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Rapporto di agenzia, contratti di finanziamento e attività accessorie

5 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 Gennaio 2019



Nel corso del decennale rapporto intercorso con la mia ex azienda, oltre alla tipica attività prevista per gli agenti di commercio, la stessa mi esortava a svolgere le c.d. “attività accessorie”, per quanto le stesse non fossero previste contrattualmente (e men che meno retribuite…). Pertanto, oltre all’attività di incasso, di deposito e consegna dei beni (peraltro di un certo valore, poiché artistici), ero solito concludere con la mia clientela, contestualmente alla vendita dei beni, anche contratti di prestito di una nota società finanziaria a cui si rivolgeva la mia preponente, per la cessione del credito delle opere vendute. Ora, essendo mia intenzione rivendicare quanto mi è stato negato economicamente, nel caso dei soli contratti di finanziamento dovrei farlo nei confronti della mia ex azienda o della finanziaria? 

Il lettore ha svolto un rapporto di agenzia con la sua ex azienda, nell’ambito del quale gli veniva richiesto anche di stipulare contratti di finanziamento in nome e per conto di una finanziaria. Questa attività, non prevista nel contratto di agenzia, veniva qualificata dalla sua ex azienda come “attività accessoria”. 

Il contratto di agenzia costituisce un contratto tipizzato e regolamentato dagli artt. 1742 e seguenti del codice civile. La citata normativa dispone che “col contratto di agenzia una parte assume stabilmente l’incarico di promuovere, per conto dell’altra, verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata”. 

Benché questa attività costituisca in sé la principale obbligazione dell’agente, la controprestazione del preponente di corrispondere le provvigioni sorge unicamente a seguito del conseguimento del risultato, ossia in forza della conclusione di contratti. 

Accanto a dette obbligazioni principali, è evenienza comune che l’agente sia incaricato di svolgere attività accessorie a quelle tipizzate, come, ad esempio, la tenuta in deposito di prodotti del preponente, il controllo sull’andamento di filiali, la corretta esposizione e presentazione dei prodotti nei punti vendita, la conclusione di contratti di finanziamento, così come ulteriori attività collegate all’evoluzione della distribuzione. 

L’esecuzione di attività accessorie alla conclusione di contratti commerciali, se non espressamente prevista nel contratto di agenzia e non rientrante tra le attività strettamente correlate alla conclusione dell’affare, deve considerarsi attività ulteriore attribuita all’agente, oggetto di un autonomo contratto (che sebbene collegato a quello “principale” di agenzia gode di propria autonomia) e dunque attività che deve essere remunerata (Cass., sent. 30.01.2017 n. 2289). 

Nel caso di specie si è di fronte ad una situazione particolare, nella quale i contratti di finanziamento non sono conclusi a favore dell’azienda mandante, ma di una finanziaria “terza”. 

Dunque il diritto al pagamento per l’attività svolta potrebbe sorgere sia in capo all’azienda mandante perché grazie alla conclusione di quei contratti di finanziamento ha soddisfatto un proprio interesse (la conclusione dell’affare con il cliente e la garanzia che il prezzo del bene venduto sia pagato), sia in capo alla finanziaria che, grazie alla attività di “promozione” da parte del lettore ha acquisito dei clienti. 

Conseguentemente, ad avviso dello scrivente, sarebbe opportuno per il lettore agire sia nei confronti della sua azienda ex mandante, sia nei confronti della finanziaria. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini


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