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Aspettativa per dottorato di ricerca e diniego del congedo straordinario

31 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Dicembre 2018



Sono una docente di ruolo di inglese alle scuole medie. Nel 2005, prima dell’insegnamento, senza fruire nè di congedi nè di aspettative, ho conseguito il titolo di dottore di ricerca. Ho fatto da poco domanda per un post-doc presso un ente statale tedesco, per un soggiorno di ricerca di tre mesi presso la Biblioteca Nazionale di una città della Germania a partire da gennaio 2019. In caso risultassi tra i vincitori, che tipo di aspettativa potrei chiedere a scuola (per ricerca o per studio/motivi personali/di famiglia)? Non riesco a trovare indicazioni chiare su quale sia la normativa di riferimento per questa fattispecie. E in caso di diniego del dirigente, quali azioni legali potrei intraprendere? Purtroppo i rapporti non sono buoni e mi aspetto che voglia ostacolarmi.

Innanzitutto è opportuno chiarire cosa s’intende per “aspettativa per dottorato di ricerca”. In pratica, esso consiste nel diritto spettante al dipendente pubblico di essere collocato in aspettativa dall’amministrazione di appartenenza nel caso in cui risulti ammesso ad un corso di dottorato di ricerca presso una università. Si tratta quindi di un’aspettativa per motivi di studio e può durare per tutta la durata del dottorato di ricerca.

Il congedo straordinario per svolgere il dottorato di ricerca, prevista dall’articolo 18 comma 2 del vigente CCNL Scuola, ha trovato nel tempo una sua specifica regolamentazione nei seguenti riferimenti normativi:

– legge n. 476/1984, modificata dalla legge 488/2001;

– circolare MIUR n. 120 del 4 novembre 2002;

– legge n. 240/2010;

– circolare del MIUR n. 15 del 22 febbraio 2011.

La legge n. 476/1984 “Norma in materia di borse di studio e dottorato di ricerca nelle Università.”, così come modificata dalla legge n. 488/2001, prevede all’articolo 2 che:

“Il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato di ricerca è collocato a domanda, compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione, in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni per il periodo di durata del corso ed usufruisce della borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste. In caso di ammissione a corsi di dottorato di ricerca senza borsa di studio, o di rinuncia a questa, l’interessato in aspettativa conserva il trattamento economico, previdenziale e di quiescenza in godimento da parte dell’amministrazione pubblica presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro. Qualora, dopo il conseguimento del dottorato di ricerca, il rapporto di lavoro con l’amministrazione pubblica cessi per volontà del dipendente nei due anni successivi, è dovuta la ripetizione degli importi corrisposti ai sensi del secondo periodo”.

Il congedo straordinario per motivi di studio, quale appunto il dottorato di ricerca, stando al suddetto dettato normativo, non è concesso ma attribuito, come si evince chiaramente dall’espressione “collocato a domanda”. Il congedo è attribuito a domanda dal dirigente scolastico.

Il diritto riconosciuto al pubblico dipendente è dunque condizionato all’autorizzazione della pubblica amministrazione presso la quale lavora; quest’ultima, infatti, può negare la concessione dell’aspettativa qualora sussistano motivate esigenze di servizio.

Tuttavia, la norma al riguardo è molto generica, non esplicitando quali potrebbero essere i motivi di un eventuale diniego da parte del dirigente scolastico. Infatti, dato il termine generale “esigenze dell’amministrazione” non esiste una casistica ben precisa a cui fare riferimento (soprattutto nella scuola) per stabilire quale potrebbe essere un diniego motivato del Dirigente. Dal tenore letterale dell’articolo il dirigente può respingere la domanda esclusivamente “per motivi di servizio”, che vanno ovviamente enunciati nel provvedimento.

A tal proposito giova ricordare che il Dirigente è sempre tenuto a motivare l’eventuale provvedimento di diniego. L’art. 3, comma 1 della legge 241/90 (integrato dalla legge 15/2005) indica, infatti, che ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

Un eventuale diniego del congedo dovrà quindi essere sempre motivato dal Dirigente e rispondere ai criteri della trasparenza e dell’imparzialità, per evitare ogni dubbio circa l’obiettività e l’opportunità delle determinazioni adottate.

In risposta al quesito posto, è possibile a parere dello scrivente affermare che il Dirigente scolastico potrebbe negare l’autorizzazione solo in quelle ipotesi in cui l’assenza del dipendente sarebbe di effettivo impedimento per le esigenze organizzative della scuola.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio



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