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È consumatore chi chiede un finanziamento?

31 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Dicembre 2018



Mia figlia, disoccupata, ha dato mandato ad una agenzia per istruire una pratica destinata ad Invitalia, relativa ad un bando start up a tasso zero. Può mia figlia essere considerata ” Consumatore” ed essere tutelata in tal senso? Ci sono state notevoli irregolarità ed ora le chiedono circa 30.000 euro nonostante non ci sia stata erogazione ma solo un’approvazione di Invitalia, subordinata però alla successiva approvazione di una serie di documenti che non è stato possibile produrre in quanto la richiesta (di cui non si era stati informati preventivamente), è caduta a ridosso dell’estate, quando non si riusciva a trovare professionisti disponibili.Minacciano decreto ingiuntivo.

La qualifica di “consumatore” ha fondamentale importanza nei casi in cui si intendano applicare lenorme (e le tutele) previste dal cosiddetto Codice del consumo.

A questo fine occorre mettere in evidenza che, ad una domanda come quella in esame, ha risposto di recente la Corte di Cassazione con ordinanza n. 8.904 del 5 maggio 2015 (e altre precedenti di seguito citate).

Nella causa che si concluse con l’ordinanza appena citata, la Cassazione fu chiamata ad intervenire per chiarire se si potesse qualificare come “consumatore” un soggetto che aveva concluso un contratto con un professionista non nell’esercizio della propria attività imprenditoriale o professionale, ma con lo scopo di iniziare un’attività imprenditoriale o professionale.

Prima di fornire la risposta a questo interrogativo, occorre fare delle brevi premesse.

Il Codice di consumo, cioè il decreto legislativo n. 206 del 2005, in linea generale considera come“consumatore” (che potrà quindi avvalersi delle tutele del Codice di consumo) il soggetto che agisce,stipulando un contratto, per scopi estranei alla propria eventuale attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale: in caso contrario, cioè se il soggetto agisce nell’esercizio della propria attività imprenditoriale ecc., il soggetto sarà considerato per il Codice del consumo un“professionista”.

Ma già in un’ordinanza del 2013 (la n. 24.731 del 4 novembre 2013) la Corte di Cassazione precisò che ciò che conta per distinguere un consumatore da un professionista (ai fini dell’applicazione o meno delle tutele del Codice del consumo) non è se il soggetto possiede già la qualifica di imprenditore o di commerciante al momento in cui stipula un contratto, ma è lo scopo che il soggetto vuole raggiungere nel momento in cui conclude il contratto.

Perciò, su queste basi, la Corte di Cassazione considera professionista e non consumatore ilsoggetto:

– che stipulava un contratto che aveva ad oggetto attività strumentali o accessorie rispetto aquella sua principale (ad esempio fu considerato concluso da un professionista e non da unconsumatore il contratto di abbonamento a riviste di settore da parte di chi esercitavaun’attività professionale in quello stesso settore: Cassazione, ordinanza n. 17.466 del 2014);

– ed anche il soggetto, rispondendo al quesito in esame, che per avviare un’attività imprenditorialestipula contratti per procurarsi servizi o beni indispensabili per iniziare l’attività stessa (cosìdecise la Cassazione con ordinanza n. 24.731 del 2013 e con ordinanza n. 8.904 del 5 maggio2015).

In queste decisioni la Corte di Cassazione ha detto in sostanza che dovrà essere considerato un professionista e non un consumatore (ai fini dell’applicabilità delle tutele previste del Codice di consumo) il soggetto che non svolga attualmente un’attività imprenditoriale o professionale e che stipula un contratto con lo scopo di acquistare servizi oppure beni che siano indispensabili per poter avviare questa attività.

Per fare un esempio: se un soggetto, di sua iniziativa, sottoscrive un contratto per svolgere un corso che gli farà acquisire una qualifica professionale, quel soggetto, ai fini dell’applicazione delle tutele del Codice del consumo, non potrà essere considerato un consumatore.

Allo stesso modo, chi affida un mandato per istruire una pratica finalizzata ad ottenere unfinanziamento per avviare un’attività di impresa non potrà essere considerato un consumatore e nonpotrà invocare le tutele del Codice del consumo.

Si aggiunga, infine, che per escludere la qualifica di consumatore occorrerà anche che la finalità di avviare un’attività di impresa (la start up nel caso di specie) emerga, sulla base dei dati oggettivi contenuti nel contratto, come una finalità concreta ed attuale che il soggetto voglia raggiungere di sua iniziativa e non solo come una vaga intenzione o come una finalità sollecitata dalla controparte del contratto(in questo senso si è espressa sempre la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 8.904 del 2015 e con ordinanza n. 20.175 del 2006).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Angelo Forte


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