Diritto e Fisco | Editoriale

L’ennesimo scandalo italiano: dai nemici mi guardo io ma dall’Amministrazione mi guardi Dio

14 Marzo 2013 | Autore:
L’ennesimo scandalo italiano: dai nemici mi guardo io ma dall’Amministrazione mi guardi Dio

Svelate e poi rese pubbliche le malattie dei cittadini dai siti di dieci Comuni: errore o ignoranza? Privacy addio

Regole un corno! Magò vuole le regole per il piacere di infrangerle!” è una battuta, detta sotto i baffi (pardon, sotto le “penne”) dal gufo Anacleto della Disney, prima dello storico combattimento tra Merlino e la Maga Magò. Ed ogni volta che la sento, mi viene in mente la pubblica amministrazione italiana.

È degna di uno Stato medioevale l’ultima vicenda che ha visto coinvolti e condannati dal Garante della Privacy dieci Comuni italiani per aver pubblicato, sui propri siti internet, le ordinanze contenenti i nomi e i dati sensibili dei cittadini oggetto di TSO (trattamento sanitario obbligatorio).

Si tratta di un fatto di una gravità estrema e inaudita, di cui è difficile capacitarsi. I siti web delle amministrazioni locali avevano, in altre parole, diffuso nomi, cognomi, estremi anagrafici, ma anche patologie e, addirittura, sintomi (come la propensione al suicidio) dei propri cittadini. Chiunque poteva prenderne visione, scaricare il contenuto delle ordinanze, magari condividerle su Facebook, e conoscere i soggetti affetti da patologie spesso imbarazzanti.

Come se ciò non bastasse, i nomi degli interessati erano anche indicizzati sui motori di ricerca: per cui, digitando gli estremi dei malati, si poteva conoscerne la condizione in pochi secondi.

Insomma: una vera e proprio gogna pubblica, in barba all’intera disciplina (nazionale e sovranazionale) sulla privacy: tanto più grave, in questo caso, perché riguardante dati sensibilissimi come quelli della salute e anzi, ancor di più, legati a una sfera – quella psichica – ancorata a numerosi pregiudizi sociali.

Il Garante ha disposto, per come normale in questi casi, l’oscuramento dei siti internet e le conseguenti sanzioni amministrative. Ma c’è da scommettere che la partita non finirà qui e si avvieranno le cause per il risarcimento del danno. Risarcimento che, ovviamente, pagheremo noi cittadini sotto forma di tasse. Perché, degli errori della pubblica amministrazione, risponde ovviamente lo Stato, cioè il popolo.

È davvero incredibile come ancor oggi alcuni soggetti pubblici, che dovrebbero garantire il cittadino, e non invece pugnalarlo alle spalle, non conoscano i più elementari principi del diritto. Lo Stato impone la formazione obbligatoria ai privati, ai professionisti, alle aziende, quando poi la Pubblica Amministrazione commette errori tanto grossolani quanto privi di qualsiasi rispetto e sensibilità.

E allora, dai nemici mi guardo io, ma dall’amministrazione mi guardi Dio!



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1 Commento

  1. Sono veramente senza Parole,
    è una cosa veramente Gravissima, senza eguali.

    Come è possibile una simile cosa ????
    Come è possibile che tali dati entrino in possesso di persone che non dovrebbero neppure sapere del esistenza.

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