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Certificato malattia dopo ferie

4 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Dicembre 2018



Che cosa fare quando si deve stare a casa appena rientrati dalle vacanze. Quando si rischia il licenziamento. Che cos’è l’assenteismo tattico.

C’è chi parla di coincidenza e chi di «assenteismo strategico». A seconda, insomma, di come si interpretano le intenzioni del lavoratore. Un certificato di malattia dopo le ferie può essere visto come una semplice casualità oppure come una giocata studiata a tavolino per prolungare il periodo di vacanza retribuita. In effetti, entrambi i casi sono altamente probabili. Come quello di chi non aspetta a presentare il certificato di malattia l’ultimo giorno di ferie ma lo anticipa di 2 o 3 giorni sperando di dare meno nell’occhio.

C’è, comunque, da chiedersi che cosa prevede la legge in questi casi. Viene accettato il certificato di malattia dopo le ferie? Intendiamoci: uno non è che sceglie quando ammalarsi ma, se proprio vogliamo essere malfidenti, può decidere benissimo quando presentare un certificato per farsi tre settimane a casa anziché due pur godendo di (quasi) ottima salute. Come controlla l’Inps queste situazioni? Lo strumento non manca, anzi: grazie alle ultime disposizioni, la visita fiscale può essere fatta più volte in un giorno ed anche la domenica ed i giorni festivi. Quindi, attenzione a fare troppo i furbi.

Pensiamo, invece, a chi è in buona fede e si ammala subito dopo essere rientrato dalle vacanze. Può succedere, infatti, che si sia stati in un posto dal clima o dall’alimentazione completamente diversi e che, solo tornando a casa, si avvertano i sintomi di un malessere acquisito in quel Paese. Andare al lavoro sarebbe rischioso perché la situazione potrebbe peggiorare. E sarebbe, oltretutto, controproducente: in quelle condizioni non si rende al 100%. Non resta che andare dal medico curante e, se necessario, farsi dare i giorni per ristabilirsi a casa, a costo di dover presentare un certificato di malattia dopo le ferie. Vediamo che succede in questi casi.

Malattia dopo le ferie: che fare?

Sei, dunque, rientrato dalle vacanze con un malessere e non te la senti di andare subito in ufficio. La prima cosa da fare è armarti di coraggio ed avvisare il tuo datore di lavoro. Il quale, probabilmente, non la prenderà benissimo ma, comunque, non può negarti il periodo di malattia dopo le ferie purché venga presentato un certificato. Ecco, la seconda cosa da fare è proprio quel documento. Dovrai, quindi, andare dal medico curante per farti visitare e, se il dottore lo riterrà opportuno, per farti dire quanti giorni devi restare a casa per guarire. Il medico seguirà la normale procedura, cioè: redigerà il certificato di malattia e lo invierà all’Inps per via telematica. Il certificato e l’attestato (il documento, cioè, che indica l’inizio e la fine della malattia) saranno accertati in versione cartacea solo se non è materialmente impossibile l’invio telematico. Il medico consegnerà a te, invece, il numero di protocollo del certificato, da comunicare all’azienda.

Nulla di diverso, dunque, rispetto alla malattia contratta in periodi non sospetti, cioè non dopo le ferie o subito prima. Anche se, in entrambi i casi, non c’è assolutamente nulla da dire, sempre che si tratti di eventi eccezionali.

Malattia dopo le ferie: quando scatta il licenziamento?

Eventi eccezionali, abbiamo appena detto. Il certificato di malattia dopo le ferie sarà tanto più credibile quanto più raro sia il malessere. Nel senso che chi si ammala sistematicamente dopo il ponte dell’Immacolata, dopo le ferie di Natale o di agosto e dopo i tre giorni presi ad autunno per andare alle terme è facile che stia barando.

Il dipendente non dovrà stupirsi se riceverà, anche più volte durante il periodo di malattia, la visita fiscale. Il lavoratore, infatti, è tenuto a rispettare le fasce di reperibilità che – lo ricordiamo – sono:

  • dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i lavoratori del settore pubblico.

Se il dipendente non si fa trovare durante l’orario della visita medica, viene invitato a presentarsi presso l’ambulatorio della sede Inps di competenza in una data specifica. Dovrà giustificare il mancato rispetto della fascia di reperibilità per evitare di incorrere in una sanzione disciplinare che può comportare dalla riduzione dello stipendio per un periodo di tempo al licenziamento per giusta causa.

Malattia dopo le ferie: l’assenteismo tattico

La visita fiscale andata a vuoto, dunque, può essere un motivo di licenziamento in caso di malattia dopo le ferie. Ma non l’unico: c’è una cosa di cui si sente parlare troppo ma che può essere estremamente pericolosa per i furbi della malattia facile. Si chiama «assenteismo tattico» [1]. Che cos’è?

Si tratta di quel fenomeno diffuso tra i lavoratori che immancabilmente (o troppo spesso) attaccano dei giorni di malattia (ne basta anche uno solo) ad un periodo di ferie, breve o lungo che sia, presentando regolare certificato. In altre parole: sto a casa in malattia un paio di giorni dopo Capodanno, l’Epifania, il ponte del 25 aprile, quello del 1° maggio, le ferie estive, il santo patrono della città in cui lavoro, l’Immacolata e la settimana di Natale. Ho saltato il ponte del 2 giugno? Certo, la festa cadeva di sabato. E poi mica voglio dare nell’occhio.

Purtroppo, però, il capo può ritenere che si tratta di troppe coincidenze e che il rendimento del lavoratore non è un granché, anzi: sta recando un grave danno all’azienda. In questo caso, ecco che scatta l’accusa di assenteismo tattico. Ed il conseguente licenziamento, giustificato dalla Cassazione per «l’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione per il lavoratore e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento». Insomma, se il dipendente rende molto meno di quanto dovrebbe perché resta puntualmente a casa il lunedì o il venerdì oppure nei giorni attaccati alle ferie, non c’è sindacato che tenga.

Malattia a ferie quasi finite

Diverso il caso di chi si ammala poco prima di finire le vacanze. Il lavoratore deve, comunque, farsi fare il certificato di malattia ed inviare all’azienda il numero di protocollo, anche se ancora si trova formalmente in ferie, nei tempi e nei modi indicati dal contratto nazionale di categoria. Nel momento in cui il datore di lavoro riceve la comunicazione, scatta la sospensione delle ferie, cioè i rimanenti giorni di riposo si trasformano in giorni di malattia. Purché sia stato accertato che la malattia è incompatibile con il godimento delle ferie, come ad esempio un ricovero ospedaliero, uno stato febbrile molto elevato o l’ingessatura di più arti.

Se la malattia si presenta quando il dipendente si trova in ferie all’estero, la sospensione di ottiene in modo diverso, a seconda del Paese in cui ci si trova:

  • se si tratta di un Paese dell’Unione europea o convenzionato, il lavoratore dovrà recarsi entro 3 giorni dall’insorgere della malattia ad un’apposita istituzione estera con in mano il certificato medico. Deve, inoltre, fornire all’Inps e all’azienda la certificazione medica;
  • se si tratta di un Paese extra-Ue o non convenzionato, occorre recarsi presso il Consolato italiano in quello Stato per legalizzare la documentazione sanitaria, quindi inviarla all’Inps e al datore di lavoro entro due giorni.

La sospensione delle ferie non significa che non ci possa essere la visita fiscale, anzi: la prima è pressoché obbligatoria per stabilire formalmente lo stato di malattia. Dopodiché ce ne possono essere altre. Per questo motivo, se il lavoratore si trova in una località diversa da quella di residenza, dovrà comunicare all’Inps un indirizzo presso cui è reperibile. Senza questa comunicazione il dipendente non potrà recuperare in futuro le ferie non godute.

Malattia durante le ferie: quando devo rientrare?

Immagina di aver preso una settimana di ferie a dicembre per andare a sciare. Mercoledì, cioè il terzo giorno di vacanza, ti sale la febbre a 39°. Ferie finite: rientri a casa e ti metti sotto le coperte. Il medico fa la solita procedura: lo stesso mercoledì invia il certificato di malattia all’Inps e ti dà il numero di protocollo da mandare in azienda.

A conti fatti, dei cinque giorni di ferie che hai chiesto, ne hai goduti solo due (lunedì e martedì) perché mercoledì sei già in malattia. Significa che anziché rientrare al lavoro il lunedì successivo (sempre che tu sia guarito) puoi farlo tre giorni dopo per recuperare le ferie non godute? Non è per forza così. Il fatto che le ferie siano state sospese dalla malattia non significa che, automaticamente, tu possa tornare più tardi al tuo posto. Vorrà dire che figureranno meno giornate di ferie godute ma non potrai decidere da solo quando fruire dei riposi mancanti: dovrai concordarli con l’azienda. Non è escluso, infatti, che l’azienda contasse sulla tua presenza nella giornata del lunedì, dopo la tua settimana di ferie. E che si sia organizzata in quel modo, magari concedendo dei giorni di riposo ai tuoi colleghi.

Malattia durante le ferie all’estero: c’è la visita fiscale?

Pensi che se vai a farti un giro in un altro Paese e ti ammali non busserà alla tua porta il medico fiscale? Ti sbagli di grosso: il lavoratore che si prende una malattia durante le ferie all’estero può essere sottoposto al controllo di una visita fiscale se si trova in uno Stato convenzionato a tal fine con l’Italia. Conviene, dunque, informarsi prima di partire se il Paese in cui si va a fare le ferie ha questo tipo di accordi con l’Italia. Si sa mai che ci sia una fascia di reperibilità da rispettare in caso di malattia e, non sapendolo, i incorra in una sanzione disciplinare.


note

[1] Cass. sent. n. 18678/2014.


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