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Institore e procuratore: differenza

31 Dicembre 2018 | Autore: Valentina Calasso


Institore e procuratore: differenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Dicembre 2018



L’imprenditore, nell’esercizio della sua attività, è aiutato da vari collaboratori tra cui l’institore e il procuratore. Scopriamo le differenze tra queste due figure.

Se è vero che esistono i cosiddetti self-made man è anche vero che per costruire un apparato aziendale è necessario, nonché indispensabile, circondarsi di collaboratori. Ebbene sì, chi svolge un’attività imprenditoriale non può fare tutto da solo ed il nostro ordinamento descrive quali sono le figure che coadiuvano l’imprenditore nell’esercizio delle sue attività. Essi sono l’institore, il procuratore ed il commesso. Le prime due figure sono quelle che rivestono ruoli di responsabilità strategica all’interno dell’azienda e che hanno differenti poteri di rappresentanza. Spesso però nel linguaggio comune si tende a confondere queste due figure in quanto l’institore viene spesso chiamato anche “procuratore generale” o “direttore generale” ed il procuratore viene chiamato comunemente “direttore”. Institore e procuratore: differenza da un punto di vista giuridico per responsabilità e poteri di rappresentanza, e distinzione da un punto di vista economico-pratico ovvero per le funzioni svolte all’interno dell’organizzazione aziendale. Inoltre è importante ricordare che gli ausiliari dell’imprenditore possono essere interni o esterni. I primi possono essere legati all’imprenditore da un contratto di lavoro subordinato; i secondi, invece, hanno con l’impresario un contratto di lavoro occasionale in forza di contratti di diversa natura (mandato, spedizione, agenzia, commissione, mediazione, procura speciale ecc.). Scopriamo per gradi la nature di questi due ausiliari.

Chi è l’institore?

La disciplina che riguarda il ruolo svolto dall’institore è contenuta nel codice civile [1]. Egli è sostanzialmente l’alter ego dell’imprenditore. Infatti da quest’ultimo viene preposto all’esercizio di un’impresa commerciale limitatamente ad una sede secondaria (è il caso, ad esempio, del direttore di una filiale bancaria) o ad un ramo d’impresa (come, ad esempio, nel caso in cui in un’impresa automobilistica vi sia un ramo d’azienda che fabbrica interni d’auto con a capo un direttore ovvero institore). In questi termini l’institore è investito di un importante potere di rappresentanza sostanziale in quanto può compiere atti in nome e per conto dell’imprenditore nell’esercizio dell’attività d’impresa.

Per rappresentanza sostanziale in capo all’institore, in parole povere, cosa si intende? Facciamo un esempio. In qualità di direttore generale di un impresa di scarpe, l’institore può stipulare personalmente dei contratti, a nome dell’azienda, al fine di promuovere il prodotto sul mercato estero. Può, ancora, decidere di fare una campagna di marketing internazionale per vendere le scarpe su scala mondiale, può incrementare l’organico per aumentarne la produzione, può presentare le documentazioni necessarie per avere autorizzazioni varie ecc. Insomma può prendere ogni decisione utile per l’impresa nelle veci dell’imprenditore.

Tuttavia l’institore è un prestatore di lavoro che deve rispondere direttamente all’imprenditore, a cui è sottoposto gerarchicamente senza intermediari. Egli vanta un rapporto di lavoro subordinato con qualifica dirigenziale. Tuttavia può avere anche un rapporto di lavoro occasionale. Infatti l’institore esercita le sue funzioni sulla base di una procura institoria [2] che può agire in forza di contratti di varia natura (agenzia, spedizione, mandato ecc.).

Tuttavia, in qualunque ipotesi, l’institore deve rispettare l’obbligo di riservatezza ed il divieto di concorrenza cui sono normalmente tenuti i dipendenti [3]. Inoltre deve sempre far conoscere ai terzi, con i quali viene in contatto, che egli non è l’effettivo titolare del rapporto giuridico. Pertanto dovrà usare la carta intestata dell’azienda e menzionarla in sede di trattazione degli affari. Se non spenderà il nome dell’azienda verrà ritenuto personalmente responsabile, salva la responsabilità dell’imprenditore se l’atto è stato compiuto in ragione dell’impresa [4].  Vale, così, il principio della spendita del nome secondo cui, appunto, l’imprenditore risponde degli atti compiuti dal suo preposto nell’esercizio dell’attività dell’azienda in virtù della sua collocazione nell’organizzazione d’impresa.

Inoltre l’institore, essendo in una posizione di vertice nella compagine aziendale, è investito da un notevole potere di gestione, di autonomia e di iniziativa economica, come abbiamo già visto. Inoltre egli è tenuto, insieme all’imprenditore, ad ottemperare tutte le disposizioni relative al registro delle imprese e a curare le scritture contabili.

Ciò che l’institore non può fare, salvo nel caso in cui sia stato espressamente autorizzato dall’imprenditore anche mediante procura, è vendere, cedere o ipotecare i beni immobili dell’impresa.

L’institore è investito, inoltre, del potere di rappresentanza processuale in quanto può stare in giudizio in nome dell’imprenditore per gli atti da lui compiuti nell’esercizio dell’impresa, o ramo d’azienda, a cui è preposto. Per cui, per intenderci, è una figura assimilabile a quella dell’amministratore delle società.

In sostanza, cosa significa che l’institore gode della rappresentanza processuale? L’institore può chiamare in giudizio (in qualità di attore) o essere chiamato in giudizio (in qualità di convenuto) non solo per gli atti compiuti da lui per l’esercizio dell’impresa ma anche per quelli compiuti dall’imprenditore.

Ad esempio, il direttore generale/institore dell’impresa di scarpe Alfa può chiamare in causa l’institore dell’impresa di marketing internazionale Beta che si è occupata di promuovere il prodotto sul mercato estero, per non aver ancora dato avvio alla campagna pubblicitaria così come da contratto.

Per quanto attiene al profilo della responsabilità dell’institore è importante sottolineare come la responsabilità di questi sia solidale con quella dell’imprenditore. Non solo egli è punito nel caso in cui non ottemperi agli obblighi relativi all’iscrizione del registro delle imprese e alla tenuta dei libri contabili, ma anche per gli atti per i quali si è reso colpevole, in caso di fallimento dell’imprenditore. Infatti in quest’ultima ipotesi gli verranno comminate le stesse pene previste per l’imprenditore in caso di bancarotta fraudolenta, bancarotta semplice, ricorso abusivo al credito e denuncia di creditori inesistenti e altre inosservanze da parte del fallito [5].

La procura dell’institore

La procura dell’institore è l’atto mediante il quale egli viene investito dall’imprenditore di tutti i poteri e gli obblighi appena descritti. Deve essere resa pubblica una volta redatta con sottoscrizione autentica del preponente, poi dovrà essere depositata per l’iscrizione presso il relativo ufficio competete del registro delle imprese (alla Camera di Commercio territorialmente competente, in sostanza).

Se la procura non viene resa pubblica non vengono meno i poteri di rappresentanza o di gestione. La procura però verrà intesa come generica e le eventuali limitazioni non potranno essere opponibili a terzi.

La procura può essere revocata o modificata in qualsiasi momento mediante un atto di revoca o di modifica da depositarsi presso l’ufficio per l’iscrizione al registro delle imprese.

La procedura di revoca o modifica è la stessa anche qualora la procura non sia stata iscritta al registro [6].

Chi è il procuratore?

Del procuratore si occupa in maniera alquanto scarna il Codice civile [7].

Tuttavia la dottrina ha approfondito la natura di questo ausiliario dell’imprenditore che, per essere tale, deve possedere questi requisiti:

  • avere un rapporto continuativo con l’imprenditore. Solitamente i procuratori sono dei lavoratori subordinati e nel contratto collettivo nazionale del lavoro vengono indicati come “funzionari”. Possono essere anche esterni all’azienda;
  • avere il potere di compiere atti relativi all’esercizio d’impresa, con o senza iscrizione della procura, per il solo semplice effetto della loro collocazione di rilievo all’interno dell’organizzazione aziendale;
  • non essere preposti all’esercizio dell’impresa nel suo complesso. Quest’ultimo requisito è decisivo perché il procuratore si differenzi dall’institore. Infatti il procuratore è titolare di poteri di gestione e di autonomia decisionale al pari dell’institore ma, al contrario di questi, è preposto ad alcuni settori dell’azienda (ad esempio direttore del personale, direttore del marketing, direttore alle vendite ecc.).

Dunque, i procuratori sono gli ausiliari dell’imprenditore dotati di un buon margine di potere gestorio circoscritto, però, ad un determino ambito imprenditoriale. Sono subordinati all’imprenditore ma di rango inferiore rispetto all’institore perché a differenza di questi ultimi non sono preposti a capo dell’impresa o a un ramo di essa. Tra il procuratore e l’imprenditore c’è l’intermediazione dell’institore.

I procuratori hanno la rappresentanza sostanziale dell’imprenditore nell’esercizio delle loro funzioni ma non anche quella processuale. Non sono tenuti agli adempimenti d’iscrizione nel registro delle imprese e nemmeno alla cura dei libri contabili. Se compiono degli atti senza spendere il nome del preponente, l’imprenditore non risponde per gli atti da questi compiuti.

Procura del procuratore

Anche per il procuratore valgono le medesime regole previste per l’institore, per cui vale lo stesso regime pubblicitario in tema di procura.

Quali sono le differenze tra l’institore ed il procuratore

Molte differenze sono state già messe in risalto ma, per una facilità espositiva, si riporta una tabella con tutte gli aspetti diversi tra le due figure.

Caratteristiche/Funzioni                                        Institore                Procuratore
Potere gestorio                                                                       si                                      si
Potere di rappresentanza sostanziale                                si                                      si
Potere di rappresentanza processuale                               si                                     no
Lavoro subordinato                                                         dirigente                            funzionario
Lavoro occasionale                                                                 si                                      si
Obblighi derivanti da rapporto subordinato                     si                                      si
Obblighi tenuta registro delle imprese                               si                                      no
Obblighi tenuta scritture contabili                                      si                                      no
Responsabilità solidale con l’imprenditore                        si                                      no
Responsabilità dell’imprenditore degli atti                        si                                      no                           compiuti senza spendita del suo nome
Obbligo spendita del nome                                                    si                                       si
Procura                                                                                       si                                       si
Risponde direttamente all’imprenditore in                         si                          no: se c’è un institore è quest’ultimo  un rapporto gerarchico                                                                                l’intermediario tra lui e l’imprenditore  Funzioni                                                             Gestione dell’attività                      Gestione di un settore                                                                             dell’impresa o di un ramo di essa        dell’impresa (es. in un’impresa                                                                  (es. in un’impresa di scarpe c’è un       di scarpe il settore della                                                                            ramo che si occupa di fabbricare le      gestione del personale è gestito                                                                   suole che è affidato a un institore)      da un procuratore)

In conclusione, le due figure più vicine all’imprenditore, l’institore ed il procuratore, sono entrambe investite di ampi poteri decisionali e di rappresentanza sostanziale nell’esercizio dell’attività aziendale. In più l’institore, a differenza del procuratore, è dotato di rappresentanza processuale.

L’institore, a differenza del procuratore, è investito di un maggior carico di responsabilità, perciò viene definito l’alter ego dell’imprenditore perchè messo al vertice dell’azienda o di un ramo di essa. Mostra una doppia natura in quanto da un lato è un lavoratore alle dipendenze dell’imprenditore, al pari del procuratore, e dall’altro lato ha il carico di responsabilità al pari dell’imprenditore stesso. Tanto è vero che l’ordinamento giuridico prevede delle sanzioni in caso in cui non ottemperi agli obblighi di iscrizione nel registro delle imprese, di tenuta dei libri contabili e nell’ipotesi di fallimento dell’imprenditore se colpevole per gli affari da lui gestiti.

Il procuratore, invece, ha un potere decisionale e di rappresentanza limitatamente agli ambiti lavorativi di propria competenza (settore acquisti, settore vendite ecc.).

Le differenze tra le due figure non hanno rilievo solo nei rapporti con l’imprenditore ma anche nei confronti dei terzi che fanno affidamento su questi collaboratori. E’ per questo motivo che sia il procuratore che l’institore devono spendere il nome dell’impresa nella trattazione degli affari. Qualora questi si rendano responsabili personalmente per gli atti compiuti nell’esercizio dell’attività senza spendita del nome l’imprenditore dovrà risponderne per conto dell’institore, non anche per conto del procuratore.


Di Valentina Calasso

note

[1] Art. 2203 cod. civ.

[2] Art. 2204 cod. civ.

[3] Artt. 2104, 2105 cod. civ.

[4] Art. 2208 cod. civ.

[5] Art. 227 L. Fall.

[6] Artt. 2206 e 2207 cod. civ.

[7] Art. 2209 cod. civ.


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