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Investigazioni e indagini: differenza

4 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Gennaio 2019



Qual è la differenza tra investigazioni difensive e indagini preliminari? Quali sono i poteri dell’avvocato e quelli del pubblico ministero?  

Perché una persona possa essere condotta in giudizio per rispondere di un reato, occorre che la Procura della Repubblica compia delle indagini: si tratta di un’attività precedente alla fase processuale, durante la quale gli inquirenti si occupano di trovare tutti quegli elementi necessari a portare avanti l’accusa nei confronti del presunto colpevole. In breve, l’iter di un procedimento penale è il seguente: il pubblico ministero iscrive la notizia di reato (appresa direttamente, per il tramite della polizia giudiziaria oppure su denuncia/querela di un cittadino) nell’apposito registro; delega gli organi competenti (guardia di finanza, polizia postale, carabinieri, ecc.) per lo svolgimento delle indagini; se il carico probatorio raccolto è sufficiente a sostenere l’ipotesi accusatoria, allora il pubblico ministero chiede il rinvio a giudizio; se il giudice lo concede, l’indagato diventa imputato e viene convocato in giudizio. Inizia la fase processuale, che terminerà con una sentenza: di assoluzione, se l’imputato verrà riconosciuto estraneo ai fatti; di condanna, se, al contrario, verrà ritenuto responsabile dei fatti ascrittigli; di proscioglimento, quando, pur non essendo innocente, il giudice ritiene di non poter procedere per altre circostanze (ad esempio, perché il reato è prescritto). Di contro, l’imputato può difendersi compiendo anche lui un’attività investigativa: la sua, però, sarà volta a dimostrare la sua innocenza. In realtà, il codice consente non direttamente all’indagato/imputato, ma al suo difensore di compiere le opportuni investigazioni difensive. In cosa consistono? In che modo differiscono dalle indagini svolte dalla procura? Se questo argomento ti interessa, prosegui nella lettura dell’articolo: ti spiegherò la differenza tra investigazioni e indagini.

Indagini: cosa sono?

Per giungere a comprendere la differenza tra investigazioni e indagini debbo per forza spiegarti di cosa stiamo parlando. Cominciamo dalle indagini. All’interno del codice di procedura penale, il “signore” delle indagini è individuato nella figura del magistrato del pubblico ministero: è lui a disporre le indagini, a seguirle, ad incaricare la polizia giudiziaria di compierle concretamente e a valutarne gli esiti.

È vero: difficilmente vedrai un magistrato del pubblico ministero effettuare ispezioni o perquisizioni; tuttavia, è proprio lui ad assumere la decisione finale riguardo agli esiti dell’attività svolta. Sempre al p.m. la legge attribuisce l’esercizio dell’azione penale [1], cioè, in pratica, il potere di chiedere il rinvio a giudizio oppure di disporre l’archiviazione.

Cosa sono le indagini? In pratica, l’attività di indagine consiste in quella volta a ricercare e ad assicurare alla giustizia tutti i mezzi di prova necessari a sostenere la pubblica accusa in giudizio. Se viene segnalato un furto, le indagini consisteranno nell’effettuare un sopralluogo sul posto ove è avvenuto il reato, nell’ascolto delle persone che possono aver assistito a qualcosa di importante, nella raccolta di indizi rilevanti, quali impronte o altri segni.

Le indagini non sempre terminano con il rinvio a giudizio della persona sospettata: se esse non hanno rilevato nulla di fondato, il pubblico ministero avrà il dovere di chiedere l’archiviazione, la quale pone fine alle indagini preliminari e, di fatto, al procedimento.

Investigazioni: cosa sono?

Per spiegare la differenza tra investigazioni e indagini abbiamo finora chiarito cosa sono le indagini (preliminari); vediamo ora cosa sono le investigazioni. Come anticipato, la legge consente anche alla difesa di svolgere le sue indagini, equiparando l’attività dell’avvocato a quella del p.m. Le indagini svolte dal difensore, però, hanno un nome particolare: investigazioni difensive. In pratica, all’interno del codice di procedura penale non troverai mai scritto che l’avvocato fa le indagini: queste sono prerogativa della Procura della Repubblica. La difensa può compiere solamente le investigazioni. Ma perché si chiamano diversamente? È semplice: perché indagini preliminari del p.m. e investigazioni difensive non possono essere equiparate del tutto. Già dalla nomenclatura, quindi, puoi cominciare ad evincere la differenza tra investigazioni e indagini.

Indagini e investigazioni difensive: differenze

Quali sono le differenze tra le investigazioni difensive e le indagini preliminari? Sarebbe scontato dire che le prime le compie l’avvocato e le seconde il p.m.; in realtà, questa differenza è molto importante, se non fondamentale: tutte le limitazioni delle investigazioni difensive provengono, infatti, proprio dal fatto che a compierle non è un’autorità pubblica.

Per farti capire di cosa parlo, ti faccio un solo esempio: l’avvocato può decidere, nello svolgimento delle sue investigazioni, di sentire una persona che ritiene informata sui fatti. Per fare ciò, deve convocarla al proprio studio e informarla dei motivi per cui è stata chiamata, ricordandole altresì che può avvalersi della facoltà di non rispondere o di non rendere dichiarazione. In quest’ultimo caso, cioè se la persona convocata dall’avvocato non intende riferire nulla, le investigazioni difensive potrebbe essere pesantemente intralciate. Immagina che ad avvalersi della facoltà di non rispondere sia una persona che ha assistito ai fatti e che può scagionare l’indagato. Come fare in questa circostanza?

Il codice dice che, quando la persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa abbia esercitato la facoltà di astenersi dal rispondere, l’avvocato può vincere il suo silenzio solamente invocando l’aiuto del pubblico ministero che, su richiesta appunto del difensore, ne dispone l’audizione entro sette giorni dalla richiesta medesima [2]. L’audizione si svolge poi alla presenza del difensore, che per primo formula le domande. In pratica, le investigazioni difensive subiscono dei limiti che possono essere superati solamente con l’intervento dell’autorità giudiziaria: nel caso appena esposto, del magistrato del pubblico ministero.

Altro potere concesso al p.m., in grado così di ostacolare le investigazioni difensive, è quello di vietare (per un tempo non superiore ai due mesi) alle persone sentite in sede di indagini preliminari di comunicare i fatti e le circostanze oggetto dell’indagine di cui hanno conoscenza. Tale divieto può essere imposto solamente se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine [3].

note

[1] Art. 50 cod. proc. pen.

[2] Art. 391-bis, comma dieci, cod. proc. pen.

[3] Art. 391-quinquies, cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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