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Divieto di sosta: come funziona

25 novembre 2018


Divieto di sosta: come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2018



Gli obblighi per l’automobilista in presenza di sosta riservata agli invalidi o ai mezzi pubblici. Il divieto di parcheggio in seconda fila e le situazioni di emergenza che evitano la multa.

Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non ha parcheggiato in divieto di sosta o in seconda fila. La multa è sicuramente tra le meno salate che il codice della strada prevede (circa 42 euro). In più c’è la possibilità di pagare con il 30% di sconto se lo si fa nei primi cinque giorni. Fare ricorso contro un divieto di sosta è certamente poco indicato ed a poche persone può interessare spendere 50 euro solo per le spese vive della causa per risparmiarne 30. Proprio perciò, scopo di questo articolo è spiegare come evitare la contravvenzione e, insomma, come funziona il divieto di sosta. Lo faremo tenendo conto di alcune interessati sentenze della Corte di cassazione che riguardano casi particolari relativi al divieto di sosta.

Tieni peraltro conto che, se comunque fai scadere i 30 giorni di tempo per il ricorso al giudice di pace o i 60 per il ricorso al Prefetto, non potrai più contestare le ragioni di merito della contravvenzione una volta ricevuta la cartella esattoriale (a meno che non si tratti di questioni attinenti alla regolarità della notifica o alla prescrizione). Per cui, ricorda che non conviene fare come lo struzzo e ritardare il pagamento potrebbe esporti a rischi ben peggiori.

Ma qual è il comportamento da tenere in presenza di un divieto di sosta? Ecco alcuni importanti chiarimenti.

Leggi sul punto anche Multa per divieto di sosta: come contestarla.

Divieto di sosta: vale per chi ha il pass disabili?

Secondo la Cassazione, nonostante le leggi in materia di abolizione delle barriere architettoniche finalizzate a facilitare la mobilità alle persone disabili, anche le auto con il contrassegno per il trasporto invalidi debbono rispettare il divieto di sosta [1].

Secondo la Corte Suprema, va subordinato l’interesse specifico, seppure rilevante, di agevolare la mobilità dei portatori di handicap, con l’interesse più generale dell’evitare pericoli o intralci alla circolazione. Di conseguenza, quando tali veicoli sono parcheggiati in modo da intralciare o creare pericolo alla circolazione possono subire la multa per divieto di sosta.

Per questo motivo, conclude la Cassazione, le deroghe accordate a tali categorie di veicoli (ossia quelli destinati alla mobilità dei disabili) riguardano unicamente i divieti specifici emessi dal Comune. Nessuna deroga al codice della strada è invece consentita. Un esempio è in materia di sosta sulle strisce blu o sugli spazi ove si può sostare entro determinati limiti di tempo: le auto dei disabili devono pagare il ticket come tutte le altre e, allo stesso modo, non possono sostare oltre il tempo imposto a tutti gli altri automobilisti.

Sempre secondo la Cassazione [2], è valida la multa per divieto di sosta nei confronti del titolare del contrassegno disabili in stato di necessità che non ha trovato libero un parcheggio riservato ai portatori di handicap e avere dovuto parcheggiare in zona vietata o sulle strisce pedonali. La multa può essere annullata solo se il trasgressore dimostra di aver violato il codice della strada perché costretto da un pericolo imminente alla propria vita o salute o quantomeno riteneva erroneamente di trovarsi in tale condizione (ad esempio una forte fibrillazione cardiaca scambiata per infarto).

Che succede a chi parcheggia in un’area di divieto di sosta per disabili se le linee di demarcazione non visibili? Se c’è la segnaletica verticale, ossia il relativo cartello, ed è visibile, la multa è valida; altrimenti può essere impugnata.

Quando si può parcheggiare in seconda fila

Parcheggiare in seconda fila o in divieto di sosta è la stessa cosa: la multa è scontata. Tuttavia, eccezionalmente, l’automobilista può salvarsi dalla contravvenzione se dimostra la forza maggiore o lo stato di necessità. Ad esempio:

  • guasto dell’auto e impossibilità di spostarla;
  • acquisto in farmacia di una medicina salvavita di cui c’è urgente bisogno nell’immediatezza; non è sufficiente la visita dal medico di famiglia per un controllo di routine o comunque privo delle condizioni di urgenza e necessità;
  • soccorso a un familiare che ha chiesto urgente aiuto ai parenti con una telefonata; si pensi a chi è stato chiamato al telefono dalla madre anziana che non si è sentita bene e lascia l’auto in divieto di sosta non trovando parcheggio;
  • necessità di recarsi al pronto soccorso per un problema grave proprio o di uno dei passeggeri trasportati nell’auto. La multa può essere annullata a prescindere da quello che sarà il responso dei medici: ad esempio, se il conducente ritiene di avere un imminente infarto, mentre poi viene diagnosticata una semplice tachicardia, a rilevare è quello che ritiene (in buona fede) l’interessato. La Cassazione, a riguardo, ha detto che, in tema di esclusione della responsabilità per violazioni amministrative, affinché ricorra l’esimente dello stato di necessità, occorre che sussista un’effettiva situazione di pericolo imminente di un grave danno alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l‘erronea convinzione, provocata da circostanze oggettive, di trovarsi in tale situazione;
  • necessità di accompagnare dal medico una persona caduta a terra nell’immediatezza .

Divieto di sosta in area pubblica 

Altra decisione interessante della Cassazione [3] è quella in base alla quale si presume che un’area sia pubblica quando ricade in zona urbana: in questi casi la pubblica amministrazione non deve fornire prova positiva di ciò, ma spetta piuttosto all’automobilista documentare la sussistenza di atti o convenzioni che escludano la demanialità dell’area; con la conseguenza che i divieti di sosta prescritti dall’ente custode sono obbligatori se non viene fornita, da chi intende contestare la relativa sanzione elevata per violazione del divieto di sosta, la prova del difetto di demanialità dell’area in questione.

Divieto di sosta: può essere reato?

Eccezionalmente il divieto di sosta può comportare rilevanti sanzioni penali laddove sia stata la causa di un incidente stradale con esiti mortali. Pensa all’ipotesi di un l’automobilista che parcheggia la sua macchina in doppia fila, in prossimità di una curva, quindi in un punto non ben visibile col sopraggiungente flusso veicolare. Una moto, sopraggiunta all’improvviso, non vede l’ostacolo e vi finisce contro. Nell’incidente perde la vita il centauro. Il proprietario dell’auto parcheggiata è responsabile di omicidio colposo: difatti la traiettoria di impatto era per lui assolutamente prevedibile e il fatto che motociclista potesse non avvedersi per tempo del veicolo e andarvi così a urtare non costituiva evento anomalo.

In tale ipotesi la Cassazione [4] ha spiegato che, sotto il profilo penale, tutte le cause che concorrono a determinare una conseguenza- in questo caso l’incidente con esiti mortali – si equivalgono. Posto che ogni concausa si equivale, e quindi che anche quella indiretta, nel caso all’esame la sosta vietata di un veicolo, può supportare una dichiarazione di condanna, quest’ultima è esclusa solo nel caso in cui il comportamento della vittima sia stato totalmente abnorme e imprevedibile.

Nel caso di un’auto in divieto di sosta cagioni l’arresto prolungato di un mezzo pubblico (ad esempio un autobus di linea), l’ente gestore può richiedere il risarcimento danni al proprietario del veicolo. Potrebbe anche scattare il reato di interruzione di pubblico servizio [5].

La condotta di colui il quale – avendo personalmente parcheggiato un veicolo in modo da impedire sia l’entrata che l’uscita da un passo carrabile – si rifiuti di obbedire all’ordine di rimozione del mezzo impartitogli da agenti di polizia intervenuti sul posto per motivi di ordine pubblico, integra un reato [6].

Zona a traffico limitato

L’automobilista che abbia ottenuto l’autorizzazione a sostare con la propria auto in una zona a traffico limitato è tenuto a esporre il relativo contrassegno che deve consentire all’amministrazione comunale di effettuare un rapido controllo sulla legittimità della sosta [7].

La prescrizione del divieto di sosta per l’apposizione del segnale di passo carraio ha un’applicazione generale, includente anche il concessionario della facoltà di inibizione del passaggio sull’accesso tutelato [8]. 

note

[1] Cass. sent. n. 9822/2008, n. 168/2012.

[2] Cass. sent. n. 18099/2005.

[3] Cass. sent. n. 17338/2007.

[4] Cass. sent. n. 42498/2010.

[5] Giudice di pace di Torino, 28 marzo 2000.

[6] Giudice di pace di Torino, 28 ottobre 1997.

[7] Giudice di pace di Perugia, 14 aprile 1995.

[8] Giudice di pace di Bologna, 11 maggio 1993.


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