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Versamento acconti: come avviene?

4 Gennaio 2019 | Autore: DONATO CEDOLA


Versamento acconti: come avviene?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Gennaio 2019



Tutte le informazioni necessarie per affrontare in maniera adeguata la scadenza del secondo acconto riguardante l’Irpef, Ires, Irap, cedolare secca e regimi agevolati.  

Sono giorni che il tuo commercialista di fiducia prova a contattarti senza riuscirci. È risaputo che quando un commercialista chiama non sono mai liete notizie. Provi a richiamare e il professionista appena sente la tua voce ti ricorda dell’imminente scadenza degli acconti sui redditi. Infatti, il 30 di novembre scade la seconda (o unica) rata degli acconti che riguarda diversi tributi tra cui: l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), l’Ires (imposta sul reddito delle società), l’Irap (imposta regionale sulle attività produttive), la cedolare secca e i regimi agevolati come i “minimi” e i “forfettari”. Ma cosa sono gli acconti? Versamento acconti: come avviene? Quando si redige la dichiarazione dei redditi, oltre al saldo, cioè il risultato effettivamente ottenuto nel periodo di imposta considerato, lo Stato potrebbe richiederti gli acconti (o l’acconto) sull’anno successivo. Infatti, non sempre sarai tenuto a versare l’acconto, ma ci sono delle regole ben precise che differiscono per ogni tributo. Visto che si tratta di un argomento che annualmente si ripresenta non è opportuno che ti faccia trovare impreparato, quindi se vuoi sapere come avviene il versamento degli acconti , è necessario leggere questo articolo. Ti consiglio di munirti della tua dichiarazione dei redditi per meglio comprendere la lettura dell’articolo.

Cos’è l’acconto?

In buona sostanza, per l’amministrazione finanziaria l’acconto rappresenta un anticipo d’imposta per l’anno successivo. La regola generale prevede che l’acconto non è dovuto quando l’imposta lorda riferita al periodo considerato nella dichiarazione dei redditi, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto risulta inferiore a un determinato importo che differisce in base al tributo.

Facciamo un esempio. Sei titolare di un bar e oltre al reddito prodotto dalla tua attività possiedi solo un’abitazione di tua proprietà che rappresenta l’abitazione principale. Il tuo reddito complessivo, indicato nel quadro RN della dichiarazione, ammonta a circa 17.000,00 euro. Da questo valore verranno sottratte le deduzioni: l’abitazione principale e i contributi previdenziali versati. Su quello che resta, circa 13.000,00 euro, verrà applicata l’aliquota Irpef corrispondente del 23% ottenendo quasi 3.000,00 di imposta lorda. Dal risultato così ottenuto potrai sottrarre le cosiddette detrazioni d’imposta, ad esempio: moglie e figli a carico, spese mediche, spese di ristrutturazione ecc.

Nella tua dichiarazione hai indicato una moglie ed un figlio a carico quindi puoi “scontare”, o meglio ridurre, l’imposta lorda di circa 2.300,00 euro, ottenendo l’imposta netta, cioè diminuita delle detrazioni, di circa 700,00 euro. Non vantando nessun credito d’imposta nei confronti dello Stato e nemmeno nessuna ritenuta, questo valore, 700,00, euro rappresenta la tua base di calcolo per determinare gli acconti.

Naturalmente si tratta di un esempio molto semplificato ed è opportuno che tu ti rivolga ad un professionista perché le casistiche esistenti sono svariate ma nulla ti impedisce con piccoli accorgimenti, che in seguito ti spiegherò, di saper leggere o interpretare la dichiarazione dei redditi in materia di acconti.

Metodo storico e metodo previsionale

I metodi che il legislatore ha riconosciuto al contribuente per determinare gli acconti sono due: metodo storico e metodo previsionale.

Il primo metodo, quello storico, viene così chiamato perché si basa su dati realmente esistenti e previsti nel modello dichiarativo. Questo metodo, infatti, si basa sull’imposta che il contribuente ha dovuto corrispondere con riferimento al periodo precedente. Ciò significa che se il contribuente, in materia d’Irpef, ha ad esempio nel rigo RN34 un valore di 300,00 euro verserà gli acconti in base a questo dato seguendo le regole che ti indicherò in seguito. Si tratta di un dato effettivamente conseguito che scaturisce, come detto sopra, dall’imposta lorda al netto di detrazioni, crediti e ritenute subite dal contribuente.

Il metodo previsionale, invece, come dice il nome stesso, si basa su una previsione di debito d’imposta che il contribuente avrà nell’anno successivo. Questo significa che se il rigo RN34 indica 300,00 euro il contribuente potrebbe decidere di versare una cifra inferiore perché ad esempio è già a conoscenza di aver ricavato nell’anno in corso meno di quanto ottenuto nell’anno precedente.

Quindi nulla vieta al contribuente, se prevede per la successiva dichiarazione un risultato inferiore, di utilizzare il metodo previsionale. Attenzione però, qualora la previsione del contribuente nel versamento risultasse errata, generando un insufficiente versamento, sarà assoggettato a sanzioni.

Acconti Irpef

Per conoscere innanzitutto se gli acconti per l’Irpef sono dovuti bisogna saper leggere la dichiarazione dei redditi. Apri la dichiarazione dei redditi del 2018, periodo d’imposta 2017, vai al quadro RN, che rappresenta il quadro riassuntivo più importante, dove affluiscono tutti i redditi posseduti dal contribuente, e cerca il rigo RN34 “differenza”.

Grazie a questo rigo potrai sapere se l’acconto è dovuto o meno. Infatti, se l’importo del rigo risulta inferiore a 51,65 euro non sarai tenuto a versare nessun acconto. Invece, quando la cifra all’interno del rigo supera quell’ammontare sarai tenuto a versare gli acconti. Per determinare, invece, se il versamento debba essere effettuato in una sola volta o in due rate l’importo dovuto deve superare i 257,52 euro. Infatti, quando l’importo supera i 51,65 euro ma è inferiore ai 257,52 euro il versamento degli acconti potrà essere effettuato in un’unica soluzione il 30 novembre appunto.

Quando l’importo dovuto supera i 257,52 euro viene riconosciuta la possibilità di versare gli acconti in due momenti differenti:

  • la prima rata rappresenta il 40% dell’importo dovuto. Questa andrà versata entro il 30 di giugno, quest’anno il 2 di luglio perché il 30 giugno era di sabato, o entro il 20 agosto con la previsione di una piccola maggiorazione dello 0,40% a titolo di interessi;
  • la seconda rata, pari al 60%, invece, va versata entro il 30 di novembre.

Per renderti tutto più semplice ti faccio un esempio numerico. Aprendo il tuo modello dichiarativo il dato riportato nel rigo RN34 è di 350,00 euro. Questo valore rappresenterà la base di calcolo per la misurazione degli acconti, quindi questo valore verrà considerato interamente (RN34=100%). Come detto sopra il valore superando l’importo dei 51,65 euro ed anche quello dei 257,52 euro ti consentirà di pagare questa cifra in due rate.

Nel mese di luglio, il 2 per la precisione, dovrai pagare 140,00 euro, il 40% di 350 euro, con la possibilità di rateizzare fino ad un massimo di sei rate. Determinato il primo acconto entro il 30 di novembre sarai tenuto a pagare la restante parte cioè 210,00 euro, il 60% di 350,00 euro, ma senza possibilità di rateizzare.

Infatti, il secondo acconto dei redditi non può mai essere rateizzato.

Nella compilazione del F24 sarai tenuto ad inserire i seguenti codici tributo:

  • 4033: Irpef riferito al primo acconto;
  • 4034: secondo acconto Irpef o unica rata quando l’importo da versare non supera i 257,52 euro.

Acconti Ires

Per ciò che attiene all’Ires che è un tributo che riguarda le società ciò che si prende a riferimento è il rigo RN17 “Ires dovuta o differenza a favore del contribuente”. In questo caso l’acconto non è dovuto quando l’ammontare relativo al periodo d’imposta precedente, al netto di detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto risulta inferiore a 20,66 euro.

Quindi per essere più pratici se il rigo RN17 ha un valore inferiore a 20,66 euro l’acconto non si è tenuti a versarlo mentre in caso di superamento l’acconto è dovuto e la base di calcolo è data dal valore all’interno del rigo considerato per intero (RN17=100%).

Anche in questo caso è riconosciuta la possibilità al contribuente di suddividere il pagamento in due momenti, infatti, al superamento del valore di 103,00 euro potrà versare il 40% del tributo entro il 2 luglio o entro il 20 di agosto con maggiorazione a titolo di interessi corrispettivo dello 0,40% e il 60% entro il 30 novembre. In caso di mancato superamento del valore di 103,00 euro l’acconto potrai versarlo in un’unica soluzione entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese del periodo d’imposta ossia entro il 30 novembre.

Anche in questo caso la possibilità di prevedere una rateazione è consentita soltanto in riferimento al primo acconto. Ti faccio un esempio. Una società a responsabilità limitata ha al rigo RN17 il valore di 375,00 euro. Sarà tenuta sicuramente a pagare gli acconti e visto il valore presente nel rigo sopracitato dovrà suddividere l’importo da versare in due rate. Entro il 2 luglio dovrà versare 150,00 euro, ossia il 40% di 375,00 euro, mentre entro il 30 novembre dovrai versare 225,00 euro.

I codici tributo da utilizzare per quanto riguarda gli acconti dell’Ires:

  • 2001: primo acconto Ires;
  • 2002: secondo acconto o unica rata Ires.

Se nel modello dichiarativo hai una perdita fiscale non sarai tenuto a versare nessun acconto per l’anno successivo.

Acconti Irap

In riferimento a questo tributo regionale il rigo della dichiarazione che devi individuare è IR21 “totale imposta”. Bisogna fare prima una distinzione, però, a seconda che la dichiarazione riguardi un soggetto Irpef o Ires. Nel primo caso l’acconto è dovuto quando il rigo IR21 supera i 51,65 euro mentre in riferimento a chi versa l’Ires l’acconto va pagato quando il valore supera i 20,66 euro.

Le persone fisiche e le società di persone versano gli acconti in due rate, giugno e novembre, quando il rigo IR21 supera i 258,00 euro. Il valore appena citato è lo stesso stabilito per le società di capitali e gli enti non commerciali per versare l’acconto in due rate.

Quando il versamento supera i 258,00 euro la prima rata, pari al 40% del rigo IR21, è dovuta entro la scadenza del versamento a saldo previsto per la dichiarazione dei redditi il 30 giugno, o come già detto più volte 2 luglio, o 20 agosto con maggiorazione dello 0,40%. La seconda rata, pari alla differenza tra quanto complessivamente dovuto e quanto versato come primo acconto va versata entro il 30 novembre.

Se il valore non supera i 258,00 euro il versamento viene effettuato in un’unica soluzione ossia il 30 novembre. Gli acconti in materia dell’Irap vengono indicati nel modello F24 con i codici tributo 3812 per il primo acconto 3813 per il secondo acconto o per l’unica rata da versare.

Per chiarire meglio ti faccio un esempio. Nel tuo modello Irap al rigo IR21 è presente un valore di 130,00 euro. Viste le regole che ti ho indicato sopra con un valore di 130,00 euro nel rigo sopraindicato verserai l’acconto, pari allo stesso ammontare 130,00 euro, interamente il 30 novembre.

Acconti cedolare secca

Per quanto riguarda gli acconti in materia di cedolare secca il rigo della dichiarazione che devi considerare è RB11(colonna 3) “totale imposta cedolare secca”. Per questo tributo valgono le regole già viste per l’Irpef. Infatti, quando il valore riportato nel rigo RB11 alla colonna 3 non supera i 51,65 euro l’acconto non è dovuto. Quando il valore risulta superiore ai 51,65 euro ma non supera i 257,52 euro l’acconto verrà versato in un’unica soluzione ossia il 30 novembre.

Quando il valore nel rigo RB11 colonna 3 risulta superiore ai 257,52 euro l’acconto potrà essere versato in due momenti diversi. La prima rata va versata entro giugno, o agosto con maggiorazione dello 0,40%, con possibilità di rateizzare l’importo dovuto. In questo caso il valore non sarà pari al 40%, ma al 38% mentre il secondo acconto sarà pari al 57% e non al 60% come per gli altri tributi.

Infatti, la regola importante, che differisce in questo caso rispetto al metodo previsto in materia di Irpef, è che ai fini del calcolo dell’acconto della cedolare secca del valore inserito nel rigo RB11 colonna 3 si prende in considerazione il 95% del suo ammontare e non il 100% come avviene nell’Irpef, nell’Ires o nell’Irap. Provo con i numeri a farti capire meglio. Nel rigo RB11 colonna 3 il valore è 360,00 euro. Per determinare l’acconto la base di calcolo sarà data dal 95% dei 360,00 euro pari infatti a 342,00 euro. Essendo il valore superiore ai 257,52 euro sarà versato in due momenti la prima rata, stesse scadenze previste per l’Irpef, con codice tributo 1840 pari a 136,8 euro ma nel prospetto della dichiarazione il valore verrà arrotondato 137,00 euro mentre con il codice tributo 1841 la restante parte 205,20 euro.

Acconti regimi agevolati

Per quanto riguarda i regimi agevolati minimi e forfettari il rigo all’interno della dichiarazione dei redditi che bisogna individuare è LM42 “differenza”. In questo caso l’acconto è dovuto se il valore all’interno del rigo supera i 51,65 euro, come già visto per l’Irpef, mentre nulla devi versare se l’ammontare è inferiore ai 51,65 euro. Anche in questo caso il valore all’interno del rigo va considerato per intero (LM42=100%) e se supera i 257,52 euro puoi effettuare il versamento in due momenti distinti, il 40% il 2 luglio con possibilità di rateizzarne l’importo e il 60% a novembre senza rateazione.

Invece, quando il valore non supera i 257,52 euro il versamento è unico ed ha come scadenza il 30 di novembre. Ti propongo un esempio anche per questa categoria. Sei un contribuente che appartiene al regime dei minimi e nel rigo LM42 hai un valore pari a 370,00 euro.

In questo caso verserai 148,00 euro, il 40% di 370,00 euro, entro il due di luglio o entro il 20 agosto con maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse mentre la restante parte, 222,00 euro (60% di 370,00 euro) la pagherai il 30 di novembre. I codici tributo in questo caso saranno:

  • per quanto riguarda i “minimi”: 1793 per il primo acconto e 1794 per il secondo (o unico acconto);
  • per il regime “forfettari”: 1790 per il primo acconto e 1791 per il secondo (o unico acconto).

Di DONATO CEDOLA


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