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Quanti familiari possono usufruire della legge 104?

25 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Novembre 2018



Finora l’agevolazione per assistere un parente con handicap grave era riservata ad un solo lavoratore. Ma c’è una novità: il caregiver sostituto.

Hai sicuramente sentito parlare della legge 104, cioè della normativa che consente di prendere dei permessi al lavoro per assistere una persona affetta da handicap grave. Quello che forse non avrai ben chiaro è quanti familiari possono usufruire della legge 104 nel caso capitasse un caso di handicap grave in famiglia. Cioè: i permessi li può chiedere solo un parente? Oppure se un familiare li ottiene dal datore di lavoro gli altri membri del nucleo sono esclusi da questo beneficio?

Dipende dal modo in cui i permessi vengono chiesti, o meglio: in qualità di che cosa vengono chiesti. Non di referente unico, che finora era il solo a poter beneficiare della 104, ma di caregiver sostituto, cioè di colui che si affianca al referente unico.

In pratica, è possibile optare per la cosiddetta «assistenza saltuaria per la legge 104». Si tratta di una soluzione che consente ad un dipendente di non essere l’unico ad occuparsi di un parente portatore di handicap grave ma di condividere questo compito con un’altra persona. A determinate condizioni. Questo già ci dà una risposta alla domanda quanti familiari possono usufruire della legge 104.

Vediamo come funziona.

Legge 104: chi può usufruire dei permessi?

La legge 104/92 consente di usufruire di permessi per assistere un familiare con handicap grave. Possono farne richiesta:

  • il coniuge della persona disabile;
  • il convivente all’interno di un’unione civile;
  • i parenti ed i congiunti dei parenti entro il secondo grado;
  • il convivente di fatto;
  • i parenti di terzo grado se il genitore o il coniuge della persona con handicap hanno più di 65 anni oppure siano invalidi, deceduti o mancanti.

Legge 104: quanti familiari per lo stesso disabile?

In linea di massima, il diritto di assistere un parente con grave disabilità non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente [1]. Significa che solo un familiare può usufruire della legge 104. Ciò, però non vuol dire che quel dipendente – il cosiddetto referente unico – debba essere l’unico a prestare assistenza al parente disabile 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno. Secondo la normativa, infatti, è possibile fare richiesta dei permessi della legge 104 indipendentemente dal fatto che ci siano altri soggetti del nucleo familiare che possono assistere la persona con handicap. Questi ultimi non saranno tenuti a presentare una dichiarazione di rinuncia.

C’è un’eccezione, e riguarda i genitori che possono beneficiare in modo alternativo dei permessi della legge 104 se hanno un figlio con handicap grave. Inoltre, il disabile può chiedere per sé i permessi ed avere, allo stesso tempo, un referente unico da lui scelto. Questo familiare potrà chiedere i tre giorni di permesso al mese per assistere il disabile.

Legge 104: l’assistenza saltuaria

Tuttavia, e come accennato, esiste la possibilità dell’assistenza saltuaria per la legge 104. Consiste nella condivisione dell’assistenza al disabile da parte del lavoratore dipendente e di un’altra persona, ad esempio del figlio o del genitore. È il cosiddetto «caregiver sostituto». Tutti e due possono usufruire della legge 104 ma in forma ridotta, cioè 1 giorno di permesso al mese (anziché 3 giorni) ogni 10 giorni di assistenza in maniera continuativa.

Al fine di godere di questo beneficio, il caregiver sostituto deve presentare all’Inps e al datore di lavoro una richiesta scritta che contiene una dichiarazione di responsabilità e queste precisazioni:

  • i motivi per cui deve sostituire il referente unico della persona disabile;
  • il periodo o i periodi in cui deve prestare assistenza al posto del referente unico;
  • il rapporto di parentela con la persona affetta da handicap grave;
  • il tipo di assistenza che deve prestare al familiare disabile.

Legge 104: i permessi sono cumulativi?

Poniamo il caso di un lavoratore con disabilità grave che beneficia dei permessi della legge 104 per sé stesso. Vorrebbe fare richiesta per assistere un parente, anche lui affetto da grave disabilità. Penserai: com’è possibile che una persona che ha bisogno di assistenza possa, a sua volta, occuparsi di un altro soggetto? Ebbene, una circolare dell’Inps [2] stabilisce che quel lavoratore «può accumulare il godimento dei 3 giorni di permesso mensile per assistere un proprio familiare con handicap grave senza he debba essere acquisito un parere medico legale sulla sua capacità di soddisfare le necessità assistenziali del familiare disabile».

In pratica, la circolare dell’Inps ci dice che i permessi della legge 104 sono cumulativi quando presi per sé e per assistere un’altra persona. E questo, addirittura, senza bisogno di un parere medico. Una condizione, però, c’è: all’interno del nucleo familiare non ci deve essere un altro parente non lavoratore in condizioni di prestare assistenza. Pensiamo, ad esempio, alla coppia di anziani senza figli.

Legge 104: che succede se il referente unico si ammala?

Nessuno è fatto di ferro. Così può succedere che chi beneficia dei permessi della legge 104 per assistere un parente con handicap grave si ammali. Un inverno particolarmente rigido insieme alla stanchezza accumulata e alla debolezza dovuta alle ore di assistenza, ad esempio, possono provocare una brutta influenza. Oppure, senza pensare ad un fatto negativo, la donna che assiste la madre disabile può rimanere incinta e, prima o poi, dover pensare alla sua maternità. Che succede in questi casi?

Succede che il dipendente non perde il diritto ai 3 giorni mensili di permesso della legge 104. Oltretutto, tra l’assenza per malattia e quella per i permessi della legge 104 non è obbligatorio il rientro al lavoro.


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