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Latte e derivati: l’origine va in etichetta

17 ottobre 2017


Latte e derivati: l’origine va in etichetta

> Business Pubblicato il 17 ottobre 2017



Diventa obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine della materia prima per la produzione di prodotti caseari

Le aziende casearie, produttrici di latte e suoi derivati hanno un nuovo obbligo: indicare in etichetta l’origine del prodotto utilizzato. Il latte sia quando è destinato ad esser bevuto sia quando viene usato come ingrediente nella produzione dei prodotti lattiero-caseari deve avere una provenienza chiara.  Questo obbligo deriva in particolare dal decreto “Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari” [1] adottato in attuazione di un regolamento europeo del 2011 [2]. In realtà il decreto, entrato in vigore dopo 80 giorni dalla sua pubblicazione, prevedeva un periodo di tolleranza di 180 giorni per consentire di smaltire le scorte di prodotti con etichettatura precedente. Scaduto questo termine, da oggi i prodotti caseari devono necessariamente riportare in etichetta quanto si dirà nel prosieguo.

La certificazione obbligatoria è destinata a garantire trasparenza per i consumatori. Infatti, il vantaggio della certificazione è in primo luogo loro, atteso che gli consente di conoscere la provenienza dei prodotti che mangiano. Allo stesso tempo, però, consente una concorrenza più leale tra le aziende, poichè ciascuna è obbligata a dover svelare dove attinge le proprie materie prime. Certamente un obiettivo del decreto è impedire che i prodotti ottenuti da allevamenti stranieri vengano spacciati come made in Italy, come accade per il latte o le mozzarelle, la metà delle quali sono fatte con latte o addirittura con cagliate provenienti dall’estero.

In cosa consiste il nuovo obbligo?

L’obbligo in questione si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale e sarà riconoscibile in etichetta dalle diciture:

  • Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;
  • Paese di confezionamento e trasformazione: nome del Paese nel quale il latte e’ stato condizionato o trasformato.

Nei casi in cui il latte sia stato munto, condizionato o trasformato nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo di una sola dicitura:

  • origine del latte: nome del Paese.

Se invece le varie operazioni avvengono nel territorio di diversi Paesi tutti membri dell’Unione europea, per indicare esattamente il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture:

  • latte di Paesi Ue: per l’operazione di mungitura;
  • latte condizionato o trasformato in Paesi UE: per il condizionamento o la trasformazione.

Se le operazioni avvengono al di fuori dell’Unione europea, devono essere utilizzate le seguenti espressioni:

  • latte di Paesi non Ue: per l’operazione di mungitura;
  • latte condizionato o trasformato in Paesi non Ue: per l’operazione di condizionamento o di trasformazione

Sono esclusi dal nuovo obbligo di certificazione solo i prodotti Dop e Igp che hanno già disciplinari relativi anche all’origine e il latte fresco già tracciato.

L’introduzione dell’obbligo in questione trova il plauso delle aziende lattiero-casearie e delle aziende del settore. Gli effetti positivi di tali previsioni inducono ad estendere la trasparenza dell’etichetta anche ad altri prodotti che finiscono sulle tavole dei consumatori come pasta e riso. Infatti il 16 e 17 febbraio prossimi, entreranno in vigore due decreti interministeriali per introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine rispettivamente del riso e del grano per la pasta.

note

[1] decreto pubblicato in G.U. n. 15 del 19.01.2017.

[2] Reg. Ue n. 1169/2011.


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