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Come e quando dimettersi per andare in pensione?

3 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Gennaio 2019



È necessario interrompere l’attività lavorativa per andare in pensione? Quanto tempo prima bisogna dimettersi per ricevere la pensione di vecchiaia o anticipata? Ecco cosa fare

Ci siamo. Finalmente il grande giorno sta per arrivare. Tra pochi giorni maturerai i requisiti pensionistici previsti dalla legge [1] per accedere il preziosissimo trattamento previdenziale. Dopo anni e anni di sacrifici, fatti da continui versamenti contributivi all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), sei pronto per richiedere il tuo assegno pensionistico e dedicarti ai tuoi hobby e passioni. Ma ti balza improvvisamente in mente un dubbio al quale non avevi mai fatto caso prima.

Come e quando dimettersi per andare in pensione? Ebbene sì. Non ci avevi mai pensato prima. E se mi dimetto e l’Inps mi ritarda l’erogazione della pensione per intoppi burocratici? Cosa succede in questi casi? Rimangono senza pensione e senza lavoro? Quanto tempo prima devo quindi dimettermi per andare in pensione? E se decido che dopo la pensione voglio continuare a lavorare? È possibile farlo? In caso positivo, quanto tempo deve trascorrere tra le mie dimissione per ricevere la pensione e la riassunzione? Facciamo un passo indietro e cerchiamo di fare chiarezza su come deve comportarsi il lavoratore che intende chiedere la pensione all’Istituto previdenziale. Nelle seguenti righe potrai apprendere tutti quello che devi sapere per seguire, passo dopo passo, tutti i passaggi operativi per evitare di incorrere in errori.

Dimissioni per andare in pensione: chi è obbligato?

Il primo aspetto fondamentale da comprendere quando si sta per chiedere la pensione è sostanzialmente il momento in cui bisogna dimettersi. Questo è un fattore che gioca un ruolo fondamentale, poiché se ti dimetti prima potresti anche rischiare di rimanere senza un lavoro in attesa che l’Inps ti eroghi la pensione.

Innanzitutto, come stabilito anche dalla giurisprudenza di merito [2] per poter ricevere la pensione bisogna chiaramente cessare l’attività lavorativa. Questo è una delle condizioni essenziali. Quindi, affinché tu possa ricevere quel che ti spetta dall’Inps, devi prima cessare la tua attività lavorativa fino alla decorrenza della pensione.

Ma questa regola vale in ogni caso, e per qualsiasi categoria di lavoratore?

Certamente no. Esistono anche dei casi in cui non c’è bisogno di abbandonare il proprio lavoro, e ti spiego quali.

Diciamo che il principio base, ossia della cessazione dell’attività lavorativa, vale soltanto per coloro che hanno un contratto di lavoro subordinato, vale a dire che sono dipendenti. Infatti, l’eccezione alla regola è rappresentata dalla categoria dei lavoratori che svolgono un lavoro di tipo autonomo oppure parasubordinato. Questi ultimi, quindi, non hanno la necessità impellente di cessare l’attività lavorativa. Anche perché i lavoratori autonomi, per loro natura, non possono certamente auto dimettersi in quanto fanno capo a se stessi.

Per quali tipologie di pensioni devo dimettermi?

Ma esistono delle tipologie di pensioni per cui posso anche decidere di non dimettermi o devo comunque cessare l’attività lavorativa?

A tal proposito è possibile affermare che l’obbligo di interrompere il rapporto di lavoro con l’azienda per cui lavori sorge in ogni caso. Dunque, qualsiasi sia la pensione che si va a percepire – sia essa una pensione di vecchiaia piuttosto che una pensione anticipata –  hai assolutamente il dovere di manifestare la volontà di dimetterti, pena l’improcedibilità dell’avvio della domanda di pensione.

Tra l’altro, anche se volessi fare il furbetto e rimanere a lavorare fintanto l’Inps ti eroghi la pensione, non puoi comunque farlo, poiché il sistema telematico dell’Istituto previdenziale attiva una procedura di verifica automatica. Pertanto se, al momento della liquidazione, esiste un rapporto di lavoro subordinato al momento della presentazione della domanda, il sistema darà esito bloccante e la pratica non andrà avanti.

Devo cessare tutte le mie attività per andare in pensione?

E se ho più di un’attività lavorativa? Devo cessarle tutte per andare in pensione oppure posso cessare soltanto quella per cui intendo chiedere la liquidazione del trattamento previdenziale?

In tali casi, se il lavoratore che chiede la pensione ha in essere più di un lavoro, l’Inps richiede che vengano cessate tutte le attività. Non è dunque possibile mantenere in vita un rapporto e cessare l’altro. Ciò vale a prescindere dalla gestione previdenziale per cui si chiedere la pensione.

E se invece la seconda attività è un lavoro di tipo autonomo o parasubordinato? Cosa succede in tali casi? Ammettiamo che un lavoratore subordinato svolge anche la professione di consulente del lavoro. Deve cessare anche quest’ultima attività? Certamente no. È possibile mantenere in vita la professione senza che intervenga la cessazione.

Esiste un termine entro il quale devo dimettermi per la pensione?

A questo punto è necessario comprendere il termine entro il quale devo dimettermi per ricevere la pensione. Sul punto è possibile affermare che la legge non prevede un termine univoco e valido per tutti, bensì occorre riferirsi ai diversi contratti collettivi nazionali del lavoro di categoria applicati al lavoratore. Sono, dunque, quest’ultimi a stabilire con precisione qual è il termine di preavviso che bisogna dare al datore di lavoro affinché venga rispettata la legge.

Infatti, laddove il lavoratore non rispetti il periodo di preavviso il datore di lavoro, nell’ultima busta paga, può trattenere al lavoratore i giorni per i quali non c’è stato il preavviso mediante la voce retributive dell’indennità di mancato preavviso.

Devo dimettermi per la certificazione dei requisiti pensionistici?

 Molti lavoratori prossimi alla pensione confondono spesso la certificazione dei requisiti pensionistici con la domanda di pensione vera e propria. Difatti, nel primo caso il lavoratore non ha assolutamente l’obbligo di presentare le dimissioni. Con questo atto, infatti, il futuro pensionato non sta chiedendo la liquidazione della pensione, ma semplicemente la certificazione dei requisiti per ricevere il trattamento previdenziale. In altre parole si certifica che il lavoratore ha tutti i requisiti richiesti dalla legge per pensionarsi.

Quindi, nel momento esatto in cui il lavoratore matura i requisiti pensionistici, non sorge l’obbligo per quest’ultimo di presentare le dimissioni.

Come e cosa devo fare per dimettermi?

Veniamo ora all’aspetto più pratica di tutta la questione: l’atto delle dimissioni. Dunque, partiamo col dire che dal 12 marzo 2016, al fine di combattere il fenomeno delle c.d. “dimissioni in bianco”, una norma del Jobs Act [3] ha introdotto l’obbligo per i lavoratori di dimettersi in maniera telematica. In sostanza, per chi intendesse dimettersi è necessario seguire una procedura online sul sito di Cliclavoro, altrimenti la volontà del lavoratore non è valida per la legge. Questo per evitare che i datori di lavoro si facciano firmare le dimissioni su un foglio bianco in modo tale che possono far valere il documento all’occorrenza e mandare a casa il lavoratore in qualsiasi momento.

Ebbene l’Inps [4], sul punto, ha chiarito che la predetta procedura telematica, oltre ai lavoratori dipendenti, vale anche per i pensionati. Sul modulo, in particolare, bisogna indicare la data di cessazione del rapporto di lavoro, ossia l’ultimo giorno di lavoro, ossia il giorno precedente a quello indicato nella sezione del modulo “Data di decorrenza delle dimissioni /risoluzione consensuale”.

Come accedere sul sito Cliclavoro? È semplice. Basta avere un Pin dispositivo Inps oppure delle credenziali SPID. La procedura è molto semplice e può essere fatta tranquillamente dal lavoratore stesso. In alternativa, se non si è molto pratici con i mezzi informatici, è possibile farsi assistere da un Centro di assistenza fiscal (Caf) oppure da un Patronato. Sono inclusi tra i soggetti che possono prestare assistenza anche i consulenti del lavoro.

Posso continuare a lavorare dopo la pensione?

Una domanda che viene fatta spesso è se il pensionato può continuare a lavorare. La risposta è certamente positiva ma a delle precise condizioni. Innanzitutto, bisogna precisare che non tutte le pensioni sono totalmente cumulabili con la prosecuzione dell’attività lavorativa. Ne sono un esempio: alcune pensioni calcolate col sistema contributivo, le pensioni di reversibilità, d’invalidità e con le prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale.

Detto questo, chi intendesse continuare a lavorare, e quindi essere riassunto con la vecchia società o iniziare una nuova attività lavorativa differente, deve in ogni caso presentare le dimissioni. Senza tale atto non è possibile accedere alla pensione come abbiamo detto in precedenza.

Ma quanto tempo deve trascorrere tra le dimissioni e al conseguente riassunzione?

Anche qui la risposta non è univoca, bisogna distinguere i seguenti due casi:

  • se parliamo di lavoratore che viene riassunto presso l’azienda per la quale ha lavorato finora, l’Inps prevede che debba trascorrere almeno un giorno di interruzione del rapporto di lavoro;
  • diversamente, se trattasi di un lavoratore che viene assunto presso altra azienda, in quest’ultimo caso l’attività lavorativa può iniziare anche il giorno seguente.

Al riguardo è imprescindibile che le parti effettuino tutti gli adempimenti che dimostrino la cessazione del rapporto di lavoro e la conseguente riassunzione del lavoratore. In altri termini, devono prodursi le comunicazioni obbligatorie (Unilav) a giustificazione della domanda di pensione. Ma non solo. Anche la liquidazione delle spettanze di fine rapporto come il Tfr, i ratei di mensilità aggiuntive, i ratei di ferie, i permessi non goduti, ecc. Ciò al fine di evitare finte dimissioni e finte riassunzioni al solo scopo di conseguire la pensione.

Sul punto, non bisogna dimenticare che la giurisprudenza ritiene che il momento a cui far riferimento per la verifica della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato è quello della decorrenza della pensione. Questo significa che, per non vedersi respinta la domanda di pensione, l’intervallo di tempo tra le dimissioni e al riassunzione deve durante almeno fino alla data di decorrenza della pensione stessa.

Infatti, come già anticipato in precedenza, se alla data di decorrenza della pensione il lavoratore risulta occupato come dipendente, l’Inps automaticamente respinge la domanda e non liquida la prestazione.


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