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Lavoratrici in gravidanza: astensione obbligatoria e scadenza del contratto

5 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Gennaio 2019



Sono stata assunta dalla azienda per cui lavoro a gennaio 2018. Il 30 gennaio 2019 scade il contratto dopo varie proroghe. Mi è già stato comunicato che non verrà riconfermato. Se dovessi rimanere incinta prima della scadenza del contratto, cosa mi spetterebbe oltre la Naspi? Rientro nei tempi giusti per percepire anche la maternità obbligatoria, o addirittura quella facoltativa?

Anche alla lavoratrice in gravidanza spetta l’astensione obbligatoria, così come per tutte le altre lavoratrici a tempo indeterminato.

Tuttavia, c’è un limite che riguarda il rapporto tra la data prevista per il parto e la scadenza del contratto a tempo determinato.

Infatti, nel caso in cui il contratto a termine sia scaduto in una data che superi i sessanta giorni precedenti i due mesi prima del parto (momento in cui matura l’astensione obbligatoria), allora la lavoratrice non potrà ottenere l’indennità di maternità, a meno che nel frattempo non le sia stata riconosciuta una maternità a rischio.

Da quanto si può dedurre dal quesito, la lettrice ancora non è in stato interessante, quindi, bene che dovesse andare

concepirebbe a fine novembre (o nel mese di dicembre 2018); pertanto, non rientrerebbe nel limite massimo riconosciuto dalla legge poiché la stessa, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, avrebbe – nella migliore delle ipotesi – accumulato solo due mesi di gravidanza, mentre il termine ultimo per usufruire del congedo per maternità è di centoventi giorni prima del parto (sessanta + due mesi): ponendo come data del parto fine agosto 2019 (con concepimento a novembre 2018), il termine ultimo per usufruire del diritto sarebbe fine aprile 2019, data che dovrebbe coincidere con la scadenza del contratto. Ma così non è visto che il contratto della lettrice scade a fine gennaio 2019.

Per dirla in modo più semplice e meno arzigogolato, alla data di maturazione dell’astensione obbligatoria (due mesi prima del parto previsto) il contratto della lettrice dovrebbe essere scaduto da non più di sessanta giorni. E così nel caso di specie, il contratto sarebbe dovuto terminare il 30 aprile 2019 e non il 31 gennaio 2019.

L’unica possibilità sarebbe quella di ottenere un attestato di gravidanza a rischio anticipato di ulteriori tre mesi, anche se – allo stato – non sembra sia possibile (medicalmente) visto che tale certificazione dovrebbe intervenire in una fase in cui il feto è ancora poco sviluppato per tale analisi.

Diversamente, nel caso in cui la lettrice già si trovasse in uno stato interessante, allora il discorso cambierebbe poiché i termini sarebbero anticipati e con ogni probabilità rientrerebbe nell’indennità obbligatoria.

Mentre quella facoltativa non sarebbe comunque riconosciuta alla lettrice perché spettante solo alle lavoratrici che, allo spirare dell’indennità obbligatoria, mantengono un rapporto di lavoro in essere.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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