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Cambiano gli asset di investimento per le casse di previdenza?

23 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Novembre 2018



L’occasione della presentazione del III Rapporto sugli investimenti degli Enti di Previdenza Privati, scaricabile sul sito ADEPP, ha consentito alle Casse di attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Regolamento investimenti e al sottosegretario Claudio Durigon di voler cambiare il sistema di asset per dare forma a investimenti che garantiscano sia lo Stato sia le Casse, cosi che il decreto che dovrebbe “regolamentare” gli investimenti delle Casse – da anni in via di emanazione – potrebbe essere il canale dove trovare questo equilibrio.

Da ultimo il Presidente dell’INPS che non vede di buon occhio il ritorno della previdenza dei professionisti nell’INPS, per il momento con riferimento ad INPGI.
Al lettore trarre le conseguenze.

Per parte mia dirò che il Regolamento per gli Investimenti è uno strumento indispensabile perché vertiamo nel comparto della previdenza obbligatoria di primo pilastro dove il “risparmio previdenziale” (correttamente non patrimonio come ha detto il Presidente della Cassa dei Commercialisti) ha bisogno di regole certe che garantiscano la diversificazione e soprattutto la decorrelazione.
Ugualmente irrinunciabile la gara ad evidenza europea per assicurare trasparenza ed economicità che non significa soltanto maggiore ribasso.
Lungimirante, se avrà un seguito, l’apertura del sottosegretario a nuovi asset che garantiscano sia lo Stato che le Casse.

Per parte mia ho già lanciato l’idea di un Bond dedicato esclusivamente alle Casse con un rendimento che sia in linea con quello previsto nel bilancio tecnico e con la garanzia dello Stato, un po’ come avviene nella Social Security Statunitense che investe solo in Bond Governativi.
L’INPS non ci vuole, non perché siamo brutti e cattivi, ma perché conosce l’entità del nostro debito previdenziale latente (di cui non si parla anche nel III Report) e quindi, giustamente, si preoccupa del benessere di tutti i contribuenti.
Nel corso dei lavori del Convegno è venuta fuori l’idea di destinare parte delle risorse agli MRI, un acronimo che sta per Mission Related Investment.
Di che si tratta è presto detto.
Il fenomeno è nuovo per le Casse di previdenza ma è noto da almeno 10 anni alle Fondazioni di origine bancaria, a partire dalla riforma Tremonti che ha consentito questa forma d’investimento indirizzato verso propri settori d’intervento istituzionale al fine di moltiplicare l’effetto leva della loro azione.
Si tratta di investimenti che consentono, insieme alla generazione di un’adeguata reddittività, di perseguire gli obiettivi di missione.
La missione delle Casse di previdenza e assistenza dei professionisti è appunto quella di garantire previdenza e assistenza a tutti gli iscritti.
Oggi questa forma d’intervento potrebbe interessare la platea dei debitori delle Casse dei professionisti che sono gli iscritti.
A causa della crisi economica di questi ultimi tempi, la massa di crediti delle Casse nei confronti dei propri iscritti è aumentata direi con progressione geometrica.
Molti di questi crediti, pur se appostati in bilancio, costituiscono altrettanti NPL, cioè crediti inesigibili.

Le Casse ben potrebbero costituire un fondo, magari di solidarietà intercategoriale, per strutturare, una volta per tutte, la massa dei crediti offrendo agli iscritti la possibilità di estinguere tutti i debiti con pagamenti rateizzati a un tasso d’interesse che costituisca, per le Casse di previdenza, la reddittività di questo tipo di operazione così da evitare la creazione di “buchi neri” nel percorso contributivo degli iscritti.

Attraverso questo sistema tutti gli iscritti verrebbero rimessi in bonis dal punto di vista dello zainetto previdenziale e si instaurerebbe anche un buon rapporto di collaborazione tra gli iscritti e le Casse professionali.
La Cassa fa sapere, infine, che con l’approvazione dell’Asset Allocation da parte del Comitato dei Delegati è stata prevista, anche per il bilancio previsionale 2019, una classe in cui poter allocare le risorse dell’Ente di previdenza, definita mission related investment nel limite del 5 % del patrimonio complessivo.
«Nel corso degli ultimi anni si è andata affermando una visione dell’attività di Cassa Forense, che tende a valorizzare il perseguimento degli scopi istituzionali anche tramite l’investimento del patrimonio. La definizione di tali strumenti valorizza le finalità della volontà dell’Ente, che, a parità di rapporto rischio/rendimento delle tipiche classi, ha l’ambizione di intervenire per generare risorse e opportunità, che possano avere effetti favorevoli per il tessuto sociale nel quale si trovano a operare i soggetti appartenenti alla fondazione».

note

Fonte Diritto e Giustizia, per gentile concessione dell’autore


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