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Come salvaguardare la salute del bambino in gravidanza

7 Gennaio 2019 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 7 Gennaio 2019



La maternità induce la donna ad un’attenzione particolare verso il proprio stile di vita e ad attuare precauzioni per tutelare il benessere del nascituro.

Nel corso della gestazione tra la mamma e il nascituro si instaura un rapporto di interdipendenza reciproca tale per cui l’esposizione della donna a comportamenti o fattori potenzialmente a rischio per lo sviluppo del feto possono compromettere irrimediabilmente la salute del feto. Al tempo stesso eventuali eventi drammatici a carico del feto (morte intrauterina) se non vengono diagnosticati precocemente possono mettere a repentaglio la vita della donna. La tutela della maternità è un dovere della società e a tal fine vengono garantite alla donna le prestazioni per assicurare come salvaguardare la salute del bambino in gravidanza.

La gravidanza

La gravidanza è il periodo durante il quale, a seguito della fecondazione dell’ovulo femminile da parte dello spermatozoo maschile, il prodotto del concepimento si sviluppa fino al momento del parto che rappresenta il momento di distacco del nascituro dal grembo materno.

La gravidanza si calcola in settimane a partire dall’inizio dell’ultimo ciclo mestruale, dura da 38 a 41 settimane. Dopo circa una settimana dalla fecondazione si ha l’annidamento (impianto dell’ovulo) nella parete dell’utero e a partire dalla seconda settimana si sviluppa la placenta, organo che mette in comunicazione la madre con il feto, si trova a ridosso della parete uterina e si collega al feto attraverso il cordone ombelicale.

La circolazione placentare assicura che ogni minuto circa 600 ml di sangue materno venga ricambiato nella placenta senza che vi sia rimescolamento tra sangue materno e sangue fetale.

Gli scambi tra sangue materno e sangue fetale avvengono attraverso la barriera emato-placentare:

  • funge da filtro tra la circolazione materna e quella fetale, infatti non tutti gli elementi che circolano nel sangue materno possono attraversare la barriera emato-placentare;
  • dal sangue materno passano al sangue fetale glucosio, amminoacidi, proteine, ossigeno, acqua, sali minerali, anticorpi;
  • dal sangue fetale passano al sangue materno l’anidride carbonica e i cataboliti;
  • la barriera emato-placentare può essere attraversata da microrganismi (batteri, virus, protozoi), farmaci (antibiotici, ansiolitici, antidepressivi), sostanze (nicotina, alcol, droghe).

Le funzioni della placenta sono molteplici:

  • assicura la respirazione del feto permettendo il passaggio di ossigeno dalla madre al feto e di anidride carbonica dal feto alla madre;
  • apporta sostanze nutritive al feto ed elimina i prodotti del catabolismo;
  • produce ormoni necessari alla prosecuzione della gravidanza;
  • ha azione termoregolatrice permettendo al feto di mantenere costante la temperatura corporea.

Sviluppo prenatale

Lo sviluppo prenatale è un processo dinamico attraverso il quale, dall’unione della cellula uovo e dello spermatozoo, si giunge alla formazione di un essere umano. La fecondazione della cellula uovo da parte dello spermatozoo determina la formazione dello zigote, embrione unicellulare, che contiene il patrimonio genetico dell’individuo rappresentato dai 46 cromosomi.

Le fasi dello sviluppo fetale possono essere suddivise in:

  • fase embrionale: dalla prima all’ottava settimana di gestazione, si formano i principali apparati organici (organogenesi);
  • fase fetale: dall’ottava settimana fino al termine della gravidanza, si ha accrescimento corporeo con formazione dei tessuti e maturazione funzionale.

Lo sviluppo prenatale può presentare alterazioni a seguito di:

  • agenti teratogeni: fattori che determinano un danno congenito all’embrione o al feto e avranno effetti diversi a seconda del periodo di sviluppo fetale. Fino al 32° giorno di gestazione qualunque agente teratogeno ha un effetto del tutto o niente: aborto o nessuna conseguenza. Nel periodo embrionale si hanno danni all’organogenesi (malformazioni e anomalie), nel periodo fetale si hanno alterazioni della maturazione (sofferenza fetale, ritardo dell’accrescimento);
  • passaggio delle sostanze tossiche dalla madre al feto attraverso la placenta, alcune sostanze sono indubbiamente dannose (alcol, mercurio, piombo), altre probabilmente dannose (farmaci, nicotina, ormoni, droghe).

Gravidanza e alimentazione

  • È indispensabile una corretta alimentazione durante la gravidanza per assicurare un normale sviluppo e accrescimento del feto e bisogna mantenere il peso sotto controllo per evitare un eccessivo aumento ponderale che può portare a:
  • diabete gestazionale: può causare nel feto un alto o un basso peso alla nascita, ittero, malformazioni cardiache e disturbi respiratori;
  • gestosi caratterizzata da ipertensione arteriosa, edemi e proteinuria: può portare a morte intrauterina o alterazione dello sviluppo fetale;
  • aumentato rischio di morte intrauterina e parto prematuro.

Tuttavia, è importante non seguire regimi dietetici particolarmente restrittivi (paura di ingrassare) perché una malnutrizione materna può determinare problemi al feto quali il parto prematuro, feto sottopeso alla nascita ed espone il bambino a rischio futuro di obesità, malattie cardiache e ipertensione arteriosa.

L’alimentazione in gravidanza dovrebbe essere variegata, facendo attenzione ad alcuni alimenti che possono creare un rischio sia per la madre che per il feto:

  • è sconsigliata l’assunzione di molluschi crudi per le possibili infezioni (salmonella, epatite da HAV che può dare parto pretermine se contratta nel terzo trimestre di gravidanza);
  • il pesce di grandi dimensioni come il tonno o il pesce spada può contenere mercurio che ha un effetto tossico sul sistema nervoso centrale, quindi andrebbero consumati con cautela. Si consiglia di non superare le due scatolette di tonno a settimana;
  • la carne cruda (carpaccio) o poco cotta, il prosciutto o il salame possono essere contaminati dal toxoplasma gondii che determina toxoplasmosi. In gravidanza la toxoplasmosi decorre in maniera asintomatica ma può essere trasmessa al feto attraverso la placenta e causare riassorbimento fetale (nelle prime tre settimane di gravidanza), aborto (nel primo trimestre), ritardo mentale, corioretinite e idrocefalo (secondo e terzo trimestre);
  • l’alcol passa attraverso la barriera emato-placentare ma il feto non è in grado di metabolizzarlo. Le malformazioni che colpiscono i feti di madri dedite all’alcol in gravidanza sono costituite da anomalie facciali, ritardo di crescita, disfunzione cardiaca, ritardo mentale e alterazioni del comportamento. La sindrome feto-alcolica costituisce la forma più grave ed è dose dipendente. In gravidanza ci si deve astenere dall’assumere alcol e sarebbe necessario eliminare alcol già da quando si programma una gravidanza;
  • ridurre il consumo di caffè (è consigliato bere massimo due tazzine al giorno), astenersi dal fumo.
    È di fondamentale importanza che la gestante assuma acido folico infatti durante la gravidanza il fabbisogno di folati raddoppia e l’alimentazione, anche se corretta, non è in grado di garantire il necessario apporto.

L’assunzione di acido folico riduce il rischio di malformazioni quali i difetti del tubo neuronale con spina bifida o anecefalia, cardiopatie congenite e labio-palatoschisi.

Gravidanza e malattie infettive

Le malattie infettive contratte in gravidanza possono essere dovute a virus, batteri o protozoi. Alcune infezioni hanno un decorso più grave e presentano complicanze importanti in qualunque periodo della gravidanza, altre infezioni determinano un quadro clinico variabile a seconda dell’epoca gestazionale.

Le infezioni possono essere:

  • prenatali quando si manifestano durante la gravidanza e sono a trasmissione placentare, vengono indicate come infezioni del gruppo TORCH: toxoplasma, others (sifilide, virus varicella-zoster, HIV, coxachie virus, virus dell’epatite B), rosolia, citomegalovirus, herpes simplex;
  • perinatali vengono contratte poco prima o durante il parto, sono causate dallo streptococco di gruppo B, chlamydia, micoplasma, HIV, HBS, HCV, treponema pallidum.

Le infezioni prenatali determinano nel feto infezioni congenite di gravità variabile pertanto la donna potrebbe sottoporsi, a partire dal primo trimestre di gravidanza ad accertamenti per:

  • ricerca anticorpi IgG anti toxoplasmosi, la loro presenza è indice di immunizzazione della donna. Se lo screening è negativo è necessario adottare misure igieniche e alimentari (non mangiare carne cruda o poco cotta, insaccati, lavare con disinfettanti le verdure da mangiare crude e sbucciare la frutta) e sottoporsi a controlli mensili. Il rischio di trasmissione dell’infezione al feto aumenta col progredire della gravidanza mentre la gravità si riduce: nel primo trimestre può causare aborto e malformazioni;
  • ricerca anticorpi IgG anti rosolia, la loro presenza è indice di immunizzazione (sia per infezione precedente che a seguito di vaccinazione) della donna. In presenza di screening sierologico negativo bisognerebbe ripetere il test ogni 4-6 settimane fino al quinto mese. La rosolia congenita è maggiormente rischiosa se contratta entro la ventesima settimana di gravidanza e determina cataratta, ritardo mentale e sordità;
  • ricerca anticorpi IgG anti cytomegalovirus: è la causa principale di infezione congenita, la trasmissione è interumana e i bambini rappresentano una fonte di diffusione dell’infezione. In gestanti negative è necessario mettere in atto delle misure preventive soprattutto se si hanno contatti con bambini che frequentano il nido o la scuola materna: non condividere stoviglie o biancheria, lavarsi bene le mani dopo un contatto diretto con materiale organico del bambino (cambio pannolino, pulire il naso). L’infezione da cytomegalovirus determina anomalie strutturali e/o dell’accrescimento;
  • ricerca anticorpi anti HCV: se negativo andrebbe ripetuto se vi sono fattori di rischio dell’infezione del virus dell’epatite C (uso di droghe iniettabili, conviventi di soggetti HCV positivi). L’eliminazione di comportamenti a rischio limita la possibilità di infezione;
  • ricerca antigene e anticorpi virus epatite B: in donne gravide HBV positive è indicata la profilassi attiva e passiva;
  • esami per diagnosticare la sifilide (TPHA e VDRL): la malattia si trasmette per contagio sessuale, l’infezione fetale avviene per via transplacentare, il rischio di trasmissione è basso all’inizio della gravidanza e aumenta col progredire della gestazione, ma la gravità dell’infezione fetale è maggiore quanto più precoce è l’infezione.

L’eliminazione di comportamenti a rischio limita la possibilità di infezione;

  • la gestante con infezione da HIV deve essere seguita da un team multidisciplinare (infettivologo, ginecologo, pediatra, psicologo);
  • ricerca dello streptococco beta emolitico di gruppo B: tampone vaginale e tampone rettale da eseguire alla 36°-37° settimana di gravidanza.

Gravidanza e vaccinazione

In gravidanza si consiglia alla donna di sottoporsi al vaccino antinfluenzale con vaccini inattivati in qualunque periodo della gravidanza si trovi, ma soprattutto se si troveranno nel secondo o terzo trimestre di gravidanza durante la stagione influenzale, infatti si è osservato che la gravidanza aumenta il rischio di forme influenzali gravi e complicate pericolose per la salute della madre e quindi anche del nascituro.

Gravidanza e farmaci

L’assunzione dei farmaci in gravidanza è un fenomeno frequente, avviene il più delle volte su prescrizione medica, altre volte per automedicazione. La gestazione comporta variazioni fisiologiche che comportano modifiche nel metabolismo dei farmaci (assorbimento, tempo di svuotamento gastrico, escrezione). La maggior parte dei farmaci attraversa la placenta, ma gli effetti dipendono dalla sensibilità del feto alle sostanze chimiche.

Si possono suddividere in:

  • farmaci che presentano un ampio margine di sicurezza e sono consentiti: eritromicina, acido folico, paracetamolo;
  • farmaci potenzialmente dannosi ma non teratogeni: sono sconsigliati ed è sempre necessario valutare il rapporto rischio/beneficio: diuretici, ansiolitici, benzodiazepine;
  • farmaci potenzialmente teratogeni: antitumorali, vitamina A, litio.

Particolare attenzione deve essere posta in presenza di patologie della mamma (epilessia, ipertensione, malattie cardiache, malattie psichiatriche) che richiedono l’assunzione di farmaci potenzialmente teratogeni.


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