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Danneggiamento della porta del palazzo condominiale

26 Novembre 2018


Danneggiamento della porta del palazzo condominiale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Novembre 2018



Chi risarcisce i danni per la chiave rotta nella serratura del portone dell’edificio condominiale o per il vetro infranto dolosamente con un calcio?

Quante volte, nel tuo condominio, è stato chiamato il fabbro per riparare il portone di ingresso. Tra tutte le parti comuni è quella che si rompe più spesso e facilmente. A volte è colpa di qualche condomino maldestro e frettoloso che ha spezzato la sua chiave dentro la serratura. Altre volte è l’usura o, magari, il risultato del tentativo  – non andato a buon fine – di un ladro di forzare l’entrata allo stabile. Ma potrebbe anche essere che uno dei condomini lo faccia apposta. Immagina di notare, dal balcone, che il proprietario dell’appartamento all’ultimo piano, che non ha pagato da diverso tempo gli oneri condominiali e contro cui avete avviato un procedimento giudiziale di recupero crediti, sferri alcuni calci contro la porta del condominio. O magari, a denunciarlo, è proprio l’impianto di videosorveglianza che rileva il suo scatto d’ira. Ebbene che potete fare contro di lui? Come agire in caso di danneggiamento della porta del palazzo condominiale? 

Ecco alcuni interessanti consigli forniti dalla giurisprudenza in merito, l’ultimo dei quali contenuto in una sentenza della Cassazione dello scorso 29 ottobre [1].

Danneggiamento della porta del palazzo condominiale: quando non è reato

Chi rompe paga: ma non sempre commette reato. Affinché scatti l’illecito penale di danneggiamento è innanzitutto necessario che il bene sia esposto alla pubblica fede, ossia si trovi in un luogo pubblico o aperto al pubblico e che, per convenzione, non sia protetto da protezioni. È proprio il caso del portone dello stabile.

In secondo luogo è necessario il cosiddetto dolo, ossia la malafede. In termini più pratici chi agisce deve “farlo apposta”, deve cioè avere l’intenzione di rompere la serratura, il vetro o qualsiasi altra componente del portone.

Quando il danno è provocato solo per colpa o leggerezza (pensa al caso di chi spezza le chiavi nel tamburo della serratura perché ha utilizzato il mazzo sbagliato o perché, pur avendo usato quelle giuste, ha impresso eccessiva forza sul movimento). Anche se l’episodio si ripete spesso, in assenza di dolo non ci può essere un’incriminazione penale. 

Chi paga però il tecnico della porta intervenuto per colpa di un condomino? Anche qui la giurisprudenza [2] ci offre un’interessante regola da seguire. L’assemblea di condominio non può addossare le spese a carico del responsabile. Non lo può fare almeno in prima battuta, senza cioè un accordo espresso con questi o, in alternativa, senza intraprendere contro di lui un’azione civile di risarcimento del danno. La regola resta quindi sempre quella della ripartizione delle spese secondo millesimi. In mancanza quindi di un riconoscimento di responsabilità da parte del condomino colpevole del danno oppure di un accertamento da parte del giudice, la spesa relativa alle riparazioni va ripartita tra tutti i condomini.

Pertanto, se anche nel tuo palazzo c’è sempre un proprietario che rompe puntualmente il portone di ingresso, siete tutti tenuti a pagare le spese per la riparazione.

Danneggiamento della porta del palazzo condominiale: quand’è reato 

Immaginiamo però che la porta sia stata danneggiata dolosamente, ossia in malafede, da uno dei condomini o da un terzo. In tal caso si può querelare il responsabile entro 3 mesi dall’accertamento del fatto illecito.

Ci deve essere, chiaramente, una prova che può consistere anche in una testimonianza oculare o in un filmato di una telecamera di controllo. 

Il giudizio penale contro il colpevole non assicura il risarcimento del danno che, comunque, va richiesto in una apposita causa civile.

La Cassazione ha però ritenuto che, per reati di questo tipo, ossia dall’effetto “blando” (la cui pena non supera 5 anni di reclusione), il procedimento penale può essere subito archiviato, senza applicazione della pena. Resta però ferma la macchia sul casellario giudiziale del colpevole e la possibilità di chiedere il risarcimento. È una norma del codice penale a prevedere tale possibilità [3], e ciò in ragione della natura esigua del danno arrecato. La disposizione stabilisce infatti che «Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo (…) l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale».

La Suprema Corte ha precisato così che il comportamento di un soggetto che, sferrando un calcio a un portoncino condominiale, ne distrugge il vetro, è considerato non punibile in quanto è applicabile la causa di esclusione della punibilità dovuta alla particolare tenuità del fatto. Secondo i giudici, infatti, la rottura della porta condominiale non costituisce un danno grave, ma appunto esiguo, consentendo l’applicabilità della causa di non punibilità.

note

[1] Cass. sent. n. 49446/2018.

[2] Cass. sent. n. 26360/2017; Cass. sent. n. 7890/1999; Cass. sent. n. 10053/2013.

[3] Art. 131 bis cod. pen.


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