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Violenza sulle donne: l’avvocato lo paga lo Stato

25 novembre 2018


Violenza sulle donne: l’avvocato lo paga lo Stato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2018



Maltrattamenti in famiglia: alle donne vittime di violenza di genere spetta l’ammissione al gratuito patrocinio.

Per essere ammessi al gratuito patrocinio, bisogna avere un reddito imponibile ai fini Irpef, per come risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro. Tale limite viene aggiornato ogni due anni, con decreto del ministero della giustizia, tenendo conto della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo. Tuttavia in caso di violenza sulle donne, l’avvocato lo paga lo Stato a prescindere dal reddito della vittima. Lo ha ricordato la Cassazione in una sentenza di due giorni fa, proprio in prossimità della giornata nazionale contro le violenze di genere [1].

Se nel 21° secolo non siamo riusciti a superare il grave problema dei maltrattamenti in famiglia, il legislatore e la giurisprudenza uniti affermano un diritto sacrosanto: quello alla tutela giudiziale che non può subire pregiudizi derivanti dalle capacità economiche.

Insomma, la donna vittima di violenze o maltrattamenti ha la possibilità di accedere sempre al gratuito patrocinio, anche se il proprio reddito (o quello del partner) supera i tetti fissati dal decreto ministeriale. In tal modo la beneficiaria non dovrà pagare né le tasse, né la parcella dell’avvocato che la difenderà nel corso del procedimento penale e/o civile (per il risarcimento del danno) contro l’aggressore. L’agevolazione serve infatti a incentivare le denunce dei reati che si consumano nell’ambito familiare.

Il gratuito patrocinio senza limiti di reddito per le donne vittime di reati come i maltrattamenti in famiglia si applica anche ai procedimenti in corso all’entrata della legge del 2013 che ha istituito tale diritto (seppure senza efficacia retroattiva, quindi solo per le attività professionali poste dopo l’approvazione della riforma).

Oltre alle donne vittime di maltrattamenti in famiglia, sono altresì ammessi al gratuito patrocinio senza alcun limite di reddito i seguenti soggetti:

  • vittime di violenza sessuale (ovviamente la tutela è estesa sia agli uomini che alle donne);
  • vittime di stalking (anche in questo caso la tutela è estesa sia agli uomini che alle donne);
  • vittime di maltrattamenti contro familiari e conviventi
  • vittime di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili e da reati commessi in danno di minori;
  • figli minorenni o i figli maggiorenni economicamente non autosufficienti che sono rimasti orfani di un genitore a seguito di omicidio commesso alternativamente dal coniuge, anche legalmente separato o divorziato oppure dall’altra parte dell’unione civile, anche se l’unione civile è cessata o ancora dalla persona che è o è stata legata da relazione affettiva e stabile convivenza. Tale deroga è operativa dal 16 febbraio 2018 e riguarda tutti i procedimenti civili derivanti da reato, compreso quello esecutivo.

Sono invece esclusi dal gratuito patrocinio i soggetti già condannati con sentenza definitiva per i seguenti reati:

associazione di tipo mafioso o per quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste per tali reati o ancora per quelli commessi al fine di agevolare l’attività di tali associazioni;

associazione per delinquere finalizzata al contrabbando;

produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope o per associazione finalizzata al traffico illecito di tali sostanze.

Anche nei processi di separazione e divorzio valgono regole speciali per l’ammissione al gradito patrocinio, a prescindere dalle ragioni che hanno comportato la crisi della coppia. Se infatti la regola vuole che, per calcolare il superamento della soglia di reddito, si sommano sia il reddito beneficiario che quello dei familiari conviventi [2], quando il procedimento giudiziario riguarda proprio liti sorte tra tali persone (ad esempio separazioni, divorzi ed eredità) si tiene conto del solo reddito personale del richiedente.

note

[1] Cass. sent. n. 52822/18.

[2] La giurisprudenza comprende in tale calcolo anche i redditi di chi, pur non essendo legato da vincoli di parentela o affinità, convive con il richiedente e contribuisce dal punto di vista economico e collaborativo alla vita in comune (Cass. pen. 13 novembre 2012 n. 44121, App. Trento 14 febbraio 2014 n. 6


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2 Commenti

  1. Chi è vittima, anche se gli avv.sono pagati dallo Stato, ci sono avv. che non ti difendono oltre ad essere pagati dallo Stato e li revochi fanno uso del gratuito patrocinio anche dopo revocati, e, non rispettano il codice deontologico, per scrivere ciò ho le prove, cordialmente M Luisa

    1. CONDIVIDO AMPIAMENTE IL COMMENTO DI M.LUISA FALCONE POICHE’ ANCH’IO SONO IN POSSESSO DI “SVARIATE TANGIBILI” PROVE, DIFATTI,LA MAGGIOR PARTE SDEGLI AVVOCATI,PRENDONO ACCORDI CON LA PARTE AVERSARIA LI ASSOLDA,DI SOLITO CON IL DANARO “RUBATO” DELLE VITTIME. INOLTRE,PUR SE SONO PAGATI DALLO STATO,LI PAGHIAMO ANCHE NOI “VITTIME” E’ PER GIUNTA NON CI DIFENDONO; INOLTRE,SVARIATE VOLTE SONO MINACCIATI PER “NON” ESPLETARE IL LAVORO FORENSE A REGOLA D’ARTE E’ PER LA SEMPLICISSIMA “LOGICA”

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