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Diritto d’autore: come percepire compensi senza aprire partita Iva

31 Dicembre 2018
Diritto d’autore: come percepire compensi senza aprire partita Iva

Siamo due insegnanti (non statali) che lavorano in ambito scolastico con bambini non vedenti o ipovedenti. Due anni fa abbiamo aperto un sito internet dove pubblichiamo e condividiamo (ma non vendiamo) del materiale didattico progettato per questi bambini. A volte ci contattano insegnanti o cooperative, che ci chiedono se possiamo fornire loro del materiale didattico che hanno visto sul sito e che non si trova in commercio (esempio un pannello tattile) o se possiamo fare delle consulenze (un corso di qualche ora sui libri tattili richiesto da una biblioteca). Nell’arco dell’anno il valore totale delle richieste del materiale didattico o delle consulenza è molto basso e aprire una partita IVA è impensabile al momento, vista l’esiguità delle cifre. Non sappiamo come comportarci. Qual è in caso il modo migliore per fornire loro detto materiale didattico o per fare qualche consulenza senza avere la partita IVA, senza rischiare di incorrere in problemi burocratici o fiscali?

L’unica soluzione, per evitare di aprire la partita IVA, è quella di ricevere i relativi compensi sotto forma di cessione di diritti d’autore.

In questo caso, infatti, i lettori concederebbero del materiale didattico di formazione originale, oltre a sostenere delle consulenze collegate (se non ho capito male) al materiale stesso.

E così, i compensi legati allo sfruttamento del diritto di autore sono trattati alla stregua di compensi percepiti per attività di lavoro autonomo tali per cui il legislatore fiscale, per questa particolare categoria di redditi, ha previsto che il soggetto percettore possa rilasciare una semplice ricevuta, al posto della fattura.

In questo caso, non ci sarà alcun obbligo per chi percepisce redditi da diritto di autore di aprire partita Iva, a meno che, non si percepiscano anche compensi legati ad attività di lavoro autonomo esercitata professionalmente.

In tale campo, sarà quindi necessario che le attività in oggetto siano accompagnate da questi tre requisiti:

– il percettore deve essere l’autore o l’inventore;

– non ci sia collegamento nell’esercizio di imprese commerciali;

– si consegua il requisito dell’originalità e creatività del materiale didattico e della consulenza prestata;

Nel caso in cui dovessero essere presenti tutti e tre questi requisiti, sarà sufficiente comunicare i redditi percepiti nella dichiarazione fiscale alla voce “altri redditi” e indicarli come redditi da lavoro autonomo.

Ovviamente, per la sottile differenza che c’è tra diritto d’autore e lavoro imprenditoriale e/o occasionale, occorrerà stare molto attenti e valutare, per bene, caso per caso l’esistenza dei requisiti sopra individuati, al fine di evitare complicazioni (sotto forma di accertamenti fiscali) con l’Agenzia delle Entrate.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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