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Come verificare se l’autovelox è regolare?

25 Novembre 2018


Come verificare se l’autovelox è regolare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Novembre 2018



Multe per eccesso di velocità: quando impugnare la contravvenzione elevata con l’autovelox. Come stabilire se l’autovelox è a norma tra i vari certificati di collaudo, taratura e la segnaletica stradale.

Quanto “brucia” prendere una multa? E quanto, ancor di più, una per eccesso di velocità? Con un po’ di prudenza e attenzione, si potrebbero evitare gli autovelox la cui presenza, peraltro, è anticipata da un apposito cartello. «Soldi buttati» si sospira mentre ci si rassegna a mandar giù l’amaro boccone. C’è chi, però, non si dà per vinto e – magari per non vedersi azzerare i punti sulla patente – decide di fare opposizione al giudice di pace. Tra i motivi di ricorso contro l’autovelox ci sono innanzitutto quelli che attengono alla regolarità formale della contravvenzione: deve essere spedita all’indirizzo dell’automobilista entro 90 giorni dalla data dell’infrazione. Si considera il giorno in cui la polizia ha spedito la raccomandata e non quella in cui è stata ricevuta. Altro aspetto importante è legato alla regolarità dei dati dell’autovettura: modello e targa devono corrispondere a quella del destinatario il quale, se non si è mai trovato a passare sul tratto di strada incriminato, può contestare il verbale. Ultimo aspetto da non sottovalutare riguarda il funzionamento dell’apparecchio di controllo elettronico della velocità che potrebbe essere “non a norma”. E qui ti chiederai: come verificare se l’autovelox è regolare?

Esistono una serie di disposizioni di legge indirizzate agli agenti della polizia che impiegano gli autovelox volte a ridurre il rischio di abusi e ad escludere che il loro funzionamento possa essere alterato dal continuo utilizzo. Tra le regole che vanno rispettate c’è l’obbligo del collaudo iniziale, la taratura periodica (da riportare sul verbale), la presegnalazione con un apposito cartello stradale, l’ordinanza del Prefetto che, fuori dai centri cittadini, ne autorizza l’installazione (nonché l’indicazione degli estremi sul verbale).

La violazione di una sola di tali regole comporta l’illegittimità della multa per eccesso di velocità che, di conseguenza, potrà essere impugnata al giudice di pace entro 30 giorni dal ricevimento della raccomandata o, in alternativa (ma con minori possibilità di successo) al Prefetto entro 60 giorni.

Qui di seguito analizzeremo l’insieme di tutte le norme di legge che disciplinano questa articolata materia e servono a verificare se l’autovelox è regolare.

Collaudo iniziale e taratura periodica

Nel momento in cui esce dalla fabbrica, l’autovelox deve essere collaudato. Il collaudo viene fatto una sola volta e di esso si dà atto nel verbale di omologazione. L’amministrazione deve essere in possesso dell’originale di tale documento ed è tenuta ad esibirlo al cittadino su sua richiesta.

Successivamente l’autovelox deve essere sottoposto a una verifica di corretto funzionamento. Questo controllo, che deve essere periodico e va ripetuto non meno di una volta all’anno, si chiama taratura. Per gli autovelox utilizzati in autostrada, la taratura deve avvenire in autodromi.

Il verbale deve necessariamente indicare la data in cui è stata effettuata l’ultima taratura di modo ché l’automobilista sappia se essa è stata compiuta e se è avvenuta nell’ultimo anno.

La taratura è stata imposta dalla Corte Costituzionale e consiste nella verifica della precisione di misura sia dei prototipi sia dei singoli esemplari degli apparecchi.

Per quanto riguarda gli autovelox mobili, quelli cioè sui classici “tre piedi” montati all’occorrenza e poi spostati in un altro luogo, la polizia è tenuta, prima dell’utilizzo sulla strada, a effettuare una verifica di funzionalità (integrità e buon funzionamento). Tale verifica si limita quasi sempre a un’autodiagnosi dell’apparecchio, ma di essa va comunque dato atto nel verbale affinché il cittadino sia sicuro che l’autovelox fosse correttamente funzionante.

Cartello di avviso

Prima di ogni autovelox, fisso o mobile o anche di quello montato sull’auto della polizia (il cosiddetto Scout Speed), deve esservi un cartello che avvisa gli automobilisti del controllo elettronico della velocità. Senza di esso la multa è nulla; altrettanto dicasi se la segnaletica è poco visibile, troppo piccola oppure offuscata da altri cartelli o dalla vegetazione.

Gli autovelox che valgono per le due corsie della strada, devono essere segnalati in entrambe le direzioni di marcia.

Il cartello va posto a una adeguata distanza rispetto alla postazione, tale da evitare frenate improvvise. Secondo la Cassazione, la legge non dice a quanti metri prima debba trovarsi il segnale; bisognerà quindi fare una valutazione a seconda del tipo di strada e dell’andatura che su di essa può essere tenuta (sulle autostrade, pertanto, il cartello dovrà trovarsi con maggior anticipo rispetto a una strada urbana).

Benché la Suprema Corte non abbia voluto specificare quale sia questa distanza, secondo la direttiva Minniti del 2017 essa va così determinata:

  • autostrade e strade extraurbane principali: m. 250;
  • strade extraurbane secondarie e urbane di scorrimento (con velocità superiore a 50 km/h): m. 150;
  • altre strade: 80.

Dopo almeno 4 chilometri, il cartello va ripetuto una seconda volta. Diversamente, l’autovelox che si trovi oltre tale distanza rispetto all’avviso è illegittimo.

Dubbi si sono registrati, nei precedenti della Cassazione, se il cartello debba essere ripetuto in occasione di intersezioni, a beneficio degli automobilisti che provengono da un’altra strada e non hanno letto i precedenti segnali. L’interpretazione oggi maggioritaria ritiene non necessario ripetere l’avviso se, su una strada principale, si immettono strade secondarie.

Se sulla strada è presente un cartello fisso con l’avviso del controllo elettronico della velocità, tuttavia in quel luogo l’utilizzo dell’autovelox avviene sporadicamente e non in modo sistematico, la volante della polizia deve aggiungere un secondo cartello, di tipo mobile e posizionato sul margine destro della strada, con la ripetizione dell’avviso (si ritiene sufficiente la presenza dell’icona del cappello del vigile, ormai collegata all’autovelox).

Obbligo di contestazione immediata

In città

Se l’autovelox si trova all’interno di un centro urbano trafficato, la polizia può utilizzare l’autovelox ed elevare multe solo a condizione che fermi subito dopo l’automobilista e gli contesti la multa.

Sulle strade urbane principali (quelle cioè a scorrimento), è possibile l’uso dell’autovelox senza contestazione immediata a condizione che vi sia un’ordinanza del Prefetto ad autorizzarlo. Nel verbale vanno indicati non solo gli estremi dell’ordinanza del Prefetto ma anche le concrete ragioni che non hanno consentito l’arresto immediato dell’autovettura (ad esempio un traffico elevato).

Fuori dalla città

Sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali l’uso dell’autovelox può avvenire senza contestazione immediata e senza autorizzazione del Prefetto.

Invece se si tratta di strade extraurbane secondarie è necessaria la contestazione immediata a meno che vi sia l’ordinanza del Prefetto che autorizza il controllo elettronico senza lo stop del veicolo.

Autorizzazione del Prefetto

Quello che abbiamo appena detto può essere anche sintetizzato nei seguenti termini:

  1. autovelox in autostrada: non c’è bisogno dell’autorizzazione del prefetto. Gli autovelox – fissi o mobili – possono essere installati ovunque (salvo cartello preventivo di avviso). Non è necessaria la contestazione immediata;
  2. autovelox sulle strade extraurbane principali: non c’è bisogno dell’autorizzazione del prefetto. Gli autovelox – fissi o mobili – possono essere installati ovunque (salvo cartello preventivo di avviso). Non è necessaria la contestazione immediata;
  3. autovelox sulle strade extraurbane secondarie: è necessaria l’autorizzazione del Prefetto, ma non c’è bisogno della contestazione immediata. Se il tratto di strada non rientra tra quelli individuati dal Prefetto è necessaria la contestazione immediata. Anche in questo caso gli autovelox, dietro autorizzazione del Prefetto, possono anche essere fissi;
  4. autovelox su strade urbane a scorrimento: è necessaria l’autorizzazione del Prefetto, ma non c’è bisogno della contestazione immediata. Se il tratto di strada non rientra tra quelli individuati dal Prefetto è necessaria la contestazione immediata. Sempre il Prefetto può autorizzare anche il collocamento di autovelox fissi.Tali strade per essere qualificate come “urbane a scorrimento” devono avere determinate caratteristiche, ovvero «carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, ed una eventuale corsia riservata ai mezzi pubblici, banchina pavimentata a destra e marciapiedi, con le eventuali intersezioni a raso semaforizzate»; oltre «apposite aree o fasce laterali esterne alla carreggiata, entrambe con immissioni ed uscite concentrate» per la sosta. Con la conseguenza che inevitabilmente deve essere considerato illegittimo il provvedimento prefettizio che dispone l’installazione di apparecchiature autovelox fisse in una strada urbana che non abbia tutte le su indicate caratteristiche; 
  5. autovelox sulle strade urbane di quartiere e strade locali: è sempre necessaria la contestazione immediata della multa (anche se dovesse esserci, ma di fatto non c’è mai) l’autorizzazione del Prefetto.

Se l’ordinanza del Prefetto autorizza l’uso dell’autovelox in una specifica direzione di marcia, la polizia non può usarlo anche nel senso opposto di circolazione. Ogni automobilista ha diritto a prendere visione del decreto prefettizio.

Tolleranza autovelox

La multa con l’autovelox può scattare non al superamento di un solo chilometro il limite della velocità ma bisogna calcolare una tolleranza del 5% con un minimo di almeno 5 km. Leggi anche Autovelox: come evitarli. Questo significa che, in città dove il limite è di 50 km/h e il 5% è pari a 2,5 km/h, la multa può scattare solo a partire da 56 km/h (fino a 55 km/h c’è tolleranza). Su una strada con un limite a 90 km/h, dove il 5% è pari a 4,5 km, la multa parte da 96 km/h (fino a 95 km/h c’è tolleranza). Su una strada con limite a 110 km/h, l’autovelox può fotografare le auto se superano 106 km/h.

Il calcolo va fatto tenendo conto dei decimali. Per esempio, una velocità di 136 km/h in autostrada, decurtata del 5% (pari a 6,8 km/h), diventa di 129,20 km/h e quindi non fa scattare alcuna sanzione. Viceversa, a 148 km/h, la tolleranza è di 7,4 km/h, il che porta a dover verbalizzare una velocità di 140,6 km/h (a volte arrotondata a 141 km/h, per comodità di compilazione del verbale) e quindi non consente di ricadere nella fascia di violazione minima (che va fino a 10 km/h di eccesso rispetto la limite). Non si tiene conto del grado d’imprecisione dell’apparecchio, perché è già inclusa nella tolleranza del 5% già prevista dalla legge per tutti i rilevatori. Infatti, tra i requisiti che un apparecchio deve avere per essere omologato, c’è il fatto che non abbia un’imprecisione superiore al 5%.

Sanzioni amministrative – Codice della Strada – Rilevamento elettronico della velocità – In riferimento ad un determinato senso di marcia – Decreto prefettizio – Autovelox posizionato nel senso di marcia opposto – Sanzione – Annullamento. 

In tema di violazioni del codice della strada, se è pur vero che il Decreto Legge 20 giugno 2002, n. 121, articolo 4, (convertito, con modificazioni, nella L. 1 agosto 2002, n. 168) conferisce al prefetto la competenza a individuare le strade o i tratti di strada in cui possono essere installati dispositivi di controllo della velocità; precisando che detta norma non richiede che il provvedimento prefettizio specifichi necessariamente il senso di marcia interessato dalla rilevazione, argomentando a contrario si desume che se nel decreto prefettizio è contenuto specificamente il riferimento a un determinato senso di marcia (come accaduto nel caso sottoposto all’esame del giudice di appello), il rilevamento elettronico della velocità e la correlata attività di accertamento (con contestazione differita) degli agenti stradali intanto potranno ritenersi legittimi se riferiti all’autovelox come posizionato in conformità al decreto autorizzativo e non, invece, con riguardo ad altro autovelox posizionato sulla stessa strada e in prossimità dello stesso punto chilometrico ma sulla carreggiata o corsia opposta, che non abbiano costituito oggetto di previsione da parte dello stesso o di altro provvedimento autorizzativo.

•Corte di cassazione, sezione VI civile, sentenza 22 novembre 2018 n. 30323 

Autovelox – Obbligo di preventiva segnalazione – Inidoneità della segnaletica – Onere della prova – Grava su colui che propone opposizione. 

In materia di accertamento della violazione delle norme sui limiti di velocità grava su colui che propone l’opposizione all’ordinanza d’ ingiunzione, e non sull’amministrazione, l’onere di provare l’inidoneità in concreto della segnaletica di cui al Decreto Ministeriale 15 agosto 2007 ad assolvere la funzione di avviso della presenza delle postazioni di controllo della velocità, in modo da garantire il rispetto del limite di velocità, in una logica ispirata non dalla volontà di cogliere di sorpresa l’automobilista indisciplinato, ma dalla tutela della sicurezza stradale, di riduzione dei costi economici, sociali e ambientali derivanti dal traffico veicolare, nonché di fluidità della circolazione.

•Core di cassazione, sezione II civile, sentenza 6 ottobre 2017 n. 23566 

Autovelox – Obbligo di preventiva segnalazione (art. 2 D.M. 15.08.2007) – Strumenti di segnalazione preventiva – Obbligo di installazione con adeguato anticipo – Valutazione in base allo stato dei luoghi. 

In materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità, compiuta a mezzo di apparecchiatura di controllo, comunemente denominata “autovelox”, il Decreto Ministeriale 15 agosto 2007, articolo 2, secondo cui dell’installazione dei dispositivi o mezzi tecnici di controllo deve essere data preventiva informazione agli automobilisti, non stabilisce una distanza minima per la collocazione dei segnali stradali o dei dispositivi di segnalazione luminosi, ma solo l’obbligo della loro istallazione con adeguato anticipo rispetto al luogo del rilevamento della velocità, in modo da garantirne il tempestivo avvistamento; ne consegue che la distanza tra segnali stradali o dispositivi luminosi e la postazione di rilevamento deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi, senza che assuma alcun rilevo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada (conforme a Cass. civ. del 15/11/2013, n. 25769).

•Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 12 maggio 2016 n. 9770 

Autovelox – Fattispecie relativa a postazione di rilevamento che si trovi su strada intersecata da altra – Preventiva segnalazione – Collocazione – Giusta distanza tra punto di intersezione e quello di rilevamento – Onere probatorio – Grava sulla P.A. se non risulta da verbale di accertamento. 

Nel caso di sanzioni amministrative irrogate per eccesso di velocità e accertate mediante autovelox è necessario che la presenza della postazione di rilevazione sia stata precedentemente segnalata: nel caso in cui la suddetta postazione si trovi su una strada statale alla quale si acceda da un’altra che con la stessa si interseca (come nel caso di specie in cui il ricorrente proveniva da una strada provinciale che si intersecava con una strada statale) è necessario che la preventiva segnalazione, perché l’avvertimento possa ritenersi effettivo, si trovi a giusta distanza tra il punto in cui le strade si intersecano e la postazione fissa di rilevazione. Il relativo onere probatorio grava sull’amministrazione nel caso in cui non risulti dal verbale di accertamento.

•Corte di cassazione, sezione VI civile, sentenza 13 gennaio 2011 n. 680

Autovelox – Obbligo di preventiva segnalazione (art. 4 D.L. 121/2012) – Finalità – Orientare la condotta degli automobilisti – Violazione – Nullità della sanzione. 

L’obbligo di informazione verso gli automobilisti circa l’installazione di mezzi di controllo del traffico ex art.4 D.L. 121 del 2002, secondo la Suprema Corte, non può avere efficacia soltanto nell’ambito dei rapporti organizzativi interni alla p.a., ma è finalizzato a portare gli automobilisti a conoscenza della presenza dei dispositivi di controllo, onde orientarne la condotta di guida e preavvertirli del possibile accertamento di violazioni con metodiche elettroniche. Si tratta dunque di norma di garanzia per l’automobilista, la cui violazione non è priva di effetto, ma determina la nullità della sanzione. 

•Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 26 marzo 2009 n. 7419


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