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Sito internet dell’avvocato: caratteristiche e adempimenti

14 Marzo 2013 | Autore:
Sito internet dell’avvocato: caratteristiche e adempimenti

Gli avvocati possono aprire un proprio sito internet, tuttavia attenendosi a norme precise. Vediamo quali.

Era di internet e dei nuovi mercati multimediali: aprire un sito internet per un avvocato non è solo una vetrina personale, ma una vera e propria condizione di sopravvivenza. Ma per il legale non è così facile l’accesso al “web professionale”. Molte sono le restrizioni e le regole da tenere presente.

Il codice deontologico forense ha stabilito che è legittima la pubblicità informativa dell’attività di un avvocato finalizzata all’acquisizione della clientela attraverso un sito o un blog, purché sia svolta con modalità non lesive del decoro e della dignità della professione, sia improntata su criteri di trasparenza e veridicità, non sia equivoca, ingannevole e denigratoria.

È quindi consentita solo la pubblicità che informi sulla propria attività, sui titoli professionali, sulla struttura dello studio e sui compensi.

Pertanto, per non incorrere in sanzioni disciplinari, il sito deve essere sobrio, nell’aspetto e nei contenuti, non deve declamare le attività dello studio con messaggi autocelebrativi per attrarre clientela (per esempio: “l’unico studio legale italiano altamente specializzato in diritto societario“), deve contenere informazioni chiare e veritiere in merito ai dati, alle competenze del professionista, ai servizi e ai compensi, e non può rivelare il nome dei propri clienti, notizie riservate o coperte dal segreto professionale.

È vietato dichiararsi “specializzati” qualora la specializzazione non sia comprovata da un titolo specifico. Si consiglia eventualmente di usare l’aggettivo “esperto” anziché “specializzato”.

Il codice deontologico [1] elenca anche i dati che il sito deve contenere: la denominazione o la ragione sociale dello studio; l’indicazione dei professionisti dello studio; il domicilio o la sede legale; telefono, fax, l’indirizzo di posta elettronica; l’ordine professionale di appartenenza del professionista e di ciascuno dei componenti lo studio; il titolo professionale; il riferimento alle norme professionali e agli eventuali codici di condotta vigenti nello Stato membro di stabilimento e la relativa modalità di consultazione (link al Codice deontologico); il numero della partita IVA.

Vengono indicati anche gli elementi facoltativi da inserire nel sito: titoli accademici, diplomi di specializzazione universitari, abilitazione al patrocinio dinanzi alle magistrature superiori, settori di esercizio dell’attività professionale e materie di attività prevalente, lingue conosciute, logo dello studio, estremi della polizza assicurativa, certificazione di qualità dello studio.

Inoltre, è previsto [1] che l’avvocato possa utilizzare “solo siti web con domini propri e direttamente riconducibili a sé”. Questa infelice formulazione ha lo scopo di prevenire modalità non trasparenti di promozione della propria attività professionale, magari attraverso siti riferibili ad altri soggetti, e di fissare il principio della diretta responsabilità dell’avvocato di ciò che è contenuto nel sito.

Non importa, pertanto, che il relativo dominio sia stato acquistato dal professionista o resti di proprietà del fornitore del servizio; importante è che il sito sia chiaramente riferibile all’avvocato e che attraverso di esso, il professionista presenti se stesso e la propria attività in modo trasparente ed esauriente.

Si prescrive anche che il sito non possa contenere riferimenti commerciali e/o pubblicitari mediante l’indicazione diretta o tramite banner o pop-up di alcun tipo [1]. Da una lettura letterale sembrerebbe impossibile ospitare qualsiasi tipo di banner pubblicitario, tuttavia, leggendo i documenti del C.N.F sulla riforma dell’ordinamento professionale [2], si comprende che la norma non è finalizzata a imporre un divieto assoluto, ma a evitare l’inserimento di elementi in contrasto con le esigenze di decoro e dignità della professione, quali banner pubblicitari eticamente sensibili (ad esempio giochi d’azzardo, a prodotti alcolici o a possibili rinvii a siti di carattere erotico, ecc.) [3].

Oltre alle norme deontologiche, ci si deve adeguare anche a quelle previste per la Tutela della Privacy [4]. In particolare, se si forniscono servizi legali e per l’iscrizione alla mailing list, si deve di inserire una pagina con l’informativa sulla Privacy, con la precisazione che cliccare il link implica l’avvenuta lettura e l’accettazione dell’informativa pubblicata sul sito.

Infine, anche gli avvocati sono tenuti al rispetto delle norme contenute nel “Codice del consumo[5], poiché, nel caso di consulenza online o prestazione di servizi, il contratto tra avvocato e cliente viene concluso fuori dei locali commerciali, e pertanto bisogna fornire, nelle condizioni generali di contratto, informazioni sui termini e sulle modalità di esercizio del diritto di recesso.


Per riepilogare, quando si realizza un sito o blog si deve:

– mantenere uno stile sobrio e professionale;

– inserire una pagina con i dati personali, recapiti, codice fiscale e partita IVA, Ordine di appartenenza;

– dichiarare la materie o settori di competenza, senza utilizzare il termine “specializzato” se non si è conseguito un titolo;

– inserire una pagina con le Condizioni Generali di contratto, se si offrono servizi legali;

– inserire un link al Codice Deontologico Forense;

– evitare link a siti commerciali, banner e pop-up che rimandino a siti eticamente sensibili;

– inserire una pagina contenente l’informativa sulla Privacy, specificando che cliccando il link implica la lettura e l’accettazione delle informazioni sulla Privacy esposte nel sito;

– dare, in ciascuna e-mail inviata, la possibilità di cancellarsi in ogni momento dalla mailing list;

– quando il sito è pronto, darne comunicazione all’Ordine di appartenenza.

note

[1] Art. 17 bis, cod. deont.

[2] Approfondimenti tematici, documento denominato A. C. 3900 (Audizione presso la Commissione II Giustizia della Camera dei deputati, 16 febbraio 2011), pag. 16.

[3] sentenza C.N.F. 10 dicembre 2007 n. 211.

[4] D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196.

[5] D. Lgs. 6 settembre 2005 n. 206.


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4 Commenti

  1. L’articolo è molto interessante.

    In un sondaggio svolto nel mio blog nel 2011 risultò che gli avvocati
    consideravano il sito internet tra le strategie più efficaci per reperire clienti.
    Con la stessa percentuale del passaparola.

    Sarà davvero così?

    Quali sono le strategie di Legal Marketing Efficace
    da applicare al proprio sito, naturalmente rispettando le norme riportate
    nell’articolo?

    Mi spiego con un esempio prosaico:

    immagina di essere una ditta che produce ghiaccioli,
    chi vorresti vedesse la tua pubblicità:
    – gli eschimesi?
    – i giamaicani?
    – altre ditte che producono ghiaccioli?

    Scommetto che preferiresti i giamaicani.

    Per il sito è la stessa cosa, prima ancora di quello che ci scrivi, conta chi lo vede.

    Chi lo vede?
    – chi ci approda digitando l’url, che avrà avuto da qualcuno, probabilmente
    da te o da qualche tuo cliente soddisfatto (bene, ma in questo caso si tratta di passaparola);

    – qualcuno che ci arriva casualmente: altri avvocati (altri produttori di ghiaccioli),
    persone che hanno già l’avvocato di fiducia o persone che non hanno bisogno di avvocato (eschimesi);
    – nessuno!

    E’ importante verificarlo subito:
    per un momento, entra nei panni di un cliente potenziale, una persona
    che cerca un avvocato del tuo settore. Digita quello che digiterebbe lui.

    Mettiamo che tu sia avvocato divorzista, di roma.

    Vai su google e digita, per esempio, avvocato divorzista, diritto di famiglia, avvocato divorzista roma, diritto di famiglia roma.

    Il tuo sito appare in prima pagina per queste parole chiave?

    Bene, vuol dire che è ottimizzato. Sarà visto dai potenziali clienti (i giamaicani).

    Il tuo sito non appare in prima pagina?
    Mi dispiace, sappiamo dagli studi statistici al riguardo che il 90%
    di chi cerca qualcosa su google si ferma alla prima pagina
    (e il 75% di questo 90% si ferma ai primi 3 risultati!).
    Molto probabilmente nessun giamaicano vedrà il tuo sito.

    Come fare?
    Ci sono molte soluzioni, ottimizzazione seo (Search Engine Optimization),
    promozione su adword (quelle su sfondo giallo), presenza sui social network ecc.
    Certo, i consulenti SEO costano, i corsi per imparare da soli come promuoversi su adword costano e richiedono impegno, la presenza efficace sui network richiede tempo, ogni giorno.

    Può essere molto interessante inserire nel sito un blog, o addirittura usare solo il blog.
    Costa molto meno e si possono ottenere ottimi risultati, a patto di conoscere alcuni
    “segreti” SEO e di sapere come posizionarsi.

    Come posizionarsi nella mente del cliente. E qui si apre un argomento davvero
    molto interessante.

    Bene, chiudo qui questo post scritto di getto il giovedì sera,
    chiedo scusa per le rozze semplificazioni.

    Prossimamente conto di approfondire per bene l’argomento sul mio blog
    http://avvocati-evoluti.blogspot.com .

    Buona serata.
    Enrico Masini
    Lawyers’ Coach

  2. Condivido pienamente tutto ciò che hai scritto in questo articolo.

    Il sito web è diventato una sorte di biglietto da visita dell’era moderna, ed è importantissimo curarlo e renderlo user-friendly.

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