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Caduta scale condominio: risarcimento, assicurazione, responsabilità

23 Nov 2018


Caduta scale condominio: risarcimento, assicurazione, responsabilità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Nov 2018



Niente risarcimento del danno per chi scivola sulle scale senza corrimano o con corrimano rotto, con un gradino pericolante o con la superficie del pavimento scivoloso.

Si anticipa non facile la trafila per chi vuol chiedere il risarcimento dopo essere caduto dalle scale condominiali. La giurisprudenza si sta facendo sempre più rigorosa e, nel respingere le istanze avanzate dagli infortunati, mette spesso in evidenza la mancanza di prudenza di chi scivola a terra. La ragione è collegata, di solito, alla velocità con cui si cammina o alla conoscenza dei luoghi, conoscenza che necessariamente implica l’obbligo di prestare maggiore attenzione a dove si mettono i piedi. Se già sai che un gradino è pericolante o che il martedì è turno della ditta delle pulizie, non puoi dire di essere stato colto di sorpresa. In buona sostanza, la responsabilità per la caduta dalle scale del condominio è proprio di chi si fa male. Inutile chiedere gli estremi dell’assicurazione per ottenere il risarcimento. Ammesso (e non sempre concesso) che lo stabile sia assicurato per gli infortuni a terzi, anche quando l’amministratore denuncia il sinistro la compagnia potrebbe rifiutarsi di pagare i danni. 

Per ottenere l’indennizzo è quindi necessario porre in evidenza il fatto di essere stati nell’oggettiva impossibilità di prevedere il rischio e di evitarlo. Ma non è facile, specie perché chi cade non ha quasi mai testimoni dalla sua parte. E allora il rischio di perdere la causa per un difetto di prova è dietro l’angolo. 

C’è poi da considerare il rapporto costi-benefici di un processo spesso lungo, costoso e incerto. L’avvocato va pagato anche se si perde. E allora il danno diventa doppio. Ecco perché ad agire in tribunale dovrebbe essere solo chi può dimostrare di essere scivolato per colpa di una vera e propria insidia occulta. Ma come si vince una causa per la caduta dalle scale condominiali? Quali sono le regole sul risarcimento, assicurazione e responsabilità? Cercheremo di dare maggiori informazioni qui di seguito rispondendo alle domande più frequenti che, di solito, vengono poste sul tema.

Caduta dalle scale: il condominio è responsabile?

Iniziamo dal principio generale: il proprietario di un bene è oggettivamente responsabile dei danni procurati da esso. Il principio è fissato dal codice civile [1] e si applica anche in ambito di condominio [2]. In buona sostanza, il custode delle scale – che appunto è il condominio, trattandosi di un bene in comune – deve attivarsi affinché queste non costituiscano un pericolo sia per gli estranei che per gli stessi condomini.

Ecco perché, se la ditta delle pulizie lascia le scale bagnate o utilizza un detersivo scivoloso, deve anche preoccuparsi di segnalare il pericolo con un cartello mobile finché lo stato dei luoghi non è ripristinato. Se non lo fa ne è responsabile, ma il danneggiato che scivola a terra potrà chiamare in causa il condominio (che, a sua volta, si può poi rivalere contro la ditta esterna).

Quindi il condominio è direttamente e immediatamente responsabile per le cadute e i danni cagionati dalle cose in custodia, anche se la colpa effettiva è di soggetti terzi.

Questo significa anche che, se non è stata stipulata una polizza assicurativa, a rischiare è il conto corrente comune che può essere pignorato. E se dovesse essere in rosso, il creditore potrà agire contro i singoli proprietari.

Per arginare queste nefaste conseguenze sui bilanci familiari dei condomini, la Cassazione [3] ha decretato la responsabilità dell’amministratore che non rinnova la polizza assicurativa, anche se la mancanza di liquidità deriva dall’omesso versamento delle quote dei morosi. Egli infatti ha l’obbligo di provvedere al recupero dei crediti insoluti (leggi Assicurazione del condomino: se l’amministratore non paga il premio).

Caduta dalle scale: quando il condominio non è responsabile?

È però più facile dire quando il condominio non ha colpe per la caduta dalle scale. Difatti, seppur la regola generale gli impone una responsabilità oggettiva, questi non è responsabile quando lo scivolamento è stato determinato dall’imprudenza del danneggiato. È il caso di chi corre velocemente sulle scale o di chi “è del posto” e già sa, ad esempio, che un gradino è scheggiato. La conoscenza dello stato dei luoghi esclude infatti ogni responsabilità in capo al condominio, con conseguente esonero dal risarcimento del danno [4]. L’imprudenza del danneggiato si pone come “caso fortuito” ossia come un fattore imprevedibile e incontrollabile per il condominio. Ecco perché, in situazioni del genere, l’amministratore può anche rifiutarsi di aprire il sinistro con l’assicurazione e/o di avviare la pratica di risarcimento. 

Il danneggiato, infatti, ha l’obbligo di adeguare la propria condotta in relazione alle circostanze di fatto esistenti ed allo stato dei luoghi. La condotta colposa del danneggiato potrebbe ad esempio emergere dal fatto che lo stesso, nello scendere o salire le scale, conosciute perché poste nel condominio dei genitori da lui frequentato abitualmente, non presta la necessaria attenzione allo stato dei gradini [4].

Onere della prova per chi cade dalle scale

Per ottenere il risarcimento, chi cade sulle scale condominiali non può limitarsi a dimostrare il fatto in sé (la caduta) e i danni (fisici) subìti, ma deve anche provare – cosa tutt’altro che facile – che il danno è stato determinato da un fattore insidioso e nascosto, ossia da una condizione potenzialmente lesiva dell’immobile. Ma come si fa, ex post, a far capire al giudice che la causa dello scivolone è stato un gradino pericolante e non una stringa delle scarpe slacciata? Come si può far credere che il ruzzolone è stato dovuto alla candeggina ancora “fresca” lasciata sulla superficie del pavimento e non alla fretta di chi le scendeva? Ci vorrebbe un testimone; ed è forse questo il principale limite di tutte le cause per il risarcimento per la caduta sulle scale condominiali.

E se il corrimano delle scale è rotto?

Peggio! Chi conosce il condominio deve sapere di eventuali rotture e quindi prestare maggiore attenzione. Insomma, il corrimano rotto o del tutto assente non è un elemento a proprio favore, ma anzi la classica zappata sul piede.

Proprio su questi aspetti, il tribunale di Roma [4] ha di recente messo in evidenza la responsabilità dell’infortunata scivolata sulle scale di un condominio a lei noto. 

«Le modalità del sinistro lasciano intendere che lo stesso si sia verificato per una esclusiva condotta colposa dell’attrice, che nello scendere le scale, a lei certamente note perché nel Condominio dei suoi genitori e quindi da lei frequentato anche se non era ivi residente, non prestò la dovuta attenzione allo stato dei gradini tanto che, come esposto in citazione, in orario pomeridiano e quindi in condizioni di visibilità, cadde “tra il pianerottolo e la seconda rampa di scale di discesa non avendo la possibilità di presa e, per l’effetto della forza centrifuga”, andò verso il vetro posto nel parapetto del lato destro della rampa di scale superiore, sfondandolo. Tale descrizione dei fatti, diversa da quella fornita al Pronto Soccorso – a cui la L. riferì di essersi infortunata scendendo la prima rampa di scale dal secondo al primo piano “nell’atto di aggrapparsi ad una parte del corrimano che si è rotta”, fa presumere che l’attrice scendesse le scale di corsa, tanto da non adottare le cautele necessarie a non cadere, sia pure dando per ammessa la circostanza, meramente asserita, del suo inciampo a causa di detriti presenti sulle scale, in un gradino scheggiato posto sul lato sinistro, verso il muro, per essere poi spinta, “per effetto della forza centrifuga”, più in alto, sul lato opposto».

Situazioni di pericolo prevedibili: niente risarcimento per la caduta sulle scale

Ecco che allora «deve quindi ritenersi che in ogni caso, l’evento sia attribuibile a caso fortuito consistente nella colpa della danneggiata, che, con buona visibilità, adottando un comportamento ordinariamente cauto, avrebbe potuto evitare la caduta [5]. Infatti, quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’uso della normale diligenza, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento del danneggiato nel dinamismo causale del danno [6]. 

Come detto dalla Cassazione il danneggiato ha un dovere di cautela. Dovere di cautela che si fonda sull’articolo 2 Cost., che impone un dovere di solidarietà che porta ad adottare condotte finalizzate a limitare entro limiti di ragionevolezza gli aggravi per gli altri in nome della reciprocità degli obblighi che derivano dalla convivenza civile. Pertanto, il danneggiato ha l’obbligo di regolare la propria condotta in rapporto alle diverse contingenze nelle quali viene in contatto con la cosa quando questo comportamento “benché astrattamente prevedibile, sia da escludere come evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale [7].

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 12027/2017.

[3] Cass. ord. n. 24920/17 del 20.10.2017.

[4] Trib. Roma, sent. del 31.10.2018.

[5] cfr. Cass. 2015/25594; Cass. 2015/ 20366; Cass. 2016/12895; cfr. Cass. 2013/28616.

[6] Cass. n. 9009/2015; Cass. 2018//2481.

[7] Cass. 2482/2018

Tribunale Roma, Sez. XIII, 31.10.2018

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI ROMA – SEZIONE TREDICESIMA CIVILE

In persona della dott.ssa Annalisa Chiarenza ha emesso la seguente SENTENZA

nella causa civile di primo grado, iscritta al n. 17575 del ruolo generale per gli affari contenziosi dell’anno 2015, posta in deliberazione all’udienza di precisazione delle conclusioni del 10.7.2018, vertente

TRA

L.A., rappresentata e difesa dall’Avv. , con studio in Roma, Via F.

ATTRICE

E

Condominio di Via S. P. V, 43, R., rappresentato e difeso dall’Avv. , con studio in Roma, Via

A.A. S.p.a , rappresentata e difesa dall’Avv.

, con studio in Roma, Via

Oggetto: responsabilità ex artt. 2051 – 2043 c.c.

Svolgimento del processo

NONCHE’

CONVENUTO

CHIAMATA IN CAUSA

Il presente giudizio è stato instaurato dall’attrice onde ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti in conseguenza dell’incidente occorsole il 7.2.2011 nel Condominio dei propri genitori. Il Condominio, nel costituirsi, ha rifiutato qualsiasi responsabilità a suo carico, ha contestato l’entità dei danni fisici lamentati dall’attrice e la misura dell’importo richiesto a titolo di risarcimento. Ha chiesto comunque di chiamare in giudizio l’A.A. per esserne manlevato nella denegata ipotesi di condanna; l’A. si è costituita associandosi alla difesa del Condominio nel merito della domanda principale, ed ha precisato che l’importo del massimale di garanzia è di 500.000,00 euro.

Depositate le memorie istruttorie, il Giudice si riservava e, con ordinanza del 18.10.2016, fissava l’udienza del 10.7.2018 per la precisazione delle conclusioni.

L’attrice chiedeva la revoca di tale ordinanza ed il Giudice riservava in merito ogni valutazione in sede decisoria. All’udienza del 10.7.2018 la causa veniva trattenuta in decisione.

Motivi della decisione

Ritiene il Giudice che la domanda non possa essere accolta. E invero, le prove articolate dall’attrice nelle memorie istruttorie erano tese a dimostrare un fatto storico incontestato, ossia la caduta della L. in corrispondenza delle scale condominiali. La richiesta consulenza tecnica in merito alle cause della caduta appare meramente esplorativa e pertanto non può essere ammessa. Deve pertanto confermarsi l’ordinanza istruttoria emessa in data 18.10.2016. E invero, parte attrice non ha dimostrato che la sua caduta, e le conseguenze derivatene, siano derivate dalla condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa,

poiché non è provato che la caduta stessa sia avvenuta in corrispondenza della fenditura presente sulle scale, dimostrata dai rilievi fotografici in atti, né che la stessa, asseritamente concausata dalla discontinuità del corrimano, abbia avuto le gravi conseguenze derivatene a causa della pericolosità dei vetri posti a protezione della balaustra: infatti, le norme UNI EN richiamate nella relazione di parte dell’Arch. Ponzianelli sono volontarie e non obbligatorie né retroattive; né vi è prova che il vetro in questione fosse stato sostituito dopo l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 115 del 1999 sulla sicurezza dei prodotti, poi sostituito dal Codice del Consumo; quanto, peraltro, alle norme relative all’eliminazione ed al superamento delle barriere architettoniche, in nessuna di tali normative si fa riferimento alle caratteristiche di sicurezza dei vetri e/o infissi; quanto poi alla normativa in materia di rendimento energetico nell’edilizia, di cui al D.Lgs. n. 192 del 2005 (attuazione della direttiva 2002/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia), la stessa considera i vetri e gli infissi esclusivamente sotto l’aspetto della trasmittenza termica e vale per vetri montati su serramenti, quindi non attiene al caso di specie; in assenza di dipendenti condominiali, gli amministratori non sono considerabili datori di lavoro e il D.Lgs. n. 81 del 2008 non è applicabile al condominio; – la lastra di vetro, per quanto non “antinfortunistica”, non risulta che prima dell’evento fosse in cattive condizioni e quindi non c’era alcun obbligo di sostituzione né di adeguamento (cfr. sentenza del Tribunale penale di Torino, 30 settembre 2015). Del resto, le modalità del sinistro lasciano intendere che lo stesso si sia verificato per una esclusiva condotta colposa dell’attrice, che nello scendere le scale, a lei certamente note perché nel Condominio dei suoi genitori e quindi da lei frequentato anche se non era ivi residente, non prestò la dovuta attenzione allo stato dei gradini tanto che, come esposto in citazione, in orario pomeridiano (ore 15,45 del 7 febbraio 2011) e quindi in condizioni di visibilità, cadde “tra il pianerottolo e la seconda rampa di scale di discesa non avendo la possibilità di presa e, per l’effetto della forza centrifuga”, andò verso il vetro posto nel parapetto del lato destro della rampa di scale superiore, sfondandolo. Tale descrizione dei fatti, diversa da quella fornita al Pronto Soccorso – a cui la L. riferì di essersi infortunata scendendo la prima rampa di scale dal secondo al primo piano “nell’atto di aggrapparsi ad una parte del corrimano che si è rotta”, fa presumere che l’attrice scendesse le scale di corsa, tanto da non adottare le cautele necessarie a non cadere, sia pure dando per ammessa la circostanza, meramente asserita, del suo inciampo a causa di detriti presenti sulle scale, in un gradino scheggiato posto sul lato sinistro, verso il muro, per essere poi spinta, “per effetto della forza centrifuga”, più in alto, sul lato opposto.

Deve quindi ritenersi che in ogni caso, l’evento sia attribuibile a caso fortuito consistente nella colpa della danneggiata, che, con buona visibilità, adottando un comportamento ordinariamente cauto, avrebbe potuto evitare la caduta (cfr. Cass. 2015/25594; Cass. 2015/ 20366; riducendosi così la cosa a mera occasione dell’evento (cfr. Cass. 2016/12895; cfr. Cass. 2013/28616). Infatti, quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’uso della normale diligenza, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento del danneggiato nel dinamismo causale del danno, fino a interrompere il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso (Così anche Cass. n. 9009/2015; Cass. 2018//2481). Tra l’altro, la Cassazione si preoccupa altresì di precisare che, quindi, un dovere di cautela incombe sul danneggiato e segue le logiche (anch’essa) della causalità adeguata. Dovere di cautela che si fonda sull’art. 2 Cost., che impone un dovere di solidarietà che porta ad adottare condotte finalizzate a limitare entro limiti di ragionevolezza gli aggravi per gli altri in nome della reciprocità degli obblighi che derivano dalla convivenza civile. Pertanto, il danneggiato ha l’obbligo di regolare la propria condotta in rapporto alle diverse contingenze nelle quali viene in contatto con la cosa quando questo comportamento “benché astrattamente prevedibile, sia da escludere come evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale”(cfr. Cass. 2482/2018).

In definitiva, per tutte le ragioni sopra esposte, la domanda non può essere accolta. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:

rigetta la domanda;

condanna l’attrice L.A. a rifondere le spese anticipate nei suoi confronti dal Condominio di Via S. P. V, 43, R. e dalla A.A., spese che liquida in Euro 14.914,00 ciascuno per onorari, oltre rimb. forf., IVA e CPA.

Così deciso in Roma, il 31 ottobre 2018. Depositata in Cancelleria il 31 ottobre 2018.


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