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Analisi sui rifiuti: occorre un laboratorio accreditato?

31 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Dicembre 2018



Sono un biologo e mi occupo di qualificazione di rifiuti anche attraverso indagini analitiche. Spesso mi viene contestato verbalmente da organi di controllo, specialmente dai carabinieri forestali, il fatto di non avere un laboratorio accreditato. Ho provato ad informarmi a riguardo, ma non ho trovato una norma che indichi l’obbligo dell’accreditamento per svolgere analisi tendenti ad attribuire il codice C.E.R.. La 152/06, se ho capito bene, da un lato consiglia ma non obbliga di servirsi di laboratori accreditati, dall’altro il reato penale descritto al riguardo dalla suddetta legge è quello relativo alla falsificazione dei certificati relativi ai rifiuti. Nessun cenno è però fatto alla qualifica dei laboratori. Cosa devo fare?

L’accreditamento è un processo tramite il quale un ente indipendente e autorevole, stabilisce l’imparzialità e la competenza di un’organizzazione o di un singolo professionista ad eseguire specifici compiti. Il d. lgs. 152/06, in merito all’accreditamento, fa riferimento all’UNI EN ISO/IEC 17043:2010 (e successive modificazioni) o altre norme equivalenti; per il resto, il testo risulta abbastanza criptico sul tema.

L’art. 78-quinquies, in merito all’analisi delle acque superficiali e sotterranee, dice che «L’ISPRA assicura che i metodi di analisi, compresi i metodi di laboratorio, sul campo e on line, utilizzati dalle agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, di seguito: “ARPA”, e dalle agenzie provinciali per la protezione dell’ambiente, di seguito: “APPA”, ai fini del programma di monitoraggio chimico svolto ai sensi dell’allegato 1 alla parte terza, siano convalidati e documentati ai sensi della norma UNI-EN ISO/CEI – 17025:2005 o di altre norme equivalenti internazionalmente accettate».

Per trovare il bandolo della matassa, lo scrivente ha equiparato la disciplina di cui il quesito tratta a quella inerente alla tutela dell’ambiente e l’emissione di gas a effetto serra e a quella sulla tutela alimentare. Nel Regolamento UE n. 601/2012 (tutela dall’emissione di gas) si dice che il laboratorio che effettua le analisi sui gas deve essere accreditato secondo la norma EN ISO/IEC 17025 (che esprime i “Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e di taratura”) o, in alternativa, deve dimostrare il possesso di determinati requisiti indicati dal regolamento stesso (art. 34). Il mancato accreditamento è giustificato solamente laddove si dimostri che l’utilizzo di un laboratorio accreditato non sia tecnicamente possibile, ovvero comporterebbe costi insostenibili o sproporzionati.

Anche nel settore della sicurezza ambientale è prescritto che gli Osa (Operatori del Settore Alimentare) debbano avvalersi di strutture accreditate secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025. Qualora sia accertato che un OSA utilizzi laboratori non iscritti negli elenchi regionali o accetti che il laboratorio esegua prove per le quali non è accreditato per l’esecuzione di analisi previste nell’ambito delle procedure di autocontrollo, l’autorità di controllo può prevede l’applicazione di determinate misure (quali la chiusura temporanea dell’azienda interessata) ex art. 54 del Reg. (CE) 882/2004 e, se del caso, l’irrogazione di ulteriori sanzioni in quanto, le prove eseguite da laboratori non accreditati non sono considerate valide al fine dell’adempimento degli obblighi stabiliti dalla normativa in vigore.

Nel d. lgs. 152/06, sebbene non compaia un riferimento chiaro e preciso al fatto che tutte le analisi debbano essere compiute nei laboratori accreditati, non è rintracciabile una norma come quella europea per prima citata, cioè una disposizione che preveda esplicitamente un’alternativa all’accreditamento. Di conseguenza, anche in virtù di un approccio prudenziale, è a parere dello scrivente da ritenere che le analisi debbano essere effettuate da laboratorio accreditato.

Tuttavia, per quanto concerne l’ipotesi di reato, l’accreditamento ad avviso dello scrivente non c’entra: quest’ultimo aspetto, infatti, riguarda l’attendibilità delle analisi compiute sui rifiuti, non la dichiarazione di falso. Tutt’al più, l’analisi effettuata da un laboratorio non accreditato può inficiarne l’attendibilità, con eventuali conseguenze per il committente (produttore), ma non può avere a parere dello scrivente conseguenze penali su chi effettua la suddetta analisi. Così recita l’art. 258, co. IV: «Si applica la pena di cui all’articolo 483 del codice penale a chi, nella predisposizione di un certificato di analisi di rifiuti, fornisce false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti e a chi fa uso di un certificato falso durante il trasporto». Non essere accreditato non significa commettere un falso.

Pertanto, in base al divieto di analogia (in malam partem) vigente nel diritto penale, è da ritenere ad avviso dello scrivente che l’analisi dei rifiuti, anche se effettuata da laboratorio o professionista non accreditati, nulla abbia a che vedere con l’ipotesi delittuosa succitata, la quale riguarda il merito dell’analisi.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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