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I soldi sul conto vanno dichiarati?

26 novembre 2018


I soldi sul conto vanno dichiarati?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 novembre 2018



Nel 730 non va indicato il conto corrente. Quando però si riceve un bonifico sul conto corrente, a meno che non sia per un regalo (donazione) o per la vendita di un oggetto usato, bisogna denunciarlo al fisco.

Sono passati diversi anni da quando hai aperto il tuo conto corrente. All’epoca lo hai dovuto fare per ricevere il pagamento di alcune prestazioni occasionali. Poi vi sono finiti i bonifici di tuo padre, che ti ha aiutato ad andare avanti finché non hai trovato un posto di lavoro stabile. Da allora, sul conto, sono confluiti soprattutto gli stipendi mensili che l’azienda ti eroga. Di tanto in tanto esegui alcune prestazioni extralavorative, vendi degli oggetti usati online o fai dei piccoli lavoretti che ti portano degli utili; anche questi soldi ti vengono accreditati in banca. Così come, sempre sul conto corrente, vanno a finire i regali per i compleanni e le occasioni importanti fatti da parenti e amici. In tutto questo tempo il tuo conto si è arricchito: anche se sei molto lontano dall’idea del benessere, hai un piccolo gruzzoletto da parte per il futuro. Ti chiedi, a questo punto, se i soldi sul conto vanno dichiarati oppure puoi continuare a tenerli “segretamente”, come se nulla fosse.

Vuoi evitare che, un giorno, l’Agenzia delle Entrate possa chiederti come ti sei procurato quel denaro; in quel caso, ricostruire la provenienza di ogni singolo accredito sarebbe impossibile, né hai mai avuto le prove di ciò pur essendo un onesto cittadino. Insomma, come evitare accertamenti fiscali sul conto corrente? Ecco qualche utile suggerimento che fa al caso tuo.

L’Agenzia delle Entrate sa che ho un conto corrente?

Sì, il fisco ha una banca dati – la cosiddetta Anagrafe dei conti correnti, meglio detta “Archivio dei rapporti finanziari” – costituita dalle informazioni fornite periodicamente dagli stessi istituti di credito. Questi comunicano all’Agenzia delle Entrate non solo le giacenze dei singoli conti correnti intestati a tutti i contribuenti (anche quelli disoccupati), ma anche le varie movimentazioni in entrata e in uscita.

Il conto corrente va dichiarato nel 730?

Il conto corrente non va indicato nel 730, a prescindere da quanti soldi vi siano depositati. In verità, a dover essere dichiarato non è il conto in sé, ma i singoli redditi che, di volta in volta, vi confluiscono. Ad esempio, se vendi un oggetto e percepisci il relativo compenso, devi riportarlo nella dichiarazione dei redditi. Tale dichiarazione peraltro deve avvenire solo nell’anno di imposta in cui detti proventi sono percepiti; per cui, se il conto corrente cresce per via del risparmio accumulato negli anni, il denaro non speso non va di nuovo denunciato al fisco.

Se sei un lavoratore dipendente e gli accrediti sul conto provengono solo dall’azienda che ti ha assunto non hai alcun problema: difatti le tasse ti vengono trattenute alla fonte, ossia dal datore di lavoro. La busta paga, in altri termini, è già al netto delle imposte quando ti viene versata. Se però, oltre ai redditi da lavoro dipendente, hai percepito altre somme per compensi ulteriori (ad esempio dei servizi personali extralavorativi) hai l’obbligo di denunciare tali soldi nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo a quello in cui li hai percepiti.

Quando compili i moduli per il rilascio dell’Isee, il conto corrente invece rileva per determinare la tua ricchezza personale.

Gli interessi sul conto vanno dichiarati?

Non vanno dichiarati neanche gli interessi attivi maturati sul conto. Infatti su questi la banca trattiene le imposte ari al 20% e le versa allo Stato per conto tuo.

Vendita di oggetti va dichiarata?

Abbiamo appena detto che i soldi sul conto corrente non vanno dichiarati, ma lo devono essere i proventi in esso confluiti. Da quali attività possono provenire tali compensi? Analizziamo le ipotesi più frequenti.

La vendita di oggetti di seconda mano non implica la produzione di redditi tassabili se non diventa un’attività lucrativa vera e propria; per cui il prezzo non va dichiarato.

Al contrario, se vendi oggetti creati da te stai realizzando un’utile e, quindi, un’attività tassabile. Anche se esercitata in forma occasionale e non imprenditoriale (per cui non  è necessario aprire Partiva Iva o emettere fattura) tale attività genera un reddito imponibile, da denunciare all’erario.

Servizi e commissioni: vanno dichiarati?

I proventi derivanti da compensi per servizi e commissioni rientrano nell’ambito delle attività tassabili. Quindi il reddito così percepito va riportato nella dichiarazione dei redditi.

I rimborsi spese vanno dichiarati?

Se hai acquistato un biglietto del treno a un amico o un soggiorno in un hotel e lui ti rimborsa il prezzo, il bonifico ricevuto sul conto non deve essere dichiarato. Ricorda però che il fisco potrebbe chiederti le prove di ciò, per cui farai bene a conservare tutta la documentazione che dimostra l’operazione per conto altrui. Sul punto ti invito a leggere l’articolo I 5 movimenti sospetti del conto corrente per il fisco.

I regali vanno dichiarati?

Le donazioni ricevute dai genitori o dal coniuge sono esenti dalle imposte se non superano 1 milione di euro. Quelle tra fratelli sono esenti se non superano 100mila euro. Invece quelle tra soggetti privi di alcun vincolo scontano un’imposta dell’8%. Quelle tra parenti fino al 4° grado scontano l’imposta al 4%.


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2 Commenti

  1. Per le locazioni va tenuto anche presente:
    Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600
    «Art. 41-ter. – (Accertamento dei redditi di fabbricati) – 1. Le disposizioni di cui agli articoli 32, primo comma, numero 7), 38, 40 e 41-bis non si applicano con riferimento ai redditi di fabbricati derivanti da locazione dichiarati in misura non inferiore ad un importo corrispondente al maggiore tra il canone di locazione risultante dal contratto ridotto del 15 per cento e il 10 per cento del valore dell’immobile.
    2. In caso di omessa registrazione del contratto di locazione di immobili, si presume, salva documentata prova contraria, l’esistenza del rapporto di locazione anche per i quattro periodi d’imposta antecedenti quello nel corso del quale è accertato il rapporto stesso; ai fini della determinazione del reddito si presume, quale importo del canone, il 10 per cento del valore dell’immobile.
    3. Ai fini di cui ai commi 1 e 2, il valore dell’immobile è determinato ai sensi dell’articolo 52, comma 4, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e successive modificazioni».

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