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Agenzia delle Entrate e pignorabilità della pensione

31 Dicembre 2018
Agenzia delle Entrate e pignorabilità della pensione

Quanto è pignorabile da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione la mia pensione netta di 2200 euro accreditata su un conto corrente cointestato con mia moglie? Su questa pensione potrebbe essere presente  la cessione del quinto per 440 euro. Qual è il calcolo esatto di quanto è mensilmente pignorabile?

Alla luce del quesito posto, è opportuno premettere sinteticamente quanto segue:

Pignorabilità: cosa dice la legge

A seguito della recente riformulazione della legge [1], avvenuta circa tre anni orsono [2], è stato stabilito in che misura è possibile pignorare le pensioni e non solo. Tali disposizioni si applicano solo alle procedure esecutive successive al giugno del 2015.

Pignorabilità della pensione presso l’Istituto di previdenza

Qualora il creditore proceda direttamente pignorando alla fonte e cioè presso l’Inps, il limite previsto è quello del cosiddetto “minimo vitale”. Una volta quantificato quest’ultimo, abbiamo la base pignorabile.

Il predetto minimo, che non può essere toccato, è costituito dall’ammontare dell’assegno sociale, aumentato della metà. Ad esempio, attualmente l’assegno sociale corrisponde a € 453,00, aggiungendone la metà, € 226,50, si otterrà  l’importo esatto impignorabile (453+226,50 = € 679,50).

Ciò che dovesse avanzare, rappresenta, invece, l’ammontare pignorabile secondo i seguenti limiti:

per i crediti dello Stato, Province o Comuni e per ogni altro credito, nel limite di 1/5.

Viceversa, in presenza di più creditori che agiscono, l’ammontare pignorabile sopra descritto, non potrà essere toccato oltre la metà.

Fa eccezione l’ipotesi dei crediti alimentari, per i quali la misura del pignoramento può essere stabilita in forma maggiore, su autorizzazione del Giudice.

L’Inps ha inoltre chiarito che il pagamento ai creditori procedenti avviene unitamente al versamento della pensione su cui è stata compiuta la trattenuta.

Pignorabilità della pensione accreditata sul conto corrente

I limiti previsti in tal caso per la pignorabilità della pensione sono così descrivibili:

– per tutte le mensilità di pensione accreditate sul c/c prima del pignoramento, il creditore può prelevare dal conto solo l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale (€ 453,00 x 3= € 1.359,00);

– per le mensilità, invece, accreditate sul suo conto, nel giorno del pignoramento o successivamente, partendo da una base impignorabile pari all’ammontare dell’assegno sociale aumentato della metà, il creditore può pignorare gli importi in eccesso presenti secondo le seguenti modalità:

per i crediti dello Stato, Province o Comuni e per ogni altro credito: nel limite di 1/5;

Il cosiddetto blocco del conto durerà sino all’udienza davanti al giudice dell’esecuzione.

Successivamente a tale udienza, il conto sarà nuovamente disponibile per il debitore pignorato.

La violazione delle descritte regole ad opera del creditore è inefficace sino al limite consentito ed è rilevata dal giudice anche d’ufficio.

CASO CONCRETO

Fatta questa premessa, la pensione del lettore è pignorabile “a monte”, secondo il seguente schema:

PENSIONE 2200,00. BASE IMPIGNORABILE 679,50.

BASE PIGNORABILE = 2200,00 – 679,50 = 1520,50

IMPORTO PIGNORABILE = 1/5 di 1520,50 = 304,10

Pertanto, l’eventuale pignoramento “a monte”, cioè trattenendo una somma sulla pensione direttamente presso l’Inps, sarebbe possibile nella misura massima di € 304,10.

Viceversa, valutando un ipotetico pignoramento del conto corrente del lettore, dove eventualmente confluiscono le sue pensioni, si ribadisce che l’eventuale creditore potrebbe pignorare tutte le somme presenti sul conto stesso, purché eccedenti il triplo dell’assegno sociale aumentato della metà (€ 1.359,00) e fermo restando il diritto dell’altro cointestatario di poter continuare a operare sul conto e di non vedersi bloccare le somme di sua pertinenza [4].

Quindi, sarebbe una buona regola quella di “tenere” il conto corrente su cui si appoggia la pensione, quasi sempre “all’asciutto” o giù di lì. In altri termini, il creditore potrà pignorare e “bloccare” il conto corrente, ma se non ci saranno fondi, sarà del tutto inutile e per il lettore privo di sostanziali conseguenze.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 545 cpc.

[2] Dl n. 83/2015.

[3] Art. 68, co. 2 Dpr 180/1950

[4] C. App. Roma, sent. n. 6123/2016 del 17.10.2016


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