipazione del detenuto al trattamento rieducativo. [14]

Per verificare se effettivamente il condannato sta collaborando al fine rieducativo e per il suo reinserimento sociale i parametri che vengono solitamente valutati dal Tribunale di Sorveglianza sono: la diligenza e la puntualità nell’osservanza delle prescrizioni, l’assiduità nello svolgimento dell’eventuale attività lavorativa o di studio, l’impegno nella cura della prole o nel mantenere i contatti con i presidi sanitari territoriali.

Se quindi stai espiando la pena ma vuoi ridurre il periodo da trascorrere in carcere potrai richiedere personalmente o tramite il tuo difensore la liberazione anticipata con istanza scritta (gli istituti di pena dispongono generalmente di moduli appositi). Tale istanza va indirizzata al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sull’istituto in cui, qualora sia iniziata la pena, stai scontando il periodo di detenzione; oppure, se sei libero, al magistrato di sorveglianza competente sul luogo in cui hai la residenza.

La detenzione domiciliare

Un altro possibile modo per espiare la pena che ti è stata inflitta con sentenza definitiva e che ti consente di evitare l’ingresso nell’istituto penitenziario è la detenzione domiciliare.

La misura consiste nell’esecuzione della pena nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora, in luogo pubblico di cura, assistenza e accoglienza e, solo in caso di donne incinte o madri di prole di età inferiore ad anni dieci con lei convivente, di case famiglia protette [15].

Il legislatore ha individuato i soggetti che possono avanzare richiesta di detenzione domiciliare, pertanto, ai fini dell’accoglimento, devi appartenere ad una delle categorie elencate dalla normativa.

Può chiedere la misura alternativa della detenzione domiciliare:

  • la persona che abbia compiuto i settanta anni condannata per qualunque reato ad eccezione di fattispecie criminose particolarmente gravi (come ad esempio la riduzione in schiavitù, tratta ed altri reati contro la personalità individuale, reati sessuali, associazione a delinquere, sequestro di persona);
  • chi deve scontare una condanna all’arresto o una pena anche residua inferiore a quattro anni e si trovi in condizioni di salute particolarmente gravi che richiedano costanti contatti con i presidi sanitari territoriali; la donna incinta o madre di minori aventi età inferiore ad anni dieci con lei convivente; il padre esercente la potestà di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole; la persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente; persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia;
  • il soggetto che è stato condannato a scontare una pena – anche residua – inferiore ai due anni purché la condanna non sia stata inflitta per la commissione di reati particolarmente gravi (quali i reati associativi di stampo mafioso, il sequestro di persona a scopo di estorsione, i reati associativi a fini di spaccio di sostanze stupefacenti) quando non ricorrono i presupposti per l’affidamento in prova al servizio sociale e sempre che tale misura sia idonea ad evitare il pericolo che il condannato commetta altri reati;
  • chi si trova in una di quelle condizioni per cui è possibile disporre il rinvio obbligatorio o facoltativo della esecuzione della pena anche se questa supera la soglia dei quattro anni; il rinvio obbligatorio dell’esecuzione della pena è disposto nel caso di donna incinta, di madre di infante di età minore ad anni uno, di persona affetta da AIDS conclamata o grave insufficienza immunitaria o da altra malattian particolarmente grave; il rinvio facoltativo, invece, riguarda i casi di presentazione della domanda di grazia, di condannato affetta da infermità fisica e l’ipotesi in cui la pena deve essere eseguita nei confronti di madre di prole di età inferiore ai tre anni [16].

Il legislatore ha inoltre previsto una forma speciale di detenzione domiciliare per le condannate, madri di bambini di età inferiore agli anni dieci, di espiare la pena nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, ovvero in luogo di cura, assistenza o accoglienza, al fine di provvedere alla cura e all’assistenza dei figli [17].

Così come in caso di concessione delle misure sopra descritte, anche la detenzione domiciliare è revocata se il comportamento del soggetto, contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, appaia incompatibile con la prosecuzione della misura stessa. Bisogna poi precisare che interverrà revoca della misura allorquando vengano a cessare le condizioni sopra elencate. Ad esempio, se la detenuta è una madre di prole di età minore di anni dieci, la misura verrà revocata al compimento del decimo anno del figlio.

Una volta ottenuta la detenzione domiciliare, il condannato non potrà allontanarsi dal luogo in cui è stato stabilito che dovrà scontare la pena detentiva. Pertanto, se ti è stata concessa la misura alternativa e quindi la possibilità di scontare la pena presso la tua abitazione, ma ti allontani da essa, incorrerai nel reato di evasione [18]. In conseguenza di ciò non solo sarai sottoposto a processo, ma ti verrà revocato il beneficio.

note

[1] L. n. 354 del 26.07.1975.

[2] Art. 27 Cost.

[3] Art. 47 L. n. 354 del 26.07.1975.

[4] Cass. pen. sez. I sent. n. 42894 del 20.12.2017.

[5] Cass. pen. sez. I sent. n. 19101 del 20.12.2017.

[6] Art. 47 quater L. n. 354 del 26.07.1975.

[7] Art. 94 DPR 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti).

[8] Trib. Roma sent. n.4686 del 26.10.2017.

[9] Cass. pen. sez. I sent. n. 51347 del 17.05.2018.

[10] Art. 48 L. n. 354 del 26.07.1975.

[11] Art. 50 L. n. 354 del 26.07.1975.

[12] Cass. pen. sez. I sent. n. 17861 del 24.01.2017.

[13] Art. 54 L. n. 354 del 26.07.1975.

[14] Trib. Torino ordinanza n. 1151 del 27.03.2013.

[15] Art 47 ter L. n. 354 del 26.07.1975.

[16] Artt. 146 e 147 cod. pen.

[17] Art. 47 quinquies L. n. 354 del 26.07.1975.

[18] Art 385 cod. pen.


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