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Permessi legge 104: spettano se c’è un disoccupato in casa?

3 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Gennaio 2019



Si ha diritto al congedo se c’è una persona che si può prendere cura di un portatore di handicap grave? Ecco la risposta della Cassazione e dell’Inps.

Hai un familiare portatore di handicap che abita con te e che ha bisogno di assistenza. Sai che grazie alla legge 104/92 hai la possibilità di fruire di permessi per assistere questa persona. Tuttavia, vive con te un figlio maggiorenne che è ancora alla ricerca di un lavoro. E ti chiedi se essendoci lui all’interno del nucleo familiare dovrebbe occuparsi lui del portatore di handicap. In altre parole, ti chiedi se i permessi della legge 104 spettano se c’è un disoccupato in casa.

Il dubbio è legittimo quando uno si passa una mano sulla coscienza e pensa che prendere i permessi della legge 104 quando c’è un disoccupato in casa potrebbe essere gravare inutilmente sui soldi pubblici: in fin dei conti, potrebbe occuparsi lui della persona con handicap che ha bisogno di assistenza. Ma è anche vero che chi oggi è disoccupato potrebbe non esserlo a lungo. E che se resta a casa tutto il giorno per assistere un disabile, raramente troverà un lavoro che gli consenta di abbandonare la situazione di precarietà.

L’Inps, con una circolare di qualche anno fa [1], ha chiarito questo argomento. In effetti non occorre rinunciare ai permessi della legge 104 se c’è un disoccupato in casa: quei permessi, secondo l’Istituto, spettano eccome. La circolare riprende, a sua volta una sentenza della Cassazione del 2003. Vediamo che cosa dice sui permessi della 104 se c’è un disoccupato in casa.

Permessi legge 104 con disoccupato in casa: cosa dice la Cassazione?

La domanda, dunque, è questa: i permessi della lege 104 spettano se c’è un disoccupato in casa? L’Inps ha risposto di sì citando una sentenza della Corte di Cassazione che, in sintesi, dice questo:

  • il presupposto per fruire della legge 104 è che il portatore di handicap non sia ricoverato a tempo pieno;
  • durante l’orario di lavoro di chi presta assistenza ci deve essere, di conseguenza, un’altra persona ad assistere il disabile, che può essere anche un parente disoccupato;
  • chi abitualmente assiste la persona disabile per consentire all’altra di lavorare (cioè il disoccupato) ha bisogno di fruire di tre giorni di libertà per «staccare» da questo impegno ed occuparsi di altre cose a lui attinenti (ad esempio, cercare un lavoro o presentarsi ad un colloquio);
  • durante quei tre giorni di libertà, il lavoratore può fruire dei permessi della legge 104 per assistere la persona disabile.

In sostanza, commenta la Cassazione, il concetto è analogo a quello previsto per i genitori di ragazzi portatori di handicap. Il fatto che uno dei due non lavori non impedisce all’altro di fruire dei permessi della legge 104. Se ne deduce – conclude la Suprema Corte – che nulla esclude il diritto ai permessi retribuiti garantiti dalla 104 anche quando in famiglia c’è la presenza di una persona che possa provvedere all’assistenza, cioè anche se c’è un disoccupato in casa.

Permessi legge 104 con disoccupato in casa: i criteri dell’Inps

In virtù di quanto stabilito dalla Cassazione, l’Inps ha fatto alcune considerazioni circa la fruibilità dei permessi della legge 104 se c’è un disoccupato in casa. Si tratta di nuovi criteri da seguire, che si possono riassumere in questo modo:

  • chiunque può usufruire dei permessi della legge 104 anche se nell’ambito familiare c’è una persona disoccupata che possono occuparsi del portatore di handicap;
  • la persona con handicap grave o il suo amministratore di sostegno o, ancora, il suo tutore legale può scegliere liberamente la persona che, all’interno della stessa famiglia, può prestare l’assistenza prevista dalla legge 104, anche se quella persona è disoccupata;
  • l’assistenza prestata da quella persona non deve essere necessariamente quotidiana, purché sia sistematica e adeguata rispetto alle esigenze del portatore di handicap grave;
  • i permessi della legge 104 devono essere riconosciuti anche ai lavoratori che, pur vivendo o lavorando in luoghi lontani da quello in cui risiede il portatore di handicap, offrono assistenza sistematica e adeguata al disabile. Si pensi a chi è dipendente di una compagnia aerea o ferroviaria o che, spesso, si trova ad affrontare lunghi viaggi di lavoro. A tale scopo, ci sarà un programma di assistenza firmato dal lavoratore e dal portatore di handicap (o dal suo amministratore o tutore legale) valutato dal Centro medico legale della sede Inps competente;
  • il requisito di esclusività non deve per forza coincidere con l’assenza di una qualsiasi forma di assistenza pubblica o privata ma può coincidere con il ricorso a strutture esterne o a personale badante. In sostanza, un lavoratore ha diritto ai permessi della legge 104 anche se il portatore di handicap è assistito da altre persone;
  • non si ha diritto ai permessi della legge 104 solo se il portatore di handicap è ricoverato a tempo pieno, cioè nelle 24 ore, a meno che il ricovero sia temporaneo (ad esempio per un intervento chirurgico o per un programma di riabilitazione o, ancora, la persona ricoverata sia un bambino minore di tre anni con handicap grave).

Permessi legge 104: come richiederli

Per beneficiare dei permessi della legge 104 anche se c’è un disoccupato in casa occorre fare domanda all’Inps in modalità telematica allegando la documentazione che attesta lo stato di handicap grave del familiare convivente. Occorre informare l’Istituto entro 30 giorni quando ci sono delle variazioni successive.

Il datore di lavoro è legittimato a chiedere al dipendente una programmazione settimanale o mensile dei permessi purché:

  • il lavoratore riesca a individuare per tempo i giorni di assenza;
  • non venga pregiudicato il diritto del portatore di handicap ad avere la dovuta ed effettiva assistenza.

Il dipendente ha la possibilità di modificare unilateralmente le giornate di permesso che ha comunicato all’azienda: le esigenze del portatore di handicap, infatti, prevalgono su quelle organizzative o produttive del datore di lavoro.


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