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Avvocati: regole di correttezza tra colleghi

22 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Novembre 2018



Il galateo degli avvocati: ecco le regole di bon ton che ogni legale dovrebbe osservare nei rapporti con i colleghi.

Il galateo non è solamente quello che fissa le regole di come ci si comporta a tavola o in compagnia di una gentil donzella: galateo è anche quello che occorrerebbe rispettare sul luogo di lavoro, tra colleghi o con i clienti. Non ci sono posti ove non si debbano osservare le regole della buona educazione: al ristorante, in pizzeria, per strada o in tribunale, bisognerebbe sempre essere rispettosi dell’etichetta. Purtroppo, molti dimenticano ciò, anche se sono professionisti e, quindi, hanno studiato a lungo nei licei e nelle università. L’abito non fa il monaco: è proprio il caso di dirlo. Forse non sai che anche gli avvocati dovrebbero rispettare alcune regole di correttezza: mi riferisco alle buone maniere che devono intercorrere tra colleghi, sia quando ci si ritrova nella stessa aula d’udienza, sia al di fuori di essa, ad esempio quando si riceve in studio oppure, più semplicemente, ci si contatta telefonicamente. La professione forense dovrebbe conservare quell’antico prestigio che oggi sembra aver perso e, per farlo, dovrebbe curare non solo i rapporti con i giudici e con i clienti, ma anche quelli con i colleghi. Se sei un avvocato e vuoi saperne di più sul galateo degli avvocati, oppure sei un semplice lettore appassionato di diritto, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: ti dirò quali sono, per gli avvocati, le regole di correttezza tra colleghi.

Regole di correttezza tra avvocati: cosa sono?

Prima di elencarti le principali regole di correttezza tra avvocati, devo fare una precisazione: quelle di cui ti parlerò non sono norme comportamentali rintracciabili in un codice o in altro testo legislativo, ma semplicemente alcune semplici precetti che si sono tramandati di avvocato in avvocato, in ossequio ad un vecchio codice “cavalleresco” tra colleghi. In pratica, l’avvocato che non osserva queste regole di correttezza tra colleghi non incorre in alcuna sanzione: semplicemente, non rispetta quello che possiamo tranquillamente definire come il bon ton del perfetto avvocato. Non indugiamo ulteriormente: vediamo quali sono le regole di correttezza tra avvocati.

Regole di correttezza tra avvocati: quali sono?

Le regole di correttezza tra colleghi che gli avvocati dovrebbero rispettare sono molteplici: per una maggiore chiarezza, possiamo suddividerle in due grandi categorie, e cioè quelle da rispettare quando si è in tribunale (ad esempio, all’interno della stessa aula d’udienza) e quelle che si applicano, invece, al di fuori del luogo di lavoro.

Regole di correttezza tra avvocati in tribunale

Cominciamo dal galateo forense da osservare quando gli avvocati sono in tribunale.

  1. Cedere il posto ai colleghi più anziani. Spesso le aule destinate alla celebrazione delle udienze sono anguste o, comunque, non adeguate al numero di persone che dovrebbero contenere in proporzione al carico di lavoro: in questi casi, quando i posti a sedere sono pochi, è buona educazione cedere il posto ai colleghi più anziani. Come gesto di cavalleria, poi, si dovrebbe cederlo anche alle colleghe, facoltà che diverrebbe un vero e proprio obbligo morale nel caso in cui siano in stato di gravidanza;
  2. Rispettare il ruolo d’udienza. Alcuni tribunali affiggono, al di fuori delle aule, l’elenco con tutte le cause che dovranno essere trattate. Se il giudice segue l’ordine prestabilito, le regole di correttezza tra avvocati dicono di evitare di fare i furbetti accampando scuse per ottenere la precedenza. Se c’è davvero un’urgenza, bisogna esporla prima ai colleghi, di modo che il giudice non si trovi in difficoltà davanti a più richieste di anticipazione. Alla stessa maniera, è buona educazione, sia nei confronti dei colleghi che del giudice, non accalcarsi intorno alla scrivania del magistrato.
  3. Dare la precedenza al collega che non è del foro. È buona norma, quando il giudice non segue un ordine prestabilito, favorire la trattazione delle cause nelle quali i difensori coinvolti non sono del foro del tribunale: in pratica, si tratta dei difensori che hanno fatto più chilometri per raggiungere il palazzo di giustizia. In questo modo, si faciliterà il loro rientro a casa.
  4. Indossare la toga. Un vero e proprio obbligo durante le udienze penali, segno di prestigio e di autorevolezza.
  5. Salutare i colleghi. Non solo quando si è in aula, ma anche quando si è nei corridoi del tribunale, è innanzitutto segno di buona educazione salutare cortesemente (anche con un semplice “buongiorno”) i colleghi che si incontrano: i giovani devono farlo in segno di rispetto nei confronti dei colleghi coi capelli bianchi; i meno giovani, invece, devono farlo per sfuggire ad un inutile snobismo.

Regole di correttezza tra avvocati al di fuori del tribunale

Le regole di correttezza tra avvocati non si limitano al solo periodo di tempo trascorso in udienza: la professione forense si svolge anche (se non soprattutto) al di fuori dei tribunali e, pertanto, sarebbe una terribile caduta di stile dimenticare di osservare il galateo forense anche in circostanze diverse. Vediamo quali sono le principali regole di correttezza tra colleghi che gli avvocati devono rispettare.

  1. Regole di comunicazione. Le regole di correttezza tra colleghi avvocati sono molto precise con riguardo alle modalità di comunicazione. Quando si scrive ad un collega, occorre rivolgersi con le seguenti intestazioni: “Illustrissimo” o “Pregiatissimo”, oppure “Gentile” se si tratta di un’avvocata. Quando ci si firma in calce, mai anteporre il titolo al proprio nome e cognome: in pratica, se dovessi scrivere ad un collega, non dovrei firmarmi “Avv. Mariano Acquaviva”, ma solamente “Mariano Acquaviva”. Se trattasi di primo incontro professionale, è buona norma far precedere i saluti dalla frase “Lieto dell’incontro professionale”. Nel caso in cui non si conosce di persona il collega e si è alla prima comunicazione scritta in assoluto, è preferibile rivolgersi dando del Lei (soprattutto se è un giovane collega a contattarne un altro con qualche anno in più). È ugualmente possibile, però, dare del “Tu”, con la prima lettera del pronome in maiuscolo. Nelle successive comunicazioni, si potrà tranquillamente abbandonare il “Lei” e anche l’intestazione formale, essendo preferibile rivolgersi con un “Caro collega”, soprattutto se c’è un profondo rapporto di stima tra gli scriventi.
  2. Contattare direttamente i colleghi. Una vecchia regola di correttezza tra avvocati vorrebbe che tra colleghi ci si chiamasse direttamente, senza passare per il filtro della segretaria. Ancora oggi, quando ciò è possibile, scavalcare chi lavora nell’ufficio del collega non è un atto di eccessiva confidenza, bensì una semplice norma di buona educazione tra avvocati.
  3. Richiamare subito il collega. È davvero di cattiva educazione non rispondere ad un collega, oppure non richiamarlo quando se ne ha la possibilità. Quindi, se sei un avvocato e un collega ti ha chiamato al cellulare e tu lo hai lasciato in un’attesa indefinita, sappi che si tratta di una condotta stigmatizzata dal galateo forense: se non puoi rispondere subito perché impegnato, richiama non appena ti liberi.
  4. Incontro presso lo studio. Può ben accadere che un avvocato debba recarsi presso un altro: secondo le regole di correttezza tra colleghi, è sempre l’avvocato più giovane a doversi spostare. Quando non c’è una significativa differenza d’età, è l’avvocato del debitore a dover raggiungere quello del creditore. Una volta giunto all’appuntamento, l’avvocato ricevente deve abbandonare il suo posto dietro la scrivania e raggiungere, all’altro lato di essa, il collega, sedendo al suo fianco, da pari a pari.
  5. Avvisare nel caso di subentro nell’incarico. È buona norma avvisare il collega nel caso in cui un suo vecchio cliente abbia deciso di revocargli l’incarico e di nominarci al suo posto. È sufficiente una telefonata oppure una semplice e-mail (volendo, anche una pec). Avvisare il collega anche nel caso di sostituzione processuale non preventivata (ciò accade soprattutto nel penale).
  6. Divieto di raccomandate. Una vecchia regola di correttezza tra avvocati proibirebbe l’utilizzo di mezzi di comunicazione che forniscono la prova del raggiungimento del destinatario: in pratica, sarebbe scorretto inviare una raccomandata a/r ad un collega avvocato. Il senso della norma starebbe nella sfiducia che si cela dietro l’utilizzo di tale mezzo. Oggi, un divieto del genere non avrebbe molto senso, atteso che tra colleghi è possibile scambiarsi comunicazioni via pec con la stessa facilità con cui lo si può fare con una normale e-mail.

note

Autore immagine: Unsplash.com


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