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L’altana veneziana non costituisce sopraelevazione di un edificio

14 Marzo 2013
L’altana veneziana non costituisce sopraelevazione di un edificio

Lecito godersi il panorama circostante costruendo una piattaforma sul tetto dell’ultimo piano.         

La Corte di Cassazione è giunta per la prima volta a occuparsi delle cosiddette “altane”.

Queste, conosciute con il termine più comune di “belvedere”, sono le logge (piccole piattaforme aperte su uno o più lati) che venivano utilizzate sui tetti degli edifici più antichi, principalmente nelle città di Venezia e Firenze, a cui si accedeva per il tramite degli abbaini.

A differenza delle terrazze e dei balconi comuni, queste non sporgono oltre la sagoma dell’edificio sul quale sono costruite.

Con una recente pronuncia [1], la Corte ha stabilito che l’altana non può essere considerata sopraelevazione e ha, quindi, escluso l’applicazione degli effetti tipici della normativa in materia di condominio (corresponsione di un’indennità agli altri condòmini e obbligo di ricostruzione del lastrico).

In genere, qualsiasi tipo di costruzione realizzata sul tetto di un edificio, sebbene consentita al proprietario dell’ultimo piano, incontra i limiti del non dover rovinare il decoro architettonico dell’immobile o comprometterne la statica e di non dover diminuire l’aria o la luce ai piani sottostanti.

La Cassazione, richiamando i principi per cui ciascun condòmino può servirsi delle cosa comune anche in modi particolari e diversi rispetto alla loro naturale destinazione o in modo diverso rispetto agli altri condòmini (pur nel rispetto dei loro diritti), ha rigettato il ricorso e concesso al proprietario dell’ultimo piano di godersi il panorama circostante dalla sua altana. Questo senza chiedere autorizzazione al condominio o corrispondere alcuna indennità al condominio.

di FRANCESCO BURZA


Il proprietario dell’ultimo piano di un edificio può costruirsi un belvedere, purché ciò non costituisca una vera e propria sopraelevazione e a patto di evitare qualsiasi aumento di volumetria del proprio appartamento o realizzazione di nuovi spazi chiusi e purché sia conservata l’originaria funzione del tetto quale copertura dell’edificio.

note

[1] Cass. sent. n. 5039 del 28.02.2013.


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