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Congedo matrimoniale per chi si sposa in chiesa

30 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Dicembre 2018



Matrimonio celebrato solo con rito religioso, matrimonio concordatario, matrimonio religioso celebrato dopo il rito civile: quando spetta il congedo matrimoniale retribuito?

Ci si sposa una volta sola: questo vecchio detto, oggi, non ha più molta valenza, e non solo considerando l’alto tasso di divorzi e nuovi matrimoni. Oggi accade di frequente che una coppia si sposi due volte con riti diversi: c’è chi, infatti, inizialmente si sposa soltanto al comune con il rito civile, ed in seguito decide di sposarsi in chiesa col solo rito religioso.

Ma il congedo matrimoniale per chi si sposa in chiesa spetta quando il matrimonio non è concordatario, quindi quando il matrimonio è celebrato con il solo rito religioso e non ha effetti civili?

Facciamo un esempio concreto per capire meglio la questione: se Mario e Francesca si sono già sposati anni fa con rito civile, e decidono di celebrare in chiesa il matrimonio religioso, hanno diritto al congedo matrimoniale retribuito oppure no? Mario pensa di sì, perché sa che il congedo matrimoniale retribuito spetta anche per le seconde nozze: ma il matrimonio religioso stipulato dopo il rito civile tra le stesse persone può essere assimilato alle seconde nozze, ai fini del congedo matrimoniale?

E se due coniugi non si sono mai sposati in comune, e si sposano solo in chiesa, hanno diritto al congedo matrimoniale?Cerchiamo di fare il punto sul diritto al congedo matrimoniale per chi si sposa in chiesa, dopo aver ricordato che cos’è e come funziona questo beneficio.

Che cos’è il congedo matrimoniale?

Il congedo matrimoniale è un congedo retribuito riconosciuto al lavoratore in occasione del proprio matrimonio con valenza civile e consiste, nella generalità dei casi, in un periodo di astensione dal lavoro della durata di 15 giorni (può variare a seconda del contratto collettivo). Questo congedo è stato introdotto in Italia nel 1937 e, inizialmente, era rivolto soltanto agli impiegati (è stato esteso anche agli operai solo nel 1941). Oggi, invece, hanno diritto al congedo matrimoniale tutti i lavoratori, ma vi sono delle differenze, per quanto riguarda l’indennità e le modalità di fruizione, a seconda del contratto collettivo di lavoro utilizzato.

Com’è pagato il congedo matrimoniale?

Per quanto riguarda la copertura economica del congedo matrimoniale, gli accordi collettivi prevedono, generalmente, che al lavoratore spetti la normale retribuzione, durante il periodo di assenza; le festività eventualmente ricadenti entro questo arco temporale sono pagate a parte, rispetto alle spettanze per il congedo.

Tuttavia ci sono delle eccezioni per gli operai, gli apprendisti e i lavoratori a domicilio che sono dipendenti di aziende industriali, artigiane o cooperative. Per queste tipologie di lavoratori il trattamento economico, infatti, viene corrisposto solo parzialmente con un assegno a carico dell’Inps, di importo pari a 7 giorni di lavoro. In questi casi spetta al datore di lavoro l’onere di integrare l’importo dell’assegno fino a garantire la normale retribuzione per i 15 giorni di durata del congedo.

Allo stesso modo è prevista l’erogazione dell’assegno matrimoniale, pagato direttamente dall’Inps per:

  • i lavoratori disoccupati o sospesi, qualora siano stati occupati per almeno 15 giorni nei 90 giorni precedenti la data del matrimonio;
  • i lavoratori disoccupati a seguito di dimissioni presentate per contrarre matrimonio;
  • i lavoratori licenziati per cessazione dell’attività;
  • i lavoratori assenti dal servizio per un giustificato motivo (malattia, sospensione dal lavoro, richiamo alle armi);
  • i lavoratori extracomunitari che si sposano all’estero, se hanno prestato la propria attività presso un’azienda italiana, risultano residenti in Italia ed hanno acquisito lo status di coniugati nel nostro Paese.

È importante sottolineare che, secondo le previsioni dei contratti collettivi, il congedo non spetta ai lavoratori in periodo di prova.

Il periodo, oltre a essere coperto dal punto di vista economico con l’indennità, è utile per la maturazione dei ratei ferie, Tfr e mensilità aggiuntive.

Quando si può chiedere il congedo matrimoniale?

Il congedo matrimoniale è da considerare un’assenza a parte rispetto alle ferie annuali (nel senso che le assenze per il congedo non diminuiscono le ferie spettanti) e deve essere richiesto con un sufficiente anticipo.

Quale distanza ci deve essere tra la data delle nozze e il congedo matrimoniale? Non è necessario che il giorno delle nozze rientri nei 15 giorni di congedo, poiché le assenze retribuite possono essere anche chieste successivamente, ma non a distanza eccessiva dal matrimonio. Il congedo è difficilmente fruibile, dunque, per quegli sposi che decidono di rimandare il viaggio di nozze a parecchi mesi dopo il matrimonio: non esiste, comunque, una normativa che stabilisca in modo preciso entro quando si deve fruire del congedo.

Allo stesso tempo è essenziale sapere che i giorni di congedo devono essere fruiti consecutivamente, cioè non possono essere frazionati: se, quindi, pensi di chiedere solo una parte del congedo matrimoniale a ridosso delle nozze, e un’altra parte più avanti, magari da attaccare alle ferie, sappi che non è possibile “spezzare” il congedo.

Il congedo matrimoniale può essere goduto anche più di una volta nell’arco della vita lavorativa, come ad esempio nel caso di vedovi o divorziati che si risposino; quando nello stesso periodo del congedo il lavoratore è in malattia, maternità o cassa integrazione, viene comunque corrisposto l’importo previsto per le assenze per matrimonio, in quanto più favorevole.

 Congedo matrimoniale per chi si sposa solo in chiesa

In base a quanto osservato, il congedo matrimoniale spetta in occasione del matrimonio avente validità civile.
Dal 5 giugno 2016, a seguito dell’entrata in vigore della legge che regolamenta le unioni civili tra persone dello stesso sesso (la cosiddetta legge Cirinnà), le disposizioni sul congedo matrimoniale sono applicabili anche in caso di unione civile.

Se ci si sposa solo in Chiesa, si ha diritto a fruire del congedo matrimoniale se viene celebrato il matrimonio concordatario, dal quale derivano anche effetti civili. Se, invece, si celebra in Chiesa soltanto il matrimonio religioso, senza la celebrazione del rito concordatario, il congedo matrimoniale non spetta, perché le nozze non hanno validità civile.

Il matrimonio religioso è dunque un atto con valenza esclusivamente spirituale, per il quale i partner non possono beneficiare di quelle tutele garantite dalla legge statale solo a chi si è sposato con effetti civili.

Congedo matrimoniale per chi si sposa prima al comune poi in chiesa

Se, invece, si celebra prima il matrimonio civile al comune, poi matrimonio religioso in chiesa, il congedo matrimoniale spetta in base alla celebrazione delle nozze civili: nessun problema, dunque, se il matrimonio religioso è celebrato qualche giorno dopo o qualche settimana dopo il matrimonio civile.

La situazione diventa problematica, invece, se il rito religioso è celebrato dopo mesi, o anni, rispetto al rito civile: in questi casi, a seconda della distanza tra il congedo matrimoniale e la celebrazione delle nozze civili, l’assenza retribuita può non essere concessa.

Il lavoratore che si sposa con rito esclusivamente religioso può, comunque, beneficiare delle ferie, dietro accordo col datore di lavoro.


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