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Autovelox mobile: l’autorizzazione del Prefetto

25 Novembre 2018


Autovelox mobile: l’autorizzazione del Prefetto

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Novembre 2018



Come verificare se l’autovelox è regolare? I tratti di strada su cui non è obbligatoria la contestazione immediata ma è possibile elevare la multa senza fermare il conducente.

Anche se sono più rari, gli autovelox mobili nei centri urbani possono essere usati solo se c’è accanto l’agente della polizia a presidiare l’apparecchio e a fermare, di volta in volta, gli automobilisti fotografati. È il codice della strada a imporre che, una volta accertata l’infrazione, al conducente deve essere contestato immediatamente il verbale. Solo così quest’ultimo ha la possibilità di difendersi subito, senza dover poi ricorrere al giudice (con spese a suo carico). Potrebbe ad esempio dire che sta scappando d’urgenza all’ospedale o a casa di un parente anziano per soccorrerlo in un momento di necessità. Insomma, non troverai mai in città un autovelox senza la pattuglia vicino e ovviamente il preventivo cartello (sempre obbligatorio) di avviso del controllo elettronico della velocità, posto ad una ragionevole distanza. Diverse, invece, sono le regole per l’autovelox mobile fuori dai centri urbani (con eccezione solo delle autostrade e delle strade extraurbane principali); per questi ultimi infatti ci vuole prima l’autorizzazione del Prefetto. Perché mai? Perché, sui tratti di strada caratterizzati da una alta percorrenza, ossia da una velocità superiore ai consueti 30-50 km cittadini, è più difficile bloccare l’auto in movimento senza creare rischio per la circolazione. Dunque il decreto prefettizio serve proprio a consentire alla polizia di elevare le multe senza alzare la “paletta rossa” con lo stop al conducente.

Una recente ordinanza della Cassazione [1] si è occupata del delicato tema dell’autorizzazione del Prefetto per l’autovelox mobile. Ne parleremo in questo articolo e, con la scusa, ricorderemo quali sono le regole della materia. Ti spiegheremo anche su quale lato della strada deve essere posizionato l’autovelox affinché la contravvenzione sia valida in presenza di un decreto prefettizio che, invece, autorizza le multe solo su un senso di marcia. E ti diremo anche se il verbale deve indicare o meno, oltre agli estremi dell’autorizzazione del prefetto, ulteriori elementi. Ma procediamo con ordine.

Autovelox: come funziona? 

L’autovelox è il più “vecchio“ ma anche il più diffuso strumento per la rilevazione a distanza della velocità, e di conseguenza il più noto. L’apparecchiatura consiste in un parallelepipedo montato su cavalletto, sui vetri laterali dei veicoli ma anche in box (postazioni fisse). Due fasci laser attraversano la strada perpendicolarmente alla direzione del traffico, cosicché il veicolo in transito interrompe un fascio dopo l’altro. La lettura della velocità è data dal rapporto spazio-tempo (lo spazio tra i raggi e l’intervallo di tempo che intercorre tra le interruzioni dei due fasci laser).

La lettura è confrontata immediatamente col limite di velocità imposto su quel tratto di strada per quella categoria di veicoli e, se la velocità eccede il limite, viene scattata la foto della parte posteriore del veicolo stesso. I dispositivi interni di autodiagnosi, l’assoluta precisione e la multilettura della velocità contribuiscono a fornire una prova incontestabile dell’infrazione.

Autovelox senza contestazione immediata: su quali strade?

La contestazione immediata è necessaria al fine di garantire il diritto al contraddittorio e alla difesa del cittadino, diritti costituzionalmente garantiti, ma talvolta apparentemente limitati da fonti a carattere regolamentare. Non sempre però è possibile procedere alla contestazione immediata dell’infrazione commessa. La normativa in vigore consente, per ragioni di sicurezza, l’installazione e l’utilizzo di autovelox senza l’obbligo di contestazione immediata sulle autostrade, sulle strade extraurbane principali e su tutte le «altre strade specificamente individuate dalle Prefetture». La legge, dunque, relativamente alle strade diverse da quelle appena citate, non fissa il divieto di utilizzazione degli autovelox, ma richiede che ci sia alternativamente: 

  • o il decreto prefettizio di autorizzazione; 
  • o, in alternativa, la contestazione immediata.

In sintesi le cose stanno nel seguente modo:

  • autovelox in autostrada: non c’è bisogno dell’autorizzazione del prefetto. Gli autovelox possono essere installati ovunque (salvo cartello preventivo di avviso). Non è necessaria la contestazione immediata;
  • autovelox sulle strade extraurbane principali: vale la stessa regola delle autostrade: non c’è bisogno dell’autorizzazione del prefetto. Gli autovelox possono essere installati ovunque (salvo cartello preventivo di avviso). Non è necessaria la contestazione immediata;
  • autovelox sulle strade extraurbane secondarie: è necessaria l’autorizzazione del Prefetto, ma non c’è bisogno della contestazione immediata. Se il tratto di strada non rientra tra quelli individuati dal Prefetto è necessaria la contestazione immediata;
  • autovelox su strade urbane a scorrimento: valgono le stesse regole delle strade extraurbane secondarie: è necessaria l’autorizzazione del Prefetto, ma non c’è bisogno della contestazione immediata. Se il tratto di strada non rientra tra quelli individuati dal Prefetto è necessaria la contestazione immediata;
  • autovelox sulle strade urbane di quartiere e strade locali: è sempre necessaria la contestazione immediata della multa (anche se dovesse esserci, ma di fatto non c’è mai) l’autorizzazione del Prefetto.

Quando la violazione non può essere immediatamente contestata, il verbale, con i dati anagrafici del trasgressore successivamente acquisiti dal comando comprensivo di tutti gli elementi dettagliati della violazione e della sanzione, e con l’indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve essere notificato entro centocinquanta giorni dall’accertamento.

Come abbiamo detto, sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali, l’installazione degli autovelox può avvenire anche senza l’autorizzazione del Prefetto. Autorizzazione che, invece, è necessaria [2] su tutte le altre strade extraurbane secondarie e sulle strade urbane di scorrimento. È, dunque, illegittimo il provvedimento prefettizio che abbia autorizzato l’installazione di tali apparecchi in una strada urbana che non abbia le caratteristiche “minime” della “strada urbana di scorrimento” (strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate; per la sosta sono previste apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate) [3]. 

Il Prefetto, per adottare il decreto in questione, dovrebbe effettuare due operazioni, una vincolata e l’altra discrezionale, consistenti la prima nell’operare una semplice verifica della sussistenza dei requisiti minimi necessari per classificare la strada come “strada urbana di scorrimento” ed una volta compiuta positivamente tale verifica, compiere la seconda operazione, discrezionale, volta ad ulteriori accertamenti [3].

Ne deriva che la discrezionalità dell’autorità amministrativa nell’individuazione delle strade non può autorizzare gli autovelox su strade cittadine che non hanno le caratteristiche per poter essere classificate di scorrimento. 

Autovelox su un solo della strada 

Con una recente ordinanza, la Cassazione ha detto [1] che, se il decreto prefettizio con cui viene autorizzato l’utilizzo dell’autovelox sulla strada extraurbana indica in modo specifico un determinato senso di marcia, il controllo elettronico della velocità con autovelox può avvenire solo in detto lato della strada e non, invece, tramite un altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico, ma sulla carreggiata o corsia opposta. In pratica, se il Prefetto, nel proprio decreto, indica un senso di marcia per l’elevazione della multa tramite autovelox senza contestazione immediata, la polizia non può posizionare un secondo controllo della velocità sul lato opposto della carreggiata, per fotografare le auto che provengono dal senso contrario.

Ogni strada, dunque, nella sua autonomia deve mantenere una segnaletica che la riguarda, senza poter riportare indicazioni che concernono altra strada, anche se quest’ultima è identificata con il senso di marcia opposto. 

L’indicazione del decreto prefettizio nel verbale

Il verbale con la contravvenzione deve contenere gli estremi dell’ordinanza del Prefetto che autorizza la contestazione differita dell’eccesso di velocità rilevato tramite sistemi di controllo elettronico. A riguardo però la Cassazione [4] ha più spesso detto che non basta, alla polizia, giustificare la mancata contestazione dell’automobilista richiamandosi al semplice esonero contenuto nel decreto prefettizio, ma deve indicare anche le concrete ragioni pratiche (ad esempio: strada troppo stretta che non consente la sosta delle auto sul margine destro; rilevamento della velocità con apparecchio che accerta l’andatura solo dopo che il mezzo è passato con impossibilità di predisporre una seconda pattuglia, ecc.). In più, il verbale si considera incompleto se non indica gli estremi del decreto prefettizio che autorizza l’installazione del dispositivo su quel preciso tratto di strada. La logica conseguenza è che la multa è nulla e si può impugnare davanti al giudice di pace entro 30 giorni dal suo ricevimento. Con tale indicazione contenuta nel verbale, infatti, l’automobilista è in grado di recuperare l’atto e verificare se la rilevazione automatica della velocità è avvenuta a norma.

note

[1] Cass. ord. n. 30323/2018 del 22.11.2018.

[2] Previsto dall’art. 4 del D.L. n. 121 del 2002.

[3] Trib. Firenze, sent. n. 1518/2018.

[4] Cass. ord. n. 24214/18 del 4.10.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 15 maggio – 22 novembre 2018, n. 30323

Presidente D’Ascola – Relatore Scalisi

Fatti di causa e ragioni della decisione

D.D.B. con ricorso del 24.05.2013, interponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace di Isernia, avverso il processo verbale di contravvenzione n. (omissis) elevato dalla Polizia Municipale del Comune di (omissis) , per violazione dell’art. 142/8 del C.d.S..

Il Comune di Macchia di Isernia si costituiva ritualmente in giudizio contestando la domanda, producendo documentazione a sostegno della propria tesi difensiva, formulando, altresì, richieste istruttorie e concludeva per il rigetto della opposizione con vittoria di spese e competenze del giudizio.

Il Giudice di Pace, con ordinanza resa fuori udienza disattendeva la richiesta di prova testimoniale articolata dall’Ente Comunale e con sentenza n. 565 del 2013 accoglieva l’opposizione e annullava il verbale di contravvenzione impugnato.

Avverso questa sentenza interponeva appello il Comune di (omissis) ribadendo la legittimità del verbale di contestazione e chiedendo la riforma integrale della sentenza del Giudice di Pace.

Si costituiva D.D.B. chiedendo il rigetto del gravame.

Il Tribunale di Isernia con sentenza n. 127 del 2017 rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata. Secondo il Tribunale di Isernia era illegittima l’apposizione dell’autovelox sul lato destro della carreggiata (della (omissis) ) nella direzione di marcia (omissis) ) ossia da (…) in Direzione (omissis) ) anziché sul lato sinistro come invece autorizzato dall’Ente proprietario della strada.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta dal Comune di (omissis) con ricorso affidato a due motivi. D.D.B. ha resistito con controricorso.

1.- Il Comune di (omissis) lamenta:

a) Con il primo motivo di ricorso violazione e falsa applicazione dell’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ. violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 2697 cod. civ. omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. ed in relazione all’art. 245 cod. proc. civ. Secondo il ricorrente sia il Giudice di Pace che il Tribunale avrebbero ritenuto di non ammettere la prova testimoniale tempestivamente richiesta senza alcuna motivazione.

b) con il secondo motivo, la violazione e falsa applicazione dell’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ. violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 2697 cod. civ. omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. nonché ed in relazione all’art. 4 del Dl n. 121 del 2002, convertito in legge n. 168 del 2002 e dell’art. 2 del DM 15 agosto 2007, nonché in relazione al Dlgs n. 231 del 2001 e successive modifiche ed integrazioni. Secondo il ricorrente il Tribunale avrebbe errato nel ritenere illegittimo il posizionamento dell’apparecchiatura sul lato destro anziché sull’alto sinistro dir. di marcia Isernia Venafro, non tenendo presente che l’art. 4 del Dl n. 121 del 202 convertito con legge n. 168 del 2002 conferisce al Prefetto la competenza di individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati i dispositivi di controllo della velocità senza che sia specificato il senso di marcia. Nel caso specifico poi il Prefetto aveva autorizzato l’installazione di due manufatti prefabbricati contenenti strumenti fissi per la rilevazione della velocità degli autoveicoli in transito lungo il tratto di strada (omissis) ricadente nel Comune di (omissis) e precisamente al Km. 36+777 lato sinistro direzione di marcia (…) e Km. 37+434 lato destro direzione di marcia (…).

Su proposta del relatore, il quale riteneva che i motivi formulati con il ricorso potessero essere rigettati, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 1), c.p.c., il presidente ha fissato l’adunanza della camera di consiglio.

Rileva il collegio che il ricorso è infondato e deve essere rigettato, in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c..

In via preliminare va disattesa la tesi di parte controricorrente secondo cui il Comune di (omissis) avrebbe chiesto il rigetto del ricorso per cassazione, perché, come si evince con chiarezza dallo stesso ricorso, il Comune ha chiesto il rigetto del ricorso contro la sanzione e non il rigetto del ricorso per cassazione che, invece, ha sviluppato in due motivi di censura.

1.1.- Il primo motivo è inammissibile sia perché il Tribunale ha motivato il rigetto della richiesta della prova testimoniale e, comunque, perché generico posto che il ricorrente nel denunciare la mancata ammissione della prova testimoniale tempestivamente richiesta non indica il contenuto della dedotta prova e soprattutto non indica in che modo il capitolato della prova testimoniale, se espletato, avrebbe comportato una decisione, sicuramente, diversa da quella impugnata.

1.2.- Il secondo motivo è infondato perché, come lo stesso ricorrente riconosce, l’apposizione del prefabbricato contenente uno strumento per la rilevazione della velocità degli autoveicoli in transito, era stata autorizzata per entrambi i sensi di marcia ma veniva realizzato per un solo senso di marcia apponendo il prefabbricato di rilevazione in una carreggiata opposta al senso di marcia indicato nel provvedimento di autorizzazione.

Ora, pur riconoscendo la possibilità che un rilevatore della velocità, posto in un senso di marcia, possa rilevare la velocità degli autoveicoli provenienti dal senso di marcia opposto, tuttavia, la rilevazione della velocità degli autoveicoli provenienti nel senso di marcia opposto a quello ove esiste il rilevatore non sarebbe legittima perché lo strumento di rilevazione non sarebbe stato (e non avrebbe potuto essere) segnalato adeguatamente dato che la segnaletica di avviso non potrebbe indicare l’esistenza di uno strumento di rilevazione della velocità in un altro senso di marcia.

Senza dire che il senso di marcia è identificativa di una strada che non può essere indicata unitariamente con la strada di senso contrario, e dunque ogni strada nella sua autonomia deve mantenere la segnaletica che la riguarda senza poter riportare indicazioni che riguardano altra strada sia pure identificata con il senso di marcia contrario.

Il Comune di (omissis) , insomma, ha ritenuto di collocare un semplice prefabbricato considerandolo, e non lo avrebbe potuto fare, operativo per entrambi i sensi di marcia, senza tenere conto che il prefabbricato installato, per il senso stesso dell’autorizzazione, era legittimato a rilevare la velocità dei soli veicoli provenienti in quel senso di marcia ma non anche, come è avvenuto nel caso in esame, per le autovetture che provenivano dalla direzione opposta.

La sentenza impugnata, pertanto, non merita la censura che le è stata rivolta, anzi correttamente afferma che “(….) l’autovelox in questione è (illegittimamente) posto sul lato destro della careggiata nella direzione di marcia (omissis) . Il che determina l’illegittimità derivata dall’impugnato verbale di contestazione essendovi (…) un rapporto di presupposizione – consequenzialità immediata tra l’atto autorizzato dall’A.N.A.S. illegittimamente seguito ed il verbale di accertamento de quo (…)”.

Pertanto, qualora – come verificatosi nella fattispecie – il decreto prefettizio abbia previsto la legittima installazione lungo un solo senso di marcia (che nel caso in esame avrebbe dovuto essere posizionato nella direzione (omissis) ) ed, invece, l’accertamento sia stato effettuato mediante la rilevazione di un autovelox posizionato sul contrapposto senso di marcia, ne consegue che – difettando a monte l’adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo – il relativo verbale di contestazione differita della violazione di cui all’art. 142 c.d.s. debba ritenersi affetto da “illegittimità derivata”, come statuito dal Tribunale di Isernia con la sentenza qui impugnata (senza che possano assumere rilevanza, al riguardo, eventuali note chiarificatrici successivamente approntate dalla competente P.A., a fronte di una precisa indicazione sulle modalità e sul punto di installazione dell’autovelox rinvenibile direttamente nel decreto autorizzativo). E del resto questo principio si ricava da quanto affermato da questa Corte (cfr. Cass. n. 10206/2013), in base al quale, in tema di violazioni del codice della strada, se è pur vero che il più volte richiamato art. 4 del d.l. 20 giugno 2002, n. 121 (convertito, con modificazioni, nella legge 1 agosto 2002, n. 168) conferisce al prefetto la competenza ad individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità, precisandosi che detta norma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi necessariamente il senso di marcia interessato dalla rilevazione, argomentando a contrario si desume che se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento ad un determinato senso di marcia (come accaduto nel caso sottoposto all’esame del giudice di appello), il rilevamento elettronico della velocità e la correlata attività di accertamento (con contestazione differita) degli agenti stradali intanto potranno ritenersi legittimi se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate con il dispositivo. Il Collegio dà atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del DPR 115 del 2002, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente a rimborsare a parte controricorrente le spese del presente giudizio che liquida in Euro 600,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre maggiorazione per spese generali pari al 15% dei compensi ed accessori nella misura di legge. Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater, d.P.R. 115/02, come modif. dalla l. 228/12, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

 


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