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Divorzio breve e restituzione dei soldi spesi per la casa

4 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Gennaio 2019



Da sposato abitavo nella casa costruita da mio suocero (anche col mio aiuto) nel terreno dei miei ex suoceri. Con la mia ex moglie avevamo comprato la cucina e fatto il mutuo per i pannelli solari e altro. Dopo aver passato due anni difficili con continue violazioni, da parte sua e dei miei ex suoceri, dell’art. 316 c.c., me ne sono andato via nel  2014 e lei mi ha dato solo la metà dei soldi che avevamo nel conto corrente. Ho diritto ad avere metà dei soldi del valore della cucina e dei pannelli solari? Il divorzio breve è avvenuto nel 2015. Posso appellarmi a qualche articolo  del codice civile o penale per essere in caso risarcito?

 Il lettore potrà vantare un diritto economico sulla cucina e sui pannelli solari nel momento in cui nulla è stato stabilito all’interno dell’accordo riguardante il divorzio breve espletato. 

Per dirla in maniera più semplice possibile: se nell’accordo è stato inserito che nulla i coniugi hanno da pretendere l’un l’altro a livello economico, allora non si potrà esigere più nulla, in quanto l’accordo precedente varrà come confessione del lettore di non avere più richieste economiche nei confronti della sua ex moglie. 

Diversamente, il lettore avrà il sacrosanto diritto di ottenere l’esatta metà di quanto acquistato. 

Tuttavia, non si potrà direttamente pretendere la metà dei soldi spesi, ma occorrerà dapprima verificare se i beni mobili acquistati siano facilmente suddivisibili, senza che gli stessi perdano la loro funzionalità. 

Esempio: 

– la cucina non potrà essere suddivisa in due parti, perché perderebbe la sua funzione intrinseca ed estrinseca; 

– diversamente, i pannelli solari potranno essere suddivisi, poiché beni omogenei che, se suddivisi, producono sì meno energia, ma continuano ad essere utilizzabili, a meno di casi eccezionali. 

Ecco, alla luce di ciò, mentre per i pannelli il lettore potrà pretendere la consegna di metà degli stessi, per la cucina potrà chiedere la metà dell’equivalente valore commerciale (valutabile ad oggi, e non al momento dell’acquisto). 

Non avrà necessità di richiamare alcuna norma, poiché il lettore è comproprietario insieme alla sua ex di quei mobili e ne ha gli stessi diritti. Basterà semplicemente provare di aver contribuito al loro acquisto. 

Anzi, se i due ex coniugi erano in regime di comunione dei beni legali, il lettore non dovrà neppure provare il contributo nell’acquisto poiché per legge gli acquisti effettuati dopo il matrimonio si presumono in perfetta comproprietà, a meno che non si tratti di beni personali. 

Quello che si consiglia , quindi (in caso di mancato accordo nel divorzio breve) al lettore, è di comunicare alla sua ex che avendo partecipato all’acquisto dei beni mobili in oggetto ha diritto alla metà del loro valore, esortandola a fissare un appuntamento per la rimozione della metà dei pannelli solari e invitandola a corrispondere la somma pari alla metà del valore commerciale attuale della cucina, da valutare sulla base di un perito nominato di comune accordo tra le parti. 

Se non dovesse collaborare, non resterebbe al lettore che inviare una messa in mora tramite legale e, successivamente, adire la giustizia per ottenere una sentenza di condanna da parte del Giudice competente che, alla luce del contrasto, dovrà nominare un perito per stimare il valore della cucina e, una volta conosciuto l’attuale valore del bene mobile, stabilire quanto l’ex moglie dovrà corrispondere al lettore per continuare a tenere il possesso della stessa cucina. 

Se non vorrà più quel mobilio, allora il Giudice potrebbe disporre un’asta giudiziaria per vendere il bene e distribuire il ricavato tra i due coniugi. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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